![]() Continua il calo dell’occupazione straniera
nelle piccole imprese in Veneto.
Per l’inizio dell’anno previste nuove assunzioni, ma saranno a termine.
Stranieri scelti per mancanza di manodopera locale e per ricoprire professioni operaie
L’occupazione straniera nelle piccole imprese venete fa registrare nel 2° semestre 2011 un calo del -0,8% rispetto al semestre precedente, ma si prevede una ripresa del 2,7% nella prima parte del nuovo anno. Un mercato del lavoro, quello straniero, composto principalmente da lavoratori provenienti dalla Romania, che ricoprono professioni operaie e reclutati dalle imprese per supplire alla mancanza di manodopera locale. Gli stranieri sono inquadrati in queste imprese con contratti a tempo indeterminato anche se le future assunzioni, a causa dell’incertezza verso il futuro, saranno prevalentemente a termine.
Questi i principali risultati di un’indagine condotta dalla Fondazione Leone Moressa(www.fondazioneleonemoressa.org) su un panel di 600 imprese venete con meno di 20 addetti, che analizza le caratteristiche del mercato del lavoro straniero, evidenziandone le trasformazioni congiunturali in corso.
Andamento occupazionale degli stranieri nelle piccole imprese venete. Le variazioni percentuali dell’occupazione nella seconda parte dell’anno, mostrano un calo complessivo degli stranieri che si attesta a -0,8 punti percentuali. Un calo più evidente rispetto a quello che interessa il totale degli occupati nella piccola impresa (-0,3%). La riduzione degli occupati stranieri sembra riguardare in particolare i settori dei servizi alle imprese (-2,8%) e con le stesse proporzioni nella produzione e nell’edilizia (-0,7%), comparto quest’ultimo che fa maggior ricorso alla manodopera straniera: su cento imprese edili quasi 40 annoverano lavoratori stranieri. Rimane invariata l’occupazione nel settore dei servizi alle persone, dove si registra un’alta incidenza di lavoratrici straniere.
Le previsioni per la prima parte del nuovo anno segnalano l’intenzione delle piccole imprese ad assumere più lavoratori tra gli stranieri (+2,7%) che tra gli autoctoni (+0,1%), soprattutto nei settori dei servizi alle imprese e nella produzione.
Le tipologie contrattuali. Per quanto riguarda quelle in essere, la gran parte degli stranieri (86,9%), così come il totale degli occupati (90,1%), è inquadrata con contratti di lavoro a tempo indeterminato. Per le future assunzioni però gli imprenditori intervistati dichiarano di voler utilizzare prevalentemente forme contrattuali a termine, non solo per quanto riguarda la manodopera straniera (79,8%), ma anche per quella italiana (76,6%).
Identikit dei lavoratori stranieri. I lavoratori stranieri attualmente occupati nelle piccole imprese venete provengono principalmente dai Paesi dell’Est Europa, primi tra tutti i Rumeni (25,9%), seguiti da Albanesi (18,0%) e Moldavi (5,9%). Come terzo Paese si trova il Marocco dal quale proviene il 13,4% della forza lavoro straniera. Per quanto riguarda la qualifica, gli stranieri per la quasi totalità sono inquadrati come operai: tra questi si annoverano un numero maggiore di operai specializzati (58,0%) che di operi generici (40,1%). Quasi impercettibile la presenza di stranieri nella posizione impiegatizia.
Incontro domanda e offerta di lavoro. Imprenditori e lavoratori stranieri instaurano un rapporto di lavoro principalmente in seguito ad un contatto diretto (42,7%). La segnalazione di persone terze (27,0%) e l’intermediazione di agenzie per l’impiego (27,5%) sono percorsi un po’ meno praticati.
La maggior parte degli imprenditori (52,4%) assume stranieri perché fa difficoltà a trovare manodopera locale da impiegare nella propria impresa; il 16,3% perché accettano mansioni meno qualificate e più pesanti, il 12,4% perché seri ed affidabili e il 7,3% perché sono disposti a lavorare fuori dal consueto orario di lavoro.
Per le mansioni che svolgono, oltre la metà degli imprenditori richiede ai lavoratori stranieri una conoscenza soltanto minima della lingua italiana (58,4%), il 39,5% richiede invece una buona padronanza dell’italiano, mentre appena il 2,1% è indifferente al fatto che i lavoratori la conoscano.
Il 59,5% delle imprese versa gli stipendi dei lavoratori stranieri su conto corrente, il 34,8% salda i crediti tramite assegno e solo il 5,7% dei pagamenti avviene in contanti.
“Il calo degli occupati stranieri nella piccola impresa veneta nella prima parte dell’anno” affermano i ricercatori della Fondazione Leone Moressa “è uno dei sintomi della crisi che ha visto le imprese di piccole dimensioni ancora molto esposte alle criticità del momento. Ma si auspica che il vento possa cambiare: le previsioni infatti evidenziano una lieve ripresa nelle assunzioni anche se a termine, che stimoleranno l’occupazione straniera. Le 9mila assunzioni previste per il periodo autunnale in Veneto (ottobre-dicembre), di cui 1.054 riservate ai soli stranieri (dati Excelsior-Unioncamere), contribuiranno ad alleviare, anche se solo in parte, le difficoltà degli ultimi anni. Ma occorrerà aspettare ancora del tempo prima di ritornare ai livelli occupazionali precrisi: la sperata ripresa delle attività economiche si tradurrà inizialmente in un aumento della produttività e solo in un secondo momento in una richiesta di nuova manodopera. I 27mila stranieri ancora senza lavoro in Veneto rischiano infatti di diventare clandestini se non trovano una nuova occupazione, dal momento che il lavoro è per gli immigrati la condizione necessaria per il regolare soggiorno in Italia.”
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