PATRIZIA TACCANI, Quando l’assistente sociale segnala un abuso, in Scambi di Prospettive, novembre 2015

I minori sono stati i primi ad essere tutelati da una rete consolidata di organismi sia giudiziari sia sociali e, in generale, la sensibilità verso di loro è cresciuta nel tempo, così come si è radicato il concetto della obbligatorietà di segnalazioni da parte dei servizi sociali. Più variegata e incerta la situazione quando si tratti di aprire il vaso di pandora delle violenze sulle donne, proprio perché, non solo avvengono in assoluta prevalenza nel chiuso dell’ambito domestico, ma anche perché trattandosi di persone adulte, diventa complessa una segnalazione al di fuori di un loro coinvolgimento. Ma negli Stati Uniti è attiva una linea telefonica dove si riceve consulenza atta a dissipare i dubbi rispetto all’obbligo o meno di segnalazione e alle modalità per farlo. Uno strumento prezioso, a mio modo di vedere. Troppo spesso è la tragica notizia di cronaca a diventare il momento del disvelamento della realtà.

E per gli anziani?[1] Qui mi sorge spontanea l’immagine del “campo minato”, anche alla luce di esperienze professionali nel settore. Le situazione di dipendenza, fragilità e isolamento in cui molti vecchi si trovano dovrebbe allarmare, portarci a pensare a quanto ridotte siano le loro capacità di difesa, ma proprio su questo fronte gioca un ruolo il pregiudizio diffuso sulla scarsa attendibilità di ciò che la persona anziana può dire rispetto ad atti lesivi della propria salute, sia fisica sia psichica.

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Sorgente: “Quando l’assistente sociale segnala un abuso” Un post di commento – Scambi di Prospettive

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