Patrizia Taccani recensisce il libro di Camelia Ciuban “La belva. Sono una maniaco-depressa e contenta di esserlo” – da Scambi di Prospettive, ottobre 2015

in molti punti del suo racconto si è chiamati a raccogliere delle sfide. Ci imbattiamo in parole forti, in minuziose descrizioni di vissuti intimi, personalissimi, ci affacciamo su vuoti che fanno trattenere il fiato. Non è mai una sfida respingente però, così come non ci si troverà mai di fronte a richiesta di compatimento. Occorre leggere attentamente riga dopo riga, ma soprattutto accettare di ricomporre frammenti di un’esistenza accompagnati, nel racconto, all’alternarsi di emozioni e pensieri a volte totalmente in contrasto tra loro. Bisogna accettare di ascoltare la malattia mentale vista solo dal di dentro di chi la vive, non mediata dagli specialisti.

Torno allora al titolo: contenta. Contenta di che cosa? A me è sembrato che Camelia Ciuban abbia trovato una primissima apertura nella sua non facile storia di malattia quando – con impegno, studio, letture accompagnate da una prima diagnosi medica – ha iniziato a diradare il fumo intorno al suo disturbo mentale, anzi quando ha potuto dargli un nome

tutta la recensione qui:

Sorgente: La belva. Sono una maniaco-depressa contenta di esserlo – Scambi di Prospettive

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