Intervista a Simone Marzola, progettista della formazione al Centro Italiano Mappe dell’Apprendimento a cura di Manuela Stocco

Intervista a Simone Marzola, progettista della formazione al Centro Italiano Mappe dell’Apprendimento

a cura di Manuela Stocco

Nel mare magnum delle offerte formative indirizzate a studenti e professionisti, da qualche tempo a questa parte compaiono seminari e corsi di ogni durata e tipologia, ma che hanno come denominatore comune l’argomento trattato: le mappe mentali e i loro risvolti applicativi.

Per meglio comprendere natura e utilità di questa nuova strategia cognitiva, abbiamo intervistato il dott. Simone Marzola, attualmente uno degli esperti di mappe mentali più attivi di tutto il Nord Italia. Il Centro Italiano Mappe dell’Apprendimento (alias CIMA) di Battaglia Terme (PD), presso cui  il dott. Marzola progetta e realizza percorsi formativi, è stato il primo istituto in Italia a lanciarsi in questa audace sfida: non solo insegnare in che cosa consiste il nuovo metodo delle mappe, ma soprattutto applicare tale metodo alla preparazione tanto di tipo scolastico che professionale, rivoluzionando le tradizionali regole didattiche.

Buongiorno Dott. Marzola. Si sente molto parlare di mappe mentali e basta fare una ricerca sul web per trovare miriadi di definizioni. Ci può dare la sua definizione, da docente e mapper esperto?

Buongiorno a lei. Per definire le mappe uso di solito una metafora, in qualche modo legata anche al mio passato personale. Quand’ero bambino amavo giocare con i lego, che raccoglievo e mescolavo tutti insieme in una grande cesta. Perciò non costruivo mai la figura riportata sulla scatola, ma usavo i mattoncini in mio possesso per realizzare ciò che volevo. Se al posto della figura sulla scatola immaginiamo di avere un testo o qualsiasi altro materiale da apprendere, e se pensiamo che i mattoncini siano le singole informazioni che lo compongono, possiamo definire la mappa come un “collante” che ci aiuta a rimettere insieme i pezzi, una volta che abbiamo rotto la “figura” originaria. Più che a ricostruire, la mappa ci aiuta a trasformare la figura, a farne una creazione diversa, e  soprattutto scevra dei frammenti che non ci servono.

Quindi la mappa ha la funzione di favorire l’apprendimento?

Non solo. La mappa consente un “apprendimento significativo”, che è molto più utile e duraturo rispetto a quello “meccanico”. C’è molta differenza tra accumulare nozioni e imparare a memoria qualcosa ripetendola all’infinito e saper invece comprenderla e rielaborarla. In effetti il concetto di “apprendimento” è molto più complesso di quanto sembri e anche a scuola talvolta si fatica a distinguere tra conoscenza e informazione, tra sapere e nozionismo. Già Ausubel sosteneva ad esempio che l’apprendimento significativo si verifica quando riusciamo a integrare i nuovi dati con i concetti già assimilati. Le mappe, che noi abbiamo chiamato appunto “mappe dell’apprendimento”, sono uno strumento importantissimo per creare collegamenti tra le informazioni vecchie e quelle nuove.

Ha appena citato le “mappe dell’apprendimento”. Sono diverse dalle mappe mentali?

L’espressione “mappe dell’apprendimento” è stata coniata da noi e volutamente ripresa nel nome del nostro Centro, sia per sottolineare l’attenzione che desideriamo attribuire ad una interiorizzazione significativa delle informazioni acquisite, sia per indicare l’uso complementare nel nostro metodo di due tipi diversi di mappe: le mappe mentali teorizzate da Buzan e le mappe concettuali teorizzate da Novak. Le diverse modalità di costruzione delle mappe mentali e concettuali, così come le diverse basi teoriche su cui si fondano e le rispettive matrici cognitive di riferimento, costituiscono punti salienti degli ultimi workshop che abbiamo organizzato per insegnare questa tecnica alle tre macrocategorie degli insegnanti, degli studenti e dei professionisti.

In che cosa consistono esattamente questi “workshop”?

I workshop sono delle giornate di approfondimento sulla tecnica delle mappe, che vengono riproposte dal CIMA con cadenza mensile. Essi hanno dato finora buoni risultati, soprattutto perché personalizzati in base alla categoria professionale cui sono rivolti e perché composti sia da una parte seminariale teorica che da un laboratorio pratico. L’obiettivo dei workshop non è tanto quello di potenziare le abilità interpretative e deduttive dei partecipanti, ma piuttosto quello di portarli ad acquisire competenze di gestione delle informazioni, di ricostruzione e trasferimento della conoscenza, attraverso un esercizio di “riadattamento” personale del sapere. Particolarmente importante è la fase finale del laboratorio, dedicata alla composizione di una mappa di gruppo; costruire una mappa comune significa rielaborare insieme i diversi punti di vista e imparare a “trasferirsi” reciprocamente il sapere. La formula sembra essere vincente visto che abbiamo ottenuto accreditamenti dal MIUR del Veneto e dagli Ordini professionali degli Avvocati e dei Consulenti del Lavoro di Padova.

A quali altre iniziative o ambiti di studio ha applicato finora il metodo delle mappe?

Devo premettere che il CIMA è nato per dare continuità all’operato e agli innovativi intenti metodologici dell’Istituto Nazionale Telematico CSFO e in particolare della dott.ssa Antonietta Vettorato, che mi sento di dover ringraziare. Presso l’Istituto abbiamo sperimentato con successo l’uso delle mappe nell’ambito dei corsi di formazione per mediatori civili e commerciali, sia come efficace metodologia didattica, sia come tecnica operativa che il mediatore può utilizzare durante le sedute di mediazione. Un’altra iniziativa interessante che abbiamo svolto con il metodo delle mappe è stato un corso per addetti all’ufficio commercio, rivolto ai disoccupati e finanziato dalla Regione Veneto. Recentemente abbiamo invece esteso il metodo ai corsi obbligatori per alimentaristi sostitutivi del libretto sanitario, ottenendo dei feedback molto positivi. Abbiamo anche realizzato dei progetti per favorire tra i ragazzi lo studio dei maggiori autori della letteratura italiana, come ad esempio la pubblicazione di e-book interamente strutturati con le mappe, oppure l’organizzazione di seminari in collaborazione con le scuole, per presentare la materia in un modo originale e creativo, e per consentire il recupero, il ripasso e l’implementazione delle informazioni apprese in classe. Ma abbiamo soprattutto applicato la stessa strategia didattica a corsi in aula e videocorsi a distanza di ambito economico e giuridico, come quelli destinati alla formazione continua dei professionisti.

A proposito del suo percorso educativo e professionale, quali sono state le tappe più significative che l’hanno portata a specializzarsi in questa tecnica formativa?

La mia passione per le strategie di apprendimento è nata ai tempi dell’università: studiando giurisprudenza, ho cominciato ben presto a sperimentare da autodidatta dei metodi che facilitassero lo studio del diritto. Dopo la laurea ho conseguito un master in “Formazione e sviluppo delle risorse umane”, che mi ha avvicinato molto alle tematiche della psicologia cognitiva; se ho ottenuto il primo premio di studio è stato proprio grazie ad una tesi conclusiva sperimentale sulla tecnica delle mappe mentali. Per qualche anno ho poi insegnato diritto nelle scuole superiori, impiegando le mappe sia come metodologia didattica che come strumento di valutazione. In particolare usavo le mappe concettuali per rafforzare nei ragazzi il ragionamento logico-giuridico, ossia i collegamenti fra concetti e la loro applicazione ad una fattispecie concreta, mentre usavo le mappe mentali nel brainstorming, nei lavori di gruppo ed in tutti i compiti che richiedevano un approccio creativo e negoziato. In seguito ho iniziato a lavorare presso l’Istituto Nazionale Telematico CSFO come formatore di professionisti, orientatore e progettista della formazione. Fondamentale è comunque per me una continua attività di aggiornamento e approfondimento. Penso che un bravo formatore debba continuare a migliorarsi sempre e stare al passo con le continue evoluzioni sia teoriche che sociali. Del resto ogni corso che propongo non è mai identico al precedente e ogni volta mi annoto curiosità, reazioni e critiche dei discenti.

Per concludere, che consiglio darebbe a chi vuole frequentare il suo corso sulle mappe dell’apprendimento?

Non c’è apprendimento se non c’è cambiamento. Avete presente il quadrato di Mayer? Solo chi esce dai propri schemi mentali riesce a risolverlo, perché in realtà quel “quadrato” esiste solo nella nostra testa. Per apprendere è necessario allora un cambiamento di cornice e non dentro la cornice. Questo è il segreto.

 

Per approfondimenti: www.incima.org e www.istitutonazionaletelematico.it

 

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