Ancora sul “domicilio di soccorso” a 140 anni dalla Unità d’Italia

gentile dott.sa …

la questione del domicilio di soccorso (di antica memoria) continua ad essere controversa
e lo sarà sempre di più con la estensione del tanto decantato principio di sussidiarietà
essendo vago il principio giuridico la questione dei costi è sempre stata affrontata e risolta con accordi amministativ fra enti
ora trova una norma nelle recente legge regionale n. 3 del 2008
la riporto:

*ARTICOLO 8 *

(Partecipazione al costo delle prestazioni)

1. Le persone che accedono alla rete partecipano, in rapporto alle proprie
condizioni economiche, così come definite dalle normative in materia di
Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) e nel rispetto della
disciplina in materia di definizione dei livelli essenziali di assistenza,
alla copertura del costo delle prestazioni mediante il pagamento di rette
determinate secondo modalità stabilite dalla Giunta regionale, previa
consultazione dei soggetti di cui all’articolo 3 e sentita la competente
commissione consiliare. Partecipano altresì i soggetti civilmente obbligati
secondo le modalità stabilite dalle normative vigenti.

2. I gestori delle unità d’offerta accreditate garantiscono massima
trasparenza circa le rette applicate e forniscono informazioni sull’accesso a
contributi pubblici o a forme di integrazione economica.

3. Il gestore della unità d’offerta informa il comune di residenza
dell’assistito della richiesta di ricovero o, nei casi in cui il ricovero sia
disposto d’urgenza, dell’accettazione.

4. Gli oneri per le prestazioni sociali e le quote a carico dei comuni,
relative a prestazioni sociosanitarie, sono a carico del comune in cui la
persona assistita è residente o, nei casi di cui alle lettere b) e c)
dell’articolo 6, dimorante.

5. Qualora la persona assistita sia ospitata in unità d’offerta residenziali
situate in un comune diverso, i relativi oneri gravano comunque sul comune di
residenza o di dimora in cui ha avuto inizio la prestazione, essendo a tal
fine irrilevante il cambiamento della residenza o della dimora determinato dal
ricovero.

6. Per i minori la residenza o la dimora di riferimento è quella dei genitori
titolari della relativa potestà o del tutore, anche quando sia nominato dopo
l’inizio della prestazione.


7. Se la tutela è deferita ad un amministratore della unità d’offerta
residenziale presso la quale il minore è ricoverato, gli oneri sono a carico
del comune di residenza di coloro che esercitano la potestà o del tutore nel
momento immediatamente precedente il deferimento della tutela
all’amministratore della unità d’offerta.

8. In caso di affidamento familiare di un minore, le prestazioni
assistenziali, diverse dai contributi alla famiglia affidataria, sono a carico
del comune che ha avviato l’affido.

occorre , nelle pieghe di questo articolo, trovare una soluzione per la vostra amministrazione.

mi auguro che questa informazione le possa essere utile
altrimenti occorre fare una ricerca presso altre amministrazioni per vedere come hanno risolto casi analoghi
lieto di averla ritrovata
cordiali saluti
paolo ferrario
www.segnalo.it

Dott. ….ha scritto:


Gentile dott. Paolo Ferrario,

ho partecipato alle sue lezioni del seminario di formazione dal titolo I Nuovi assetti istituzionali dei servizi in collaborazione con la provincia di Milano.

Ricordandomi della sua gentilezza mi permetto di mandarle questa email……

Mi chiamo … e sono l’assistente sociale di un piccolo comune della Brianza ( Comune di …).

Mi interesserebbe, se è possibile, avere un suo parere , del tutto informale, rispetto a un caso che potrebbe implicare per il comune nel quale lavoro possibili risvolti economici…. Ringrazio comunque fin da adesso per la sua disponibilità e mi scuso qualora le avessi arrecato disturbo.

La situazione è la seguente : due disabili adulti ( di 36 anni e 43 anni) residenti a … hanno spostato la residenza in altro comune….

Entrambi frequentano uno SFA ( Servizio di Formazione all’Autonomia) e sono inseriti in una struttura residenziale- casa Alloggio( peraltro proprio nel comune dove hanno preso la residenza).

Il progetto iniziale di inserimento sia della cooperativa che della casa residenziale è partito dal comune di ….

Ora che la residenza è spostata per quanto riguarda l’impegno di spesa della struttura residenziale rispetto alla legge 328/00 e legge 3/2008 art. 8 è chiaro che rimane in capo al comune di … ma per quanto riguarda l’impegno di spesa della cooperativa SFA lei cosa ne pensa? Dovrà essere il Comune di …  a continuare a pagare a vita la retta di frequenza o il nuovo Comune di residenza?

La legge 3/2008 vede come logica che il Comune che ha dato inizio alla prestazione debba pagare la retta ma è anche vero che si parla di strutture residenziali …

Mi chiedo se c’è una normativa che mi dica espressamente che anche la spesa dello SFA, anche trasferita la residenza, debba continuare ad essere sostenuta dal comune di … oppure no ?

Cordiali saluti

L’ASSISTENTE SOCIALE

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