La profezia in Baci scagliati altrove di Sandro Veronesi, Corriere della sera/Fandango editore

Il racconto è una crudele e, al tempo stesso, disarmante profezia su quanto il protagonista (un Alessandro Veronesi, non si sa se semplicemente omonimo o perfetto clone dell’autore) farà per accompagnare il padre alla morte. Il narratore di prima persona, anonimo ma forse voce interiore o coscienza o (“Io so chi sei, Alessandro Veronesi, conosco l’animo tuo, e ti dico che…“: questo è l’incipit, ex abrupto), pronostica al “tu” protagonista la parabola discendente delle cure al padre. Il tutto al futuro (e quanto è difficile mantenere per un intero racconto il tempo futuro? Non serve leggere Weinrich per intuirlo), o meglio in una sorta di “futuro remoto”: un futuro già scritto, che non ammette infrazioni, né alternative.

A sottolineare l’inevitabilità di quanto predetto, la formula martellante “io so e ti dico che“, che ritma d’ineludibilità quest’unico enorme periodo sintattico che è il racconto. Ma non è un racconto d’ampio respiro, né lo è la sintassi: il ritmo è piuttosto franto, di frasi giustapposte, colme di azioni che denunciano la vuotezza di ogni tentativo per alleviare le pene del padre e, di riflesso, la sofferenza del figlio. 

tutta la recensione qui  CriticaLetteraria: La profezia di (Ales)sandro Veronesi: mettersi a nudo in un “futuro remoto”.

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