elezioni politiche aprile 2008: elaborazione del lutto

Umiliazione“:
da “umiliare“, mortificare qualcuno mettendo in evidenza le sue imperfezioni, i suoi errori, la sua inferiorità
dal latino “humilis“: prossimo alla terra
Provo una variante di questo sentimento che definirei “umiliazione culturale
Dalla umiliazione personale ci si può difendere.
Quella culturale la si subisce.
E’ terribile.

Esco per strada e mi trovo in questo regno di zombi:

Nel comasco hanno dominato il Partito della libertà e la Lega Nord. E’ questo il dato definitivo allo spoglio definitivo delle schede delle elezioni politiche, concluso nella notte. Un trionfo netto ed una conferma che questo territorio tradizionalmente è sempre legato a questi due partiti. Non ha superato il 30% dei consenti il Pd di Veltroni e la lista collegata di Di Pietro. Unione di centro al 4% sia a Camera che Senato. In ribasso la Sinistra arcobaleno di Bertinotti.Questi i risultati definitivi in provincia di Como

SENATO

Partito della Libertà   125.264 voti (36,3%)
Lega Nord   87.833 (25,4%)
Totale coalizione    213.097 (61,7%)

Partito Democratico
  78.152 (22,6%)
Di Pietro Italia dei Valori  11.807 (3,4%)
Totale coalizione   89.959 (26,0%)

Unione di Centro
    14.376 (4,1%)

Sinistra arcobaleno
   8.024 (2,3%)

La Destra   5.757  (1,6%)

Lega per l’Autonomia
   3.945 (1,1%)

Partito socialista
  1.605 (0,4%)


CAMERA

Partito della Libertà 132.368 voti (35,4%)
Lega Nord  97.198 (26,0%)
Totale coalizione 229.566 (61,5%)

Partito Democratico 
84.585 (22,6%)
Di Pietro Italia dei Valori  13.536 (3,6%)
Totale coalizione    98.121 (26,2%)

Unione di centro 15.634 (4,1%)

Sinistra arcobaleno 8.272 (2,2%)

La Destra   7.875 (2,1%)

——————————————————

Il parere di  Piero Ignazi, autore del libro “Partiti politici in Italia – da Forza Italia al Partito democratico” (Il Mulino 2008, pp 141). Saggista e docente di politica comparata e Sistema politico dell’Unione europea nell’Università di Bologna, Ignazi scrive sul Sole 24ore e sull’Espresso. Ha pubblicato numerosi libri tra cui   “Dal Pci al Pds” (1992), “Postfascisti?” (1994), “I partiti italiani” (1997) e “Il parlamento europeo”.

 

 

La vittoria del PdL, ma anche il significativo risultato del PD, può far affermare che l’Italia stia andando verso un bipolarismo ben avviato?

 

PIERO IGNAZI: “Certamente queste elezioni segnano uno spartiacque rispetto ai 15 anni precedenti. Si sono affermati due grandi partiti, una destra e una sinistra che insieme raccolgono intorno all’80 per cento dei consensi e quindi stanno creando una dinamica di tipo bipolare. Vedremo se questa si consoliderà o meno. Però certamente la frammentazione esasperata presente nel recente Parlamento è ormai un ricordo“.

 

I risultati indicano spostamenti dell’elettorato, e verso quali forze?

 

PIERO IGNAZI: “E’ soprattutto uno svuotamento della sinistra radicale, che è il dato più clamoroso di queste elezioni. Siamo a una sorta di scomparsa della rappresentanza parlamentare della sinistra radicale, ben oltre il suo dimezzamento. Quindi questo è il primo dato significativo, a cui si contrappone un risultato molto positivo della Lega Nord, che è l’altro elemento importante. Infine, abbiamo una capacità di trazione da parte dello stesso PD che va ben oltre, sia alla Camera che al Senato, ai risultati precedenti di Ds e Margherita assieme. Quindi ci sono una serie di movimenti interni ai vari partiti, in cui c’è un perdente sicuro e netto che è la Sinistra arcobaleno”.

 

Nel suo libro “I partiti politici in Italia”, lei ricorda che i partiti, alla fine degli anni ’80 dovevano svecchiarsi. E’ ciò che non ha capito la Sinistra arcobaleno nel 2008?

 

PIERO IGNAZI: “Forse, in realtà ha tentato qualche cosa di nuovo. E’ una lista che ha messo insieme varie altre formazioni. E’ stata essa stessa un tentativo di rinnovamento. Però questo rinnovamento non ha avuto delle parole d’ordine o una strategia che fosse innovativa rispetto al passato. “Anzi, secondo me non ha tratto frutto dall’esperienza governativa, che era il vero fatto nuovo per una formazione della sinistra radicale. Per la prima volta aveva avuto responsabilità di governo. Invece di trarne profitto e vantare la sua responsabilità, moderazione e capacità di fare fronte a necessità di carattere generale anche rispetto ai suoi interessi particolari, invece di fare tesoro e valutare tutto questo, l’ha svalutato. Ed è stato per questo che, secondo me, è stata pesantemente punita”.

 

E’ possibile che sia stata sconfitta anche perché, non sufficientemente radicale oltre a non abbastanza credibile come forza di governo?

 

PIERO IGNAZI: “No, credo che la radicalità ci fosse tutta, che non ci fosse un deficit in questo senso nella Sinistra arcobaleno. Semmai propendo per l’ altra ipotesi: che appuntonon avesse un’immagine di responsabilità o anche di innovazione rispetto al passato: era rivendicativa su temi tradizionali, già sentiti, senza un’articolazione originale”.

 

Come descriverebbe invece l’elettorato del PdL?

 

PIERO IGNAZI: “Il PdL probabilmente ha raccolto il suo elettorato tradizionale, rappresentato da componenti molto variegate. Cioè anche dai settori marginali della società, soprattutto se vediamo le analisi fatte in precedenza sui due partiti che hanno composto oggi il PdL, cioè Forza Italia e Alleanza Nazionale. C’era una forte componente femminile all’interno di FI, c’erano strati di società abbastanza periferici, non istruiti e lontani dalla politica. Ma anche strati della società inseriti nelle professioni e soprattutto nel lavoro autonomo. Ha quindi probabilmente recuperato questo tipo di elettorato”.

 

Perché ha avuto un incremento significativo l’Italia dei Valoridell’ex magistrato di Tangentopoli Antonio di Pietro?

 

PIERO IGNAZI: “Questo è un altro dato inaspettato. Una delle possibili spiegazioni è che sia stato il beneficiario del sentimento antipolitico che era stato agitato nell’autunno scorso con molta enfasi dal movimento di Beppe Grillo. Questo sentimento ha vivacizzato alcune componenti spesso estranee al voto, che non vanno alle urne. Di Pietro, insieme alla Lega, era il candidato che più di ogni altro poteva catalizzare questo voto”.

 

La Lega sarà una spina nel fianco di Berlusconi come la sinistra per Prodi?

 

PIERO IGNAZI: “Assolutamente no”.

 

Perché?

 

PIERO IGNAZI: “Perché in realtà, se si guarda bene, tra Bossi e Berlusconi c’è una grande sintonia. Uno è la faccia più borghese, l’altro la faccia più plebea, più rivoluzionaria. Ma sono veramente due facce della stessa entità”.

 

Cosa cambierà secondo lei nell’operato del terzo governo Berlusconi?

 

PIERO IGNAZI: “Difficile dirlo. La dichiarazione che ha fatto questa sera Berlusconi è perlomeno dal tono, più che per i contenuti, estremamente conciliante e, come dire, governativo, da uomo di Stato, più che da uomo di parte. Questa sarebbe una bella novità, una piacevole novità”.

 

Quanto ha pesato la legge elettorale su questo voto? E’ una legge da riformare?

 

PIERO IGNAZI: E’ una legge pessima. Però, come accade nei casi fortuiti della vita, ha dato in questo caso un esito abbastanza positivo e fortunato: quello appunto della riduzione della frammentazione. Quindi ha fornito un grande servizio, anche se occasionale e legato a circostanze particolari che non al frutto di questa legge elettorale”.

 

Se dovesse fare una sintesi del voto di oggi, come descriverebbe l’Italia della sera del 14 aprile?

 

PIERO IGNAZI: “Un’Italia spostata certamente sul centro destra, non c’è dubbio. Con una significativa perdita della rappresentanza della sinistra radicale, che è sempre stata una componente tradizionale del sistema partitico italiano”.

47 % alla destra, 37,6 % al centrosinistra

Neppure Indro Montanelli conosceva a fondo gli italiani.
Diceva: 

“Ci libereremo di Berlusconi come del vaiolo, con il vaccino.
E l’unico vaccino è che provi a governare”


No, non è andata così.
Alla maggioranza degli elettori italiani non piace la Repubblica, ma vogliono la Monarchia.
Per 5 anni ci sarà un regno con due capi, molti pretoriani e legioni di lacchè.
Ha vinto la voglia di un governo pervaso dalla cultura della immoralità etica e  che userà la mano forte, che si presenterà con l’arroganza di Tremonti e che ha anche il  progetto di “riscrivere i manuali di storia”
Ha perso una sinistra riformista che non è riuscita a colloquiare con il bacino elettorale delle regioni del Nord.
Il solo dato positivo, di cui mi compiaccio molto, è la scomparsa della sinistra massimalista, specialista solo in ricatti politici.
Walter Veltroni ha evitato una sconfitta che poteva essere ancora peggiore.


Ecco come con ogni probabilità dovrebbe essere composto il nuovo parlamento (con l’esclusione del voto estero).Senato della Repubblica:

Qui è da notare come il centrodestra abbia finito per aggiudicarsi tutte le regioni in bilico, vale a dire Liguria, Abruzzo e Lazio.

PDL 141
Lega 23
MPA 3
Totale centrodestra: 167

PD 122
IDV 15
Totale centrosinistra: 137

UDC 2
Altri 3

Camera dei Deputati:

PDL 284
Lega 47
MPA 9
Totale centrodestra: 340

PD 210
IDV 31
Totale centrosinistra: 241

UDC 34
Altri 2

da: http://feeds.blogo.it/~r/polisblog/it/~3/270267951/proiezioni-finali-sui-seggi-di-camera-e-senato

I dati dell’affluenza.

Tempo di bilanci dopo la chiamata alle urne dei giorni scorsi, mentre tra dati parziali e opzioni regionali si delinea il nuovo parlamento.

Le percentuali dei votanti sono state tutto sommato alte: per la Camera ha votatol’80,469%, per il Senato l’80,458% , mentre i dati delle Provinciali e delle Comunali si attestano rispettivamente sul 74,581% e 78,116% (dati del Ministero dell’Interno).

Il quadro politico risulta nettamente semplificato: i gruppi parlamentari non dovrebbero essere piu’ di 5, sia al Senato che alla Camera. La legge elettorale che ha prodotto questo risultato sarà comunque sottoposta a referendum nel prossimo anno.

Numeri dalla Camera e dal Senato

Nelle circoscrizioni italiane 340 seggi della Camera vanno alla maggioranza così divisi:

  • Pdl 272;
  • Lega Nord 60;
  • Mpa 8.

All’opposizione:

  • il Pd ha 211 deputati;
  • l’Idv 28;
  • L’Udc 36;
  • la Svp 2;
  • la lista valdostana Aut-Lib-Democratie 1.

Palazzo Madama avremo invece 171 seggi alla coalizione guidata dal PdL: 144 al Pd; 14all’Idv e 25 alla Lega Nord, che diventa quindi decisiva al Senato. I due seggi rimanenti vanno al Mpa.

Sono pervenuti da pochissimo i dati relativi alla circoscrizione estero:

  • In particolare l’Europa ha eletto 3 deputati del Pd; 2 del Pdl; 1 dell’Idv.
  • Il Sud America 1 deputato del Movimento Associativo Italiani all’Estero di Merlo; 1 del Pdl; 1 del Pd.
  • Il Nord America ha eletto un deputato del Pdl ed uno del Pd.
  • Asia, Africa e Oceania hanno eletto un deputato del Pd.

Il Senato vede invece la seguente ripartizioni:

  • l’Europa ha eletto un senatore al Pd ed uno al Pdl;
  • il Sud America ha eletto un senatore al Pdl ed uno a Merlo;
  • il Nord America ha votato infine un senatore al Pdl;
  • Asia, Africa ed Oceania hanno votato un senatore Pd.

Lega su, Sinistra giù

La Lega ha ottenuto oltre tre milioni di voti alla Camera e circa due milioni e seicentomila al Senato – non più tardi di due anni fa erano stati solo un milione e 700 mila i voti alla Lega raccolti in tutta Italia.

Al di la dei numeri, possiamo però rilevare alcune macro tematiche. In primo luogo la vittoria con ampio margine della PDL, a cui si accompagna un forte exploit della Lega Nord . Perfomance ancora più rilevante considerato che queste elezioni hanno fortemente penalizzato (quando non estromesso) le correnti più ideologiche ed in genere rappresentanti di una minoranza.

Il leader del PD, Walter Veltroni, relegato ad un importante ruolo di opposizione, accetta la sconfitta e chiama il neo primo ministro per congratularsi, ma rivendica la scelta di aver voluto correre da solo. L’effetto più o meno voluto è l’evaporazione totale della Sinistra e l’Arcobaleno, che non sarà presente in parlamento. Stessa cosa per la forza di destra guidata da Storace e la Santanchè. Mentre l’UDC fa la terza forza, e rimane in Parlamento per un soffio.

un articolo di Virginio Bettini. Una persona che non compare molto alla televisione, ma a cui si deve moltissimo in capacità di progettazione del PD Partito Democratico

 


Perché voto Partito Democratico e ti invito a farlo?

Per tante ragioni, porto alla tua attenzione quelle che sono a mio parere le più importanti.

Il Partito Democratico non ha un padrone, ma è stato voluto da tre milioni e mezzo di cittadini che il 14 ottobre hanno votato per scegliere il segretario del partito. Questa massiccia adesione alla prospettiva politica indicata dal PD è la migliore garanzia che le speranze di cambiamento di tanti italiani trovino ascolto e siano poi realizzate.

1.    Il Partito Democratico si è assunto la responsabilità di portare la propria proposta di governo agli italiani, senza mediazioni con il ceto politico di altri partiti e partitini, convinto che i cittadini siano stanchi di politichese, di proposte contraddittorie, di coalizioni rissose. Dodici punti programmatici chiari, precisi e concreti per governare l’Italia nei prossimi cinque anni.

2.    “Il Sole 24 Ore”, il giornale della Confindustria, ha calcolato il costo dei programmi del Partito Democratico e del Partito delle Libertà e la loro realizzabilità rispetto all’impatto che avranno sul bilancio dello Stato. Il programma del PD ha un costo di 20-25 miliardi di Euro con una copertura sul lato delle entrate di oltre l’80%; un programma realistico ed economicamente sostenibile. Il programma del Partito delle Libertà ha un costo di circa 90 miliardi di Euro con una copertura sul lato delle entrate di non oltre il 20%; un programma non realistico e che, se dovesse essere realizzato, manderebbe all’aria il bilancio dello Stato e metterebbe le mani nelle tasche degli italiani, soprattutto i soliti italiani che hanno sempre pagato le tasse.

3.    Cinque anni di governo della destra dal 2001 al 2006 hanno portato all’aumento del debito pubblico, alla eliminazione dell’avanzo primario cioè dei soldi che servono per pagare gli interessi sul debito, ad un ingente trasferimento di ricchezza dai cittadini che vivono con il proprio stipendio o pensione, cioè la maggioranza degli italiani, ad una minoranza di cittadini che ha potuto scaricare sugli altri l’aumento del costo della vita e che con i 25 condoni di Tremonti ha pure potuto, legalmente, non pagare le tasse.

4.    Il Partito Democratico sostiene nel suo Quarto punto che si deve pagare meno ma pagare tutti. Un obiettivo che si traduce, subito, in un incremento della detrazione IRPEF a favore dei lavoratori dipendenti e dunque in un aumento di salari e stipendi e nel suo Terzo punto il risanamento del bilancio dello Stato. Bilancio famigliare e bilancio dello Stato sono questioni interconnesse. I cittadini e le famiglie ogni anno pagano 70 miliardi di euro di interessi sul debito pubblico. Questa cifra, spaventosa, impedisce allo Stato di investire, come gli altri paesi europei, nella ricerca, nel miglioramento dei servizi ai cittadini, nello sviluppo e costringe le famiglie a pagare in tasse alte percentuali dei propri guadagni. Prodi, Padoa Schioppa, Visco, Bersani, in soli venti mesi hanno risanato, abbassando considerevolmente il debito pubblico, ricostituendo l’avanzo primario, facendo pagare le tasse agli evasori, e hanno stimolato la libera concorrenza attaccando le corporazioni, (notai, farmacisti, tassisti, banche, assicurazioni) condizione base per contrastare l’aumento dei prezzi. Corporazioni difese a spada tratta dalla destra nonostante si dichiari liberista. Consenti al Partito Democratico di governare per proseguire nella linea intrapresa di risanamento e di sviluppo.

5.    L’esercizio del voto non può essere di pancia ma di testa. Se il tuo voto vuole essere testimonianza ideale o di protesta, sterile perché ti condanna all’opposizione, vota pure gli altri, troppi, partiti della sinistra radicale, ma non radicata, se invece sei convinto che il tuo voto debba contare per governare, anche se il Walter…., oppure quel Rutelli…., no la Binetti no!……, per impedire seriamente che quel vecchio ricco signore torni a governare facendo i suoi esclusivi interessi, non ci possono essere dubbi, nessuno può pensare di essere l’ombelico del mondo, “io voto solo chi la pensa come me!”, vota Partito Democratico e Walter Veltroni Presidente del Consiglio.

Grazie.      O. S.

 


Virginio Bettini

* Coordinatore Fase Costituente PD

Si è chiusa la campagna elettorale. Nel nostro campo c’è, giustamente, grande fiducia. Nel corso dei giorni è apparso sempre più chiaro e convincente il nostro parlare pacato, serio e ragionato. L’insistenza puntigliosa di Veltroni sui programmi e sui problemi dei cittadini ha reso ancora più penosa e strumentale la girandola di trovate, battute e provocazioni dei nostri avversari.

Nel corso della battaglia s’è affermato il Pd, la vera novità in campo, mentre è apparsa ancora più acuta l’immaturità della destra italiana. Noi abbiamo intrapreso un percorso democratico e faticoso per cambiare.

Loro, ancora una volta, sono la somma opportunistica di cose molto diverse: la vocazione padronale e populista di Berlusconi, lo statalismo di Fini venato sempre ( basta vedere le candidature) da qualche nostalgia del passato, l’eversione di Bossi che mina l’unità d’Italia.

Ha contribuito alla straordinaria rimonta di Veltroni, Veltroni stesso. La sua candidatura, percepita come più fresca, sincera, credibile. Nelle piazze dove ha parlato si è raccolto un popolo assai più ampio della somma dei due vecchi partiti, Ds e Margherita. Si sono visti tanti giovani, donne e tanti volti di un’Italia che non si piega e combatte.

E poi ha contribuito la scelta di andare da soli, o meglio liberi di presentare a pieni polmoni le nostre idee, il nostro profilo culturale, riformista e moderno; in grado di rompere tabù e luoghi comuni.
Bene. Per questo sono fiducioso sul risultato. E sento anche in queste ultime ore un contagio positivo. Un passaparola che spinge verso di noi.

Ma c’è qualcosa, al di là del risultato di lunedì, che abbiamo già realizzato, che resterà come un patrimonio inestimabile che da ora nessuno ci potrà più togliere: abbiamo costituito definitivamente e bene il nuovo partito.

Girando nelle manifestazioni e tra la nostra gente possiamo dire con certezza che nessuno si sente più ex di qualcosa, ma tutti sono dei “democratici”; i nuovi protagonisti di una nuova storia. Abbiamo nel fuoco della lotta realizzato quella mescolanza che fino a qualche tempo fa sembrava un obiettivo così ambizioso. E poi il PD ha trovato il suo popolo. Altro che partito aereo o liquido. Esso oggi poggia non solo sui voti delle primarie ma su milioni di persone che hanno partecipato ad una avventura democratica e ad una competizione talvolta dura e difficile.

C’è una ragione politica dietro a tutto ciò. Tanti hanno sentito di costruire e partecipare ad un progetto strategico, di lunga durata per la rinascita dell’Italia.
E’ come se il paese, così diviso , ripiegato e sfiduciato sul suo futuro, avesse in molte sue parti avvertito la presenza di un nuovo collante, di un nuovo strumento a disposizione per costruire la ragione del suo stare insieme. E’ stata, infatti, l’ambizione di essere un partito nazionale, la carta in più del PD.

Veltroni ha fatto il suo viaggio non con lo spirito di una trovata elettorale. Ma per dire che in ogni parte d’Italia c’è un patrimonio inestimabile da valorizzare. Di storia, di cultura, di arte, di ambiente, di ricerca, d’innovazione, di piccole e media impresa, di servizi avanzati.

E che finalmente è giunto il momento di trovare qualcuno che abbia la voglia di ricostruire il filo di una unità nazionale in grado di stabilire nuove regole, un nuovo Stato, un nuovo patto tra cittadini e istituzioni, una nuova giustizia in grado di fare esprimere al meglio queste nostre ricchezze e potenzialità.
Quello Stato, in fondo, che la borghesia italiana non ha mai, da sola, saputo edificare, mancando ad una sua funzione storica.

Oggi la crisi ci impone dunque una doppia operazione. Battere la destra. E tentare di civilizzarla. Ma avviare anche una fase costituente che rimetta al centro una nuova “religione” della Repubblica, le ragioni che fanno degli italiani una comunità.

Questo lo possono fare solo, unite, le migliori e più avanzate componenti del Paese.
La sinistra democratica, sollevata dall’ipoteca massimalista, il cattolicesimo democratico, e la parte più creativa e innovativa della borghesia italiana. Sono le forze che abbiamo voluto raccogliere e mobilitare con il PD: che davvero non è la somma di vecchi gruppi dirigenti, ma il tentativo di mettere insieme una sorta ( uso un termine antico) di inedito blocco sociale.

Con questo partito dovranno fare i conti davvero tutti. Non nasce, come più volte ho già detto, per provare a vincere solo una tornata elettorale; ma per tenere nel tempo e dispiegare con tenacia e pazienza il suo progetto.

Non si tratta quindi, un po’ banalmente, di fissare l’asticella di un nostro successo, sotto la quale dovrebbe ripartire la lotta interna distruttiva di sempre. L’aria che si respira nel gruppo dirigente è di convinta e generosa partecipazione a questa sfida. Certo le nostre ambizioni sono grandi. Ma già oggi possiamo dire che qualcosa di irreversibile abbiamo costruito. Un risultato che nessuno potrà negare e che è l’inizio di un nuovo lungo cammino.
Che, ripeto, sono grandemente fiducioso potrà muovere i primi passi con la vittoria elettorale del 13-14 aprile


 

 

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