Tra stupratori e pedofili. I racconti dei detenuti sex offender incarcerati nella II Casa di reclusione di Bollate. Qui l’unico progetto italiano sui condannati per reati sessuali.
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Carcere di Bollate, settimo reparto, secondo piano settore B. Qui sono rinchiusi i detenuti condannati per reati sessuali contro donne e minori. Stupratori e pedofili. Per gli altri carcerati sono gli infami, per il mondo dovrebbero marche in carcere. Invece poi escono perché la pena finisce. In un pomeriggio di inizio primavera in diciannove sono seduti in semicerchio su sgabelli di legnmo nella sala della biblioteca, a metà del corridoio dove si affacciano le celle. La luce inonda la stanza e illumina i volti. E’ una luce crudele questa che entra in carcere, è come un riflettore puntato in faccia che non dà scampo.
C’è un ragazzo di 24 anni condannato per pedofilia, dimostra meno dei suoi pochi anni, siede composto con le gambe accavallate e le scarpe nuove, una polo bianca fresca di bucato e un paio di jeans. Parla un italiano ricercato, l’eloquio stordisce ma non distrae dal pensiero che quelle sue mani bianche e sottili hanno preso con la forza dei bambini. Ci sono volti pieni di rughe e capelli bianchi, uomini di mezz’età che sono stati professionisti ed operai. Italiani e stranieri. Sono uno accanto all’altro. Sono i detenuti dell’unità di trattamento intensificato.
Quelli ‘del Giulini’, li chiamano così in carcere. Paolo Giulini è il criminologo, presidente del CIMP, Centro italiano per la promozione della mediazione, che undici anni fa ha elaborato un progetto per trattare questi detenuti. “Lo scopo è evitare che una volta fuori facciano altre vittime
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Sorgente: I racconti choc dei detenuti sex offender del carcere di Bollate.
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Un articolo molto toccante… grazie
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e pensa che l’ho trovato sul quotidiano Libero (anche se rilanciato dal Comune di Milano). mai avere PRE giudizi (intendo su Libero, non sui pedofili). Spero nelle deterrenza. Ma penso tanto, tantissimo, alle vittime. ciao !!!
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