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ASSOCIAZIONI, Scheda didattica a cura di Paolo Ferrario

Le associazioni

La libertà di associazione è riconosciuta dall’ari. 18 del­la Costituzione. Nonostante l’importanza dell’associa­zione, poche sono le norme che la riguardano. La forma dell’associazione è regolata dall’articolo 12 e dagli arti­coli che vanno dal 14 al 24 del Codice civile.

Le associazioni si dividono in associazioni riconosciute (in minoranza) e non riconosciute (la maggior parte).

Le associazioni riconosciute hanno autonomia patri­moniale, che implica la responsabilità limitata dei soci. Questo significa che per le obbligazioni assunte in no­me e per conto dell’associazione, risponde l’associazio­ne stessa. Proprio in virtù dell’autonomia patrimoniale, la legge detta norme sulla forma e sul contenuto dell’at­to costitutivo o dello statuto, in materia di assemblea (convocazione e maggioranze), di esclusione dei soci. La richiesta di riconoscimento deve essere effettuata presso la prefettura o presso la Regione di appartenen­za. La legge prevede un controllo sullo status patrimo­niale in riferimento allo scopo da perseguire. La regi­strazione presso il Tribunale deve avvenire entro 15 giorni dal riconoscimento. Sono sottoposti all’obbligo di registrazione i seguenti atti: modifiche dell’atto co­stitutivo e dello statuto (modifiche che vanno approvate dall’autorità governativa); trasferimenti di sede; sosti­tuzione degli amministratori; deliberazioni di sciogli­mento.

Le associazioni non riconosciute non godono di auto­nomia patrimoniale e responsabilità limitata, per cui la responsabilità patrimoniale è di coloro che hanno agito in nome e per conto dell’associazione. Ad esempio, chi firma un assegno per conto di un’associazione non rico­nosciuta, risponde con il suo patrimonio personale. Gran parte delle associazioni presenti in Italia non fanno ri­chiesta per il riconoscimento.

Per costituire un’associazione sono necessarie almeno tre persone. Per prassi si redigono l’atto costitutivo (atto che sancisce la costituzione dell’associazione) e lo sta­tuto (atto che regola il funzionamento dell’associazione), che sono necessari se si vogliono richiedere fondi pubblici ed agevolazioni, ma non sono obbligatoli. Gli atti possono essere registrati presso un notaio (via più semplice ma più costosa)  oppure presso l’ufficio del registro comunale presente in ogni città.

Lo statuto in genere contiene: la denominazione; lo sco­po; la sede; regole sull’ordinamento interno e l’ammini­strazione; il patrimonio (obbligatorio per le associazioni riconosciute); i diritti e gli obblighi degli associati e le condizioni delle loro ammissione.

I soci possono essere sia persone fisiche che giuridiche. Gli organi di un’associazione di norma sono:

l’assemblea (che si riunisce almeno una volta l’anno per l’approvazione del bilancio, la nomina degli altri or­gani, la determinazione dell’indirizzo dell’associazione, le modificazioni dello statuto);

• il presidente (a cui in genere spetta la rappresentanza dell’associazione);

• il comitato esecutivo, o direttivo (un organo che rego­la la vita interna dell’organizzazione);

• il tesoriere (che si occupa delle questioni amministrative);

• se i soci fondatori lo ritengono opportuno possono es­sere inserite altre figure di rappresentanza (come il vice­presidente), o di controllo (i revisori dei conti o i probi­viri, il comitato dei garanti).

La legge 383/2000 disciplina il riconoscimento e la co­stituzione delle associazioni di promozione sociale: il testo approvato detta le regole fondamentali e le norme per la valorizzazione dell’associazionismo di promozio­ne sociale. Sono considerate associazioni di promozione sociale sia le associazioni riconosciute che quelle non ri­conosciute, costituite con l’intento di svolgere attività di utilità sociale a favore degli associati e di soggetti terzi.

II testo di legge esclude che i partiti politici, i sindacati, le associazioni di categoria e tutte quelle associazioni che hanno come finalità la tutela degli interessi econo­mici degli associati possano considerarsi associazioni di promozione sociale.

Nello statuto devono essere espressamente previste, tra l’altro, norme sull’ordinamento interno ispirate ai prin­cipi di democrazia e di uguaglianza tra gli associati e l’obbligo di reinvestire l’eventuale avanzo di gestione nelle attività istituzionali. In caso di scioglimento del­l’associazione, il patrimonio residuo dev’essere devolu­to a fini di utilità sociale (così come è espressamente previsto dal decreto sulle onlus). La legge ha previsto l’iscrizione presso registri nazionali (per le associazioni di rilevanza nazionale), registri regio­nali e provinciali. In tali registri devono risultare l’atto co­stitutivo, lo statuto, la sede e l’ambito territoriale di attività.


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