LA RIVOLUZIONE IN NORD AFRICA | Ce.S.I. Italia

Al momento Gheddafi sembra avere il controllo solo sulla zona della capitale, mentre gli insorti controllano la Cirenaica e una parte della stessa Tripolitania. Dell’Esercito libico, già in partenza non molto numeroso, sono rimasti agli ordini del Colonnello, oltre alle milizie di mercenari, circa 5.000 soldati, facenti parte della Guarda Presidenziale e del 32ª Brigata, sotto il comando del figlio Khamis. Inoltre, nonostante l’unità con cui sembrano affrontare la crisi, permangono le divisioni proprio tra i figli del rais, circostanza che al momento rende difficile individuare una possibile successione nella remota ipotesi di un passo indietro di Gheddafi.
A complicare ancora di più lo scenario è la circostanza che, a differenza che in Tunisia o in Egitto, in Libia manca una vera e propria società civile che possa esprimere un’alternativa concreta al Rais. Gheddafi non è mai stato espressione di un potere, ma è piuttosto il potere ad essere una sua espressione. E gli scenari più pericolosi, diretta conseguenza di questa situazione, sono principalmente due. Da una parte, con un Gheddafi ormai totalmente scollegato dalla realtà del suo Paese e disposto a perpetrare le violenze nei confronti dei suoi cittadini, il dissolvimento dell’autorità centrale potrebbe portare ad una deriva separatista, che vedrebbe le varie tribù dividersi secondo antiche direttrici storiche e culturali, strutturando attorno alle identità di Tripolitania, Cirenaica e Fezzan nuove forme istituzionali. Anche perché, al momento, non è ipotizzabile un’autorità centrale alternativa a Gheddafi, credibile sul piano nazionale e internazionale e in grado di mantenere unite tali identità. In quest’ottica è da sottolineare la struttura dell’industria petrolifera del Paese che, praticamente, è divisa in due zone principali dove sono localizzati i giacimenti petroliferi. La prima è quella nella parte occidentale del Paese (Tripolitania), che utilizza per l’esportazione un hub sulla costa a pochi chilometri a ovest di Tripoli. L’altro bacino è quello della parte orientale (Cirenaica) che si basa sulle infrastrutture presenti nel Golfo della Sirte. Anche questa divisione delle risorse rafforza l’ipotesi di una possibile divisione del Paese, con il Fezzan che rimane una regione desertica principalmente abitata da beduini.
Un minor controllo da parte dell’autorità centrale, poi, potrebbe provocare eventuali infiltrazioni da parte di realtà fondamentaliste attualmente radicate nel deserto del Sahara, a cominciare da al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQMI), con inevitabili ripercussioni su tutta la sicurezza dell’area. Il network qaedista ha avuto nella Libia già in passato un vasto bacino di reclutamento, se si pensa che in Iraq il secondo gruppo, per numero di combattenti stranieri affiliati ad al-Qaeda, dopo i sauditi, era proprio quello libico.

da: LA RIVOLUZIONE IN NORD AFRICA | Ce.S.I. Italia.

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