Gaspare Armato, Il senso storico del flaneur, Autorinediti, 2010, www.autorinediti.it

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l’essere flâneur, il bighellonare alla ricerca del passato. Proprio da quel giorno, o poco dopo, mi venne in mente abbozzare un piccolo saggio che parlasse dell’ozioso affaccendato, e del suo spiccato senso storico che coltiva internamente e che è alla base di una buona investigazione. Ma la disponibilità di tempo, lo sappiamo bene, non sempre ci viene incontro, e allora quell’idea la lasciai in un cassetto insieme ad alcuni appunti, che mi seguirono nel mio peregrinare.
Poi, nel gennaio 2010, presi coraggio, aprii la vecchia cartella ancora legata con un elastico annodato più volte e mi misi all’opera: era giunto il tempo.
Lascio di seguito qualche stralcio dell’Introduzione, piccole parti per illustrare il mio lavoro.

Chi più di colui che ha presenziato un evento, può meglio descriverlo? Chi più di colui che ha passeggiato in una metropoli, può meglio carpirne le dinamiche? Chi più di colui che ha sorseggiato la linfa della Vita, può meglio compartire le esperienze? Il flâneur, il “pedone attento”, l’ozioso affaccendato: ecco colui che racchiude in sé stesso teoria e pratica, nel proprio modus vivendi, nelle proprie azioni. Teoria e pratica, due aspetti della stessa medaglia, due lati che per crescere hanno bisogno l’uno dell’altro, una simbiosi che si sviluppa di comune accordo, un tacito reciproco amore che cinge la Vita. Ma la Vita esiste solo se ha un passato, una memoria da tramandare e raccontare, un ricordo che impregna il presente più del passato, una serie di passioni con una propria dimensione esistenziale.
A questo punto entra nel ballo lo storico, quel peculiare storico che ha la capacità di sommare studi teorici a studi pratici per avere un quadro quanto più completo e veritiero degli avvenimenti. Da qui l’essenzialità della flânerie, del vagabondare ozioso, dell’istintiva ricerca, spesso serendipitosa, che porta alla scoperta di particolari, dettagli, sfumature, tracce, sfuggite ai libri, ai documenti, all’indagine archivistica, alle carte scritte insomma. Lo storico flâneur acquista e conquista così quella sostanzialità spesso sottovalutata, ridicolizzata, talvolta discussa in modo poco serio”.
[…]
Lo storico flâneur è, oggi più che mai, un professionista indispensabile per comprendere da dove veniamo e dove andiamo, un professionista che deve essere capace di tramandare ai posteri la verità dei labirinti del passato. Non vuole dare risposte, non vuole dare certezze, desidera solo porsi delle domande, invitare a conoscere, desidera compartire il suo sapere.”.
[…]
Sono partito da Baudelaire, con qualche riferimento a Louis Sébastien Mercier, ho certamente accennato a Benjamin, a Poe, a Whitman, a Walser, passando attraverso Apollinaire, Calvino e Pasolini, alcuni di coloro che per assaporare la Vita avevano bisogno di far flanella, alcuni di coloro che possedevano uno spiccato senso storico. Non di meno erano i pittori, van Gogh, Pissarro, Monet, indi Guttuso, Antonio Saura, più vicini a noi, nomi familiari che hanno visto e rappresentato quotidianità e problematiche che si sono tramandate grazie alle loro impressioni. Ho continuato con una piccola serie di storici che hanno toccato con mano gli eventi e spesso, come Bloch, vissuti sulla propria pelle. Ché la storia non è un corpo morto, una materia immobile, no, niente affatto, la storia è una entità viva di cui noi, esseri umani, facciamo parte, ne siamo frutto, ne siamo, nel bene e nel male, espressione. E lo storico lo sa, è cosciente che un castello, che una chiesa, che una piazza, che un dammuso pantesco o un trullo di Alberobello, che un terreno recintato da muri di pietra è storia, che uno sciopero o un grido di dolore è storia, che il tempo che passa, che le generazioni che si susseguono è storia: che la Vita intera nelle varie sfaccettature dell’essere umano è Storia. Frammenti, intermittenze, tasselli di un mosaico che ha bisogno di configurarsi poco a poco, dipendenze e interdipendenze che giocano a incastro nell’immaginazione di una realtà viva più che mai.
Bisogna essere coscienti che, malgrado tutti gli sforzi possibili e immaginabili e per quanto uno storico debba essere ex-partis con una descrizione oggettiva, è veramente difficile non lasciarsi prendere dai sentimenti che accompagnano una scoperta, un ritrovamento, una meta raggiunta. Dopotutto, non dimentichiamolo mai, siamo esseri umani con un cuore che palpita e che vive grazie alla Vita che è in noi.

da: Il senso storico del flâneur « babilonia61.

sito dell’editore:  http://www.autorinediti.it

donato dall’amico di rete Gaspare Armato, con questa dedica:

A Paolo Ferrario, amico caro che ammiro e stimo.

Nella speranza un giorno di incontrare personalmente

Pistoia 27/12/2010

3 commenti

  1. L’ho comperato su IBS, 24 giorni di attesa….speravo di dare una spinta alla diffusione…
    Trovo il titolo bellissimo, il concetto di flaneur ha richiamato alla mia mente il Fanfulla Da Lodi,..
    “Bel cavalier smetti di far flanella…”, mio padre mi raccontava che nei casini la “Signora”, invitava i presenti a smettere di far flanella. Credo di aver posseduto un vestito di flanella grigia, morbido e delicatissimo, si è consumato in fretta su gomiti e ginocchia. Allora ci mettevamo le pezze di pelle, la giacca durava ad oltranza, anzi diventava più morbida e bella col tempo. i pantaloni no. L’avessi ancora la metterei con i jeans….
    Poi ti dirò.

    Emilio

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