DIPENDENZE E TOSSICODIPENDENZE

Claudio Risé sulla dipendenza da Cannabis | in Diario di bordo

Oggi è quasi impopolare sostenere che le canne creino dipendenza. Quali sono le sue argomentazioni?

«La cannabis ha tutti i requisiti richiesti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per stabilire se una sostanza dia dipendenza: produce intossicazione cronica (più della cocaina), che suscita il desiderio della sostanza, tendenza ad aumentare la dose, condizionamento psichico e fisico. Sintomi della dipendenza sono irritabilità, ansia e un aumento di aggressività che raggiunge il picco più alto una settimana dopo l’inizio dell’astinenza».

Ha in cura molti pazienti dipendenti dalla marijuana?

«Molti me lo chiedono, ma purtroppo non si può fare. La psicoanalisi può trattare un soggetto traumatizzato e psichicamente ferito, ma non dipendente. La dipendenza da sostanze impedisce lo stabilirsi di una valida alleanza terapeutica con l’analista. Il soggetto dipendente, per definizione, tra la droga e chiunque altro, compreso se stesso, sceglie la droga. Da qui la difficoltà di ogni trattamento “libero”».

Conferma anche le voci sul fatto che la cannabis fa male al sesso?vai

«È una gonadotossina, in grado quindi di danneggiare la costituzione del testicolo. Altera la produzione di sperma, riduce densità e mobilità degli spermatozoi, quindi la fertilità maschile intesa come capacità di penetrare nel rivestimento dell’uovo. Nella donna interferisce col trasporto e l’impianto dell’embrione nell’utero, aumentando aborti e gravidanze extrauterine. I figli di fumatrici di cannabis presentano più frequentemente iperattività, disturbi dell’attenzione e della memoria e altri disturbi cognitivi».

Nel suo libro Maschio Selvatico sosteneva la scomparsa dell’iniziazione maschile nella società contemporanea. Ma fumare cannabis non è un retaggio di antiche iniziazioni?

«La cannabis ha preso un enorme spazio anche perché i giovani hanno un grande bisogno di iniziazioni e di riti di passaggio che gli adulti non forniscono più. Si tratta però di una finta iniziazione, che non “inizia” a nulla, se non a un nuovo consumo (tratto del resto tipico di una società consumista). Dell’iniziazione autentica manca l’esperienza di rafforzamento della personalità attraverso una privazione (che qui viene sostituita appunto dal consumo). Ma manca anche la sperimentazione di livelli di coscienza più profondi e sottili. La cannabis ne procura piuttosto di più grossolani e opachi, percepiti infatti come “rilassanti” rispetto alla coscienza abituale, cosa che le iniziazioni autentiche non sono mai».

Lei così sta minando le basi del manifesto sesso, droga e… Ora finirà per dirmi che anche il rock&roll crea dipendenza?

«Come tutte le cose belle, anche il rock&roll tende a piacerti per tutta la vita. Io mi svegliavo e addormentavo con Elvis, non potrei certo farlo con la Pausini. Non la chiamerei però dipendenza, ma educazione del gusto. Quella che mi fa sputare uno spino e accendere un sigaro cubano. I chitarristi rock di oggi, poi (Steve Vai, Joe Satriani, Yngwie Malmsteen, Steve Morse), curano corpo e muscoli in palestra, e la mente con lo zen o con la preghiera. Mi sembrano lontanissimi dalla dipendenza». I chitarristi di oggi… Touché!

da  RollingStone intervista Claudio Risé: La cannabis e il rock? Una storia superata. | Diario di bordo.

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