Il saggio “Abbondanza. Come costruire un futuro migliore“ di Ezra Klein e Derek Thompson è pubblicato in Italia da Mondadori nella collana Strade blu. [1, 2]
Il Libro in Sintesi
Il volume affronta la crisi di scarsità – dai costi insostenibili delle case all’immobilismo sulle infrastrutture energetiche e climatiche – proponendo un manifesto politico ed economico per un “progressismo del fare” (o supply-side liberalism).
Gli autori sostengono che le attuali leggi e l’eccesso di burocrazia, nati negli anni ’70 per proteggere i cittadini, abbiano finito per bloccare lo sviluppo, impedendo la costruzione di alloggi, trasporti ed energie rinnovabili.
La tesi centrale è che per risolvere le grandi crisi moderne sia necessario abbandonare la cultura del veto e ritrovare la capacità di progettare e inventare. [3, 4, 5, 6, 7, 8]
Dettagli dell’edizione italiana
- Titolo originale: Abundance: How We Build a Better Future
- Editore: Mondadori (Collana: Strade blu)
- Pagine: Circa 300
- Prezzo di copertina: € 22,00 (disponibile a prezzo scontato e in formato eBook). [2, 3, 9, 10, 11, 12, 13]
[2] https://librerie.unicatt.it
[5] https://appunti.substack.com
[9] https://www.repubblica.it, commento di Gianrico Carofiglio
[10] https://www.lafeltrinelli.it
[12] https://www.lafeltrinelli.it
[13] https://www.kobo.com
[15] https://www.goodreads.com
Raccontare il XXI secolo, fin qui, significa raccontare una storia di crescente scarsità. Una crisi abitativa sempre più acuta, soprattutto nelle grandi città; la coesistenza paradossale di disoccupazione e carenza di lavoratori in settori strategici; filiere produttive che si rivelano fragili dopo decenni di delocalizzazione. E, nonostante gli avvertimenti sul cambiamento climatico, gli investimenti nelle infrastrutture energetiche restano largamente insufficienti.
Dagli Stati Uniti all’Europa, viviamo in un sistema in cui è diventato fin troppo facile bloccare qualsiasi progetto e sempre più difficile costruire.
Le soluzioni di ieri sono diventate i problemi di oggi: norme nate per garantire equità e proteggere i cittadini hanno finito per rendere sempre più difficili gli interventi pubblici.
Due fra le firme più autorevoli del giornalismo americano partono da questa diagnosi per avanzare una tesi netta: la scarsità non è un destino, ma il frutto di specifiche scelte politiche e culturali.
La loro è soprattutto una critica dall’interno all’agenda progressista e alla sua diffidenza verso la crescita e gli strumenti necessari a realizzarla. Una postura che, dati alla mano, produce effetti opposti a quelli desiderati: quando i beni restano scarsi – dalle case ai servizi pubblici – l’accesso si restringe e le disuguaglianze si accentuano.
È essenziale ripensare il ruolo dello Stato come attore capace di intravedere possibilità – non solo rischi – nella creazione di nuove idee e progetti, e di dare forma a sistemi e istituzioni che rendano possibile realizzarli.
Tra i libri più discussi degli ultimi anni, Abbondanza è un invito a lasciarsi alle spalle il disfattismo e tornare a credere davvero nel progresso, per costruire una società in cui la prosperità non sia un privilegio di pochi, ma un bene condiviso.
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