Politiche per la sicurezza: guerriglia urbana nel centro di Roma e ricordo di Pier Paolo Pasolini

La sinistra massimalista e vendoliana (in perfetto sostegno al Governo Berlusconi)  mette a ferro e fuoco il centro di Roma.

Solo l’efficienza dispositiva delle forze di sicurezza ha evitato che ci fossero vittime. Le solite vittime cui la sinistra massimalista è del tutto indifferente.

La mia memoria è subito andata alla sequenza degli anni ’70:

1. linguaggio dell’odio antagonista;

2. movimentismo insurrezionale;

3. pratica della violenza di massa;

4. rapimenti ed assassini individuali della lotta armata. Fino alla uccisione a freddo di Aldo Moro.

E’ del tutto evidente che, contro le mie aspirazioni e orizzonti di valore, questi eventi mi obbligano a stare  dalla parte del Governo in carica.

Data la situazione: meglio una destra immorale che una sinistra pulsionale, violenta, e simmetricamente antietica.

E, infine, sulla contrapposizione fra “soggettività rivoluzionaria” e controllo sociale delle politiche per la sicurezza riprendo (anche se storicamente datata)  la potente e preveggente parola di Pier Paolo Pasolini (da l’Espresso (n. 24, 16.6.68):

I PCI ai giovani!!

È triste. La polemica contro
il PCI andava fatta nella prima metà
del decennio passato. Siete in ritardo, figli.
E non ha nessuna importanza se allora non eravate ancora nati…
Adesso i giornalisti di tutto il mondo (compresi
quelli delle televisioni)
vi leccano (come credo ancora si dica nel linguaggio
delle Università) il culo. Io no, amici.

Avete facce di figli di papà.
Buona razza non mente.
Avete lo stesso occhio cattivo.
Siete paurosi, incerti, disperati
(benissimo) ma sapete anche come essere
prepotenti, ricattatori e sicuri:
prerogative piccoloborghesi, amici.

Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte
coi poliziotti,
io simpatizzavo coi poliziotti!
Perché i poliziotti sono figli di poveri.
Vengono da periferie, contadine o urbane che siano.
Quanto a me, conosco assai bene
il loro modo di esser stati bambini e ragazzi,
le preziose mille lire, il padre rimasto ragazzo anche lui,
a causa della miseria, che non dà autorità.
La madre incallita come un facchino, o tenera,
per qualche malattia, come un uccellino;
i tanti fratelli, la casupola
tra gli orti con la salvia rossa (in terreni
altrui, lottizzati); i bassi
sulle cloache; o gli appartamenti nei grandi
caseggiati popolari, ecc. ecc.
E poi, guardateli come li vestono: come pagliacci,
con quella stoffa ruvida che puzza di rancio
fureria e popolo. Peggio di tutto, naturalmente,
e lo stato psicologico cui sono ridotti
(per una quarantina di mille lire al mese):
senza più sorriso,
senza più amicizia col mondo,
separati,
esclusi (in una esclusione che non ha uguali);
umiliati dalla perdita della qualità di uomini
per quella di poliziotti (l’essere odiati fa odiare).
Hanno vent’anni, la vostra età, cari e care.
Siamo ovviamente d’accordo contro l’istituzione della polizia.
Ma prendetevela contro la Magistratura, e vedrete!
I ragazzi poliziotti
che voi per sacro teppismo (di eletta tradizione
risorgimentale)
di figli di papà, avete bastonato,
appartengono all’altra classe sociale.

A Valle Giulia, ieri, si è cosi avuto un frammento
di lotta di classe: e voi, amici (benché dalla parte
della ragione) eravate i ricchi,
mentre i poliziotti (che erano dalla parte
del torto) erano i poveri. Bella vittoria, dunque,
la vostra! In questi casi,
ai poliziotti si danno i fiori, amici.

in l’Espresso n. 24, 16.6.68

4 commenti

  1. Grande Paolo!
    nei miei commenti di ieri, ho provato le stesse sensazioni, allora c’erano eskimo e monclair, nessuno era nemico del pulotto, ognuno faceva il suo lavoro. quando arrivavano quelli del reparto Celere di Padova sapevamo le avremmo prese. Poi è arrivato il 68! Sempre “Blasè”, contro poveri (Pulotti). Ieri eguale, nel corteo tante griffe, tanti jeans col “Ciapacacca” (grungie), come facciano a camminare è un mistero. I pulotti di oggi, giovani come allora, tesi e pronti a…difendersi. I vigliacchi in corteo lo sanno e. Gli “Agitatori” professionisti sono a me visibilissimi. Domanda chi li paga, per chi lavorano? Pel le imprese che puliranno/riverniceranno?. Per 50 € di droga, i disperati pitturano, sporacano, bruciano tutto.I “Global” professionisti nel distruggere si spostano come andassere ad un RAVE PARTY!
    Da noi si tollera.
    Auguri al Finanziere a terra e che non si è difeso.
    Brutta storia, e il capitolo non è finito.
    Buona serata!
    Emilio
    Mah,?

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  2. caro emilio
    molti dei miei studenti (ventenni in genere) non saranno d’accordo.
    ma noi che abbiamo vissuto gli anni 70 sappiamo cosa è storicamente avvenuto. e c’era pure i corriere della sera a vezzeggiare le lobby giovanilistiche che si attrezzavano a prendere il potere, qualcuno come gad lerner è anche diventato piuttosto ricco. l’attuale rai e molte redazioni di giornali son piene di quei ragazzotti che devastavano vie, negozi, vite private . ma poi hanno fatto carriera
    il pomeriggio di ieri mi ha inquietato. e non potevo restare zitto
    pazienza se avrò contrariato qualcuno.
    il mio dovere è dire quello su cui rifletto
    quanto a te: grazie per la condivisione
    un caro saluto
    paolo

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  3. Mi porto su un altro piano e guardo alla violenza come in ogni epoca, tutti i violenti, ce l’hanno venduta. I tribunali dell’inquisizione come le divisioni SS, la polizia di Stalin come i movimenti rivoluzionari di ogni parte, hanno sempre posto la questione del fine che giustifica i mezzi. In altre parole di una dialettica tra opposti punti di vista che dovrebbe produrre un risultato, una “sintesi” migliorativa.
    La verità è che niente che nasca dalla violenza sul corpo dell’altro, produce “fini” cioè risultati, puri.
    E’ banale dirlo, anche senza fare ricorso Hegel: sempre, in ogni rapporto dialettico gli opposti si contaminano. Il risultato della violenza, come delle guerre, è “sporco”. Prendiamo un modello sotto gli occhi di tutti: gli americani sono andati in Iraq per combattere il torturatore Saddam e da lui! hanno imparato a torturare. E così potremmo guardare all’intera storia dell’umanità. Qual è allora la rivoluzione che ancora dovremmo combattere? Non è nelle vetrine spaccate, nelle fratture provocate per un fine “giusto”. E’ nel mezzo che si sceglie di adottare: che somigli il più possibile al fine che vorremmo raggiungere. Per esempio: modelli culturali, comportamenti, idee che diano spettacolo del mondo che vorremmo, lontano dal pensiero del gregge. A guardar bene qualcuno lo diceva circa 2000 anni fà. Parola di un ateo cristiano come me
    Matteo Lamacchia

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  4. gentile matteo lamacchia
    lei tiene il discorso alto.
    diciamo che apprezzo lo stile del ragionamento anche se mi differenzio su alcuni punti della argomentazione
    per il mio tipo di ragionamento le cose sono abbastanza chiare: diritto a manifestare senza distruggere pezzi di città e legittimi interessi dei negozianti. Roma era un problema di sicurezza. e quando è in gioco la sicurezza, io che non sono sulla sintonia del PDP (partito di berlusconi), sono costretto a parteggiare con il governo in carica
    lo stesso vale per la politica internazionale: quando l’islam (11 settembre e bomba atomica iraniana) colpisce al cuore la civiltà occidentale e questi stili di vita elaborati in 2000 anni, ci si difende
    le opinioni hanno questo di vantaggioso: una testa una opinione
    la mia non è certo una teoria politica
    grazie per il commento
    colgo l’occasion e per augurarle buon 2011
    paolo ferrario

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