La Repubblica fondata sull’insicurezza di ILVO DIAMANTI

Una persona su due, infatti, si definisce “frequentemente” preoccupata  –  per sé e i propri familiari – di perdere il lavoro (gennaio 2012). Circa dieci punti in più rispetto a un anno fa. D’altronde, nel campione rappresentativo della popolazione italiana, il 35% dichiara che, nell’ultimo anno, in famiglia, qualcuno ha cercato lavoro, senza trovarlo. Il 22%, che (in famiglia) qualcuno è stato messo in mobilità o in cassa integrazione. Il 19%, infine, che qualcuno, in famiglia, ha perduto il lavoro. In definitiva, quasi una famiglia su due sta sperimentando gli effetti della crisi sul piano dell’occupazione.

 Un problema comune al resto d’Europa, dove si rileva un grado di inquietudine analogo. Con una differenza significativa. L’85% degli italiani ritiene che i giovani, nel prossimo futuro, occuperanno una posizione sociale peggiore rispetto ai genitori. Quasi 10 punti in più rispetto a Francia e Gran Bretagna, ma circa 20 più che in Germania e Spagna.

In altri termini: l’incertezza e la precarietà del lavoro si riflettono nell’incertezza e nella precarietà del futuro dei giovani. Anzi, nell’incertezza del futuro, semplicemente. D’altronde, il 56% degli italiani non vede sbocco a questa crisi. Non riesce a immaginare quando finirà. Certamente non prima di due anni.

Il lavoro  –  incerto, precario e perduto  –  alimenta l’insicurezza economica. Un sentimento che contagia il 73% degli italiani e trascina le altre dimensioni dell’insicurezza. Non a caso le paure relative alla globalizzazione e alla criminalità risultano molto più elevate fra coloro che si sentono maggiormente minacciati dalla disoccupazione.

È come se, insieme all’incertezza del lavoro, fosse cresciuto un diffuso e crescente senso di “insicurezza ontologica”, per usare il linguaggio di Zygmunt Bauman. Che, cioè, scuote alle radici il nostro sistema di riferimenti sociali e personali. Mette in dubbio la nostra identità. E ci schiaccia nel presente, lasciandoci senza ancore né legami. Da ciò la differenza da un tempo, quando il lavoro ci forniva relazioni, prospettive, senso. Anche quando era una “materia scarsa”, quanto e più di oggi.

on è un problema di “lavoro fisso”, ma di “lavoro certo”. E di professione, a cui si collegano il reddito e la posizione sociale. Ma se il mercato del lavoro e il welfare diventano “liquidi” (per echeggiare ancora Bauman), allora anche il futuro tende a liquefarsi. Allora le relazioni sociali, i valori e, a maggior ragione, i riferimenti politici e istituzionali: tutto diventa liquido e relativo.

E  la sindrome dell’insicurezza si diffonde. Non tanto fra i giovani, ma soprattutto fra le generazioni adulte e anziane. I genitori e i nonni. Gli indici più bassi di insicurezza economica, infatti, emergono tra i giovani fra 15 e 25 anni. I più elevati: tra le persone intorno ai 30 anni e, soprattutto di età centrale (45-54 anni). I fratelli maggiori e genitori. Lo stesso si osserva in relazione al futuro dei  giovani. I più pessimisti sono gli adulti e gli anziani. I meno preoccupati proprio loro: i giovani più giovani. Anche se pochi a quell’età lavorano.

Non si tratta di incoscienza giovanile. È che ormai si sono abituati all’in-certezza. All’assenza di luoghi e riferimenti certi. Si sono abituati al lavoro intermittente, assente e perfino alla transizione infinita. Senza stazioni di passaggio e senza destinazioni. Si sono abituati a fare affidamento sui genitori e la famiglia  –  finché dura. E su se stessi. Si sono abituati a un’idea del futuro senza progetti e senza percorsi programmati. Idealisti con realismo. L’angoscia, invece, è tutta nostra. Colpisce la società adulta e anziana. Coloro che hanno impostato la loro vita sul  futuro. E l’idea stessa di futuro sui giovani. Sul passaggio da una generazione all’altra. E sul lavoro  –  e il suo complemento: lo sviluppo, anch’esso sinonimo di futuro.

Ma se il lavoro diventa liquido e in-definito. Senza regole e senza prospettive. Insicuro: senza sicurezza del futuro. Senza “previdenza”. Soprattutto per i giovani, intermittenti (nel lavoro) e imprevidenti (senza pensione). Allora, rischiamo di trovarci non solo senza lavoro e senza pensione. Ma senza futuro. E senza presente. 
Il problema può, forse, apparire astratto, dal punto di vista “tecnico”.  Ma non dal punto di vista “politico”. E dal punto di vista “personale” mi inquieta molto. 

da La Repubblica fondata sull’insicurezza (ILVO DIAMANTI).

4 commenti

  1. ESTREMAMENTE interessante.
    ne parlavo con Paolo proprio a ora di pranzo: a me e a molti della mia generazione (e giù giù fino ai giovani veri) dell’articolo 18 non importa proprio nulla.
    a noi interessa avere un presente (e ai più giovani un futuro) in cui se per caso perdiamo il lavoro abbiamo comunque qualche alternativa credibile o almeno una o più forme di welfare che ci dia il tempo di ricollocarci. e basta con questi inutili scioperi generali.

    "Mi piace"

  2. pure sono un lavoratore a contrattini spezzettati dal 1994 e l’articolo 18 non c’entra proprio nulla con tutti i lavoratori come me
    interessa solo ai camussosauri (della razza dei cgilellini) che ormai tutelano SOLO coloro che un lavoro lo hanno già (e che, tanto per cambiare, fanno gli scioperi dei trasporti, che danneggiano proprio i lavoratori spezzettati) e i pensionati di rifondazione comunista. cioè quelli che hanno usufruito delle pensioni di anzianità.
    ti rigrazio molto per il piccol spaccato che offri di una intera generazione del tutto dimenticata dai sindacati dell’ 800 del 900

    "Mi piace"

  3. TI PREGO DI RUBARE il termine “camussosauri”. lo sto usando a man bassa nei miei post più “politici”. di rado qualcuno dei sindacalisti del pleiocene riesce a farmi incazzare più di questa tizia. una stronza elevata alla ennesima potenza

    "Mi piace"

Rispondi a Alessandra Cancella risposta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.