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Il prof. Piero Graglia sul referendum delle regioni Lombardia e Veneto del 22 ottobre 2017: “butteremo soldi dalla finestra per dire a un governo regionale che, sì, può essere autonomo nei termini già noti di una Costituzione che garantisce per moltissime materie la legislazione concorrente, oppure che, no, può essere autonomo nei termini già noti di una Costituzione che garantisce per moltissime materie la legislazione concorrente”

Soldi in autonomia, buttati

“Volete voi che la Regione Lombardia, in considerazione della sua specialità, nel quadro dell’unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, terzo comma, della Costituzione e con riferimento a ogni materia legislativa per cui tale procedimento sia ammesso in base all’articolo richiamato?”

Questo il quesito che i cittadini lombardi dovranno ponderare e valutare nei venti secondi necessari per apporre un “SI”, un “NO” o un “SCHEDA BIANCA” in cabina elettorale, il prossimo 22 ottobre.
Premessa necessaria: essendo cresciuto in Toscana, quel “per cui” dell’ultimo periodo lo cambierei con “per la quale”, ma andiamo avanti.
Il cittadino elettore, cosciente e informato, curioso di vedere i riferimenti legislativi, va a prendere la nostra Costituzione e legge l’articolo 116, terzo comma:

“Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, concernenti le materie di cui al terzo comma dell’articolo 117 e le materie indicate dal secondo comma del medesimo articolo alle lettere l), limitatamente all’organizzazione della giustizia di pace, n) e s), possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei princìpi di cui all’articolo 119. La legge è approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti, sulla base di intesa fra lo Stato e la Regione interessata.”

“Vedi? Non fanno altro che metterti confusione” pensa il cittadino cosciente e informato, e a quel punto gioca al gioco costituzionale e va a leggersi l’articolo 117 Cost., terzo comma, e le lettere l), n) e s) del secondo comma. Il terzo comma art. 117 Cost. recita:

“Sono materie di legislazione concorrente quelle relative a: rapporti internazionali e con l’Unione europea delle Regioni; commercio con l’estero; tutela e sicurezza del lavoro; istruzione, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale; professioni; ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia; previdenza complementare e integrativa; coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali; casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale. Nelle materie di legislazione concorrente spetta alle Regioni la potestà legislativa, salvo che per la determinazione dei princìpi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato.”

Mentre le lettere l), n) e s) del secondo comma dello stesso articolo sono le seguenti:
“Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie:

l) giurisdizione e norme processuali; ordinamento civile e penale; giustizia amministrativa;

n) norme generali sull’istruzione;

s) tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali.”

Il cittadino cosciente e informato – quindi una specie abbastanza rara di cittadino, che di solito è cosciente su una base sentimentale ma è anche informato sulla base degli umori che raccoglie dai mezzi di informazione e dagli altri strumenti usuali che trasmettono notizie: giornali, televisione, amici e conoscenti – a questo punto si perde un attimo. Se l’art. 117 Cost., terzo comma, già prevede una legislazione concorrente tra Stato e Regioni rispetto a un’ampia selezione di materie, che cosa si chiede di preciso? Neppure la lettura delle tre lettere del secondo comma aiutano il cittadino cosciente e informato: i giudici di pace, e solo quelli, potrebbero operare con procedure diverse rispetto ai giudici di pace piemontesi o romagnoli, vi sarebbero forse norme lombarde sull’istruzione (spero e confido su un più accurato insegnamento sull’uso degli accenti tonici, visto che non è raro il caso di studenti “lombardi” che mi parlano dell’euro come di una vàluta o che mi raccontano che Carlo Rosselli scappò da Ustica in motòscafo) e la tutela dell’ambiente lombardo, dell’ecosistema e dei beni culturali godrebbe di particolari norme locali. Ma, di nuovo, a parte questi tre propositi interessanti ma non fondamentali né esaustivi, che cosa si chiede di preciso?
Voce fuori campo, ovviamente militante: “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia!”. Bene, ma sulla base di quale specialità lombarda, che per essere “speciale” deve ovviamente essere diversa dalla specialità toscana o da quella umbra o da quella abruzzese?
Confesso la mia ignoranza: avevo già abbastanza specialità diverse in casa, e due lingue e due religioni per di più, per comprendere oggi come si articolerebbe una specialità lombarda che non sia semplicemente il riflesso delle tante “specialità” che sono confluite in quella regione nel corso degli ultimi decenni, a causa della migrazione interna. Un “hyphenated Lombard” (lombardo col trattino: tosco-lombardo, siculo-lombardo o calabro-lombardo) oggi non esiste come categoria a sé stante, mentre esiste ed è studiato lo “hyphenated American” (afro-americano, ispano-americano, italo-americano, irlandese-americano).
Dovrebbero quindi spiegarmi dove sta la specialità lombarda per permettermi di pronunciarmi su di essa con una cognizione di causa che non sia la richiesta generica di “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia”. Perché il punto, vedete, è che esse già ci sono…
Nel momento in cui si parla di legislazione concorrente si inserisce nel processo legislativo, oltre al Parlamento nazionale, anche il ruolo chiave della potestà legislativa regionale. Una legislazione concorrente significa una legislazione che viene prodotta a livello regionale, mentre lo Stato si riserva la determinazione dei principi fondamentali. Il principio che guida questo tipo di procedura è la sussidiarietà: se la mattina esco di casa e inciampo in una buca sul selciato, non chiamo il Ministero dei lavori pubblici, ma segnalo la cosa al più vicino comando della Polizia municipale (ops, scusate, qui si chiama Polizia locale…). Un intervento locale per un marciapiede di Corso Monforte è più efficace di un intervento nazionale o europeo. Allo stesso modo una legge regionale, recepiti i principi fondamentali dello Stato rispetto a una questione, poi se la regola come le pare, senza scomodare Roma – o Bruxelles.
Sussidiarietà. In soldoni l’intervento più efficace da parte dell’istanza più prossima al problema.
Allora, che cosa si chiede? Soldi, et voilà. L’autonomia fiscale e impositiva. Ma, aspettate un momento, essa non è già prevista all’articolo 119 Cost., richiamato peraltro espressamente nel terzo comma dell’art. 116 Cost.? Eh sì, quell’articolo 119 parla proprio di autonomia finanziaria di entrata e di spesa, e dice anche che “I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno risorse autonome. Stabiliscono e applicano tributi ed entrate propri, in armonia con la Costituzione e secondo i princìpi di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario”.

Il cittadino cosciente e informato a questo punto avrebbe tutti i motivi per andare a prendere per la cravatta, qualora sia indossata, i suoi amministratori regionali, e fare due conti. Il referendum costerà quasi cinquanta milioni di euro (solo 23 milioni per acquistare 24mila tablet per il voto elettronico, più l’assunzione temporanea di 7mila “referendum digital assistant” – in italiano, lingua ormai desueta nella nostra amministrazione, “assistenti digitali per il referendum” – più varie altre spesucce). Soldi con i quali si poteva costruire, in autonomia, un nuovo ospedale da 150mila metri cubi, come quello di Verona. Secondo le tabelle della Provincia autonoma di Bolzano, il costo netto per tale tipologia di costruzione è di 489 euro al m3 (http://www.provincia.bz.it/…/servi…/costi-standardizzati.asp). In Trentino Alto Adige. Regione a statuto speciale. Ma che ce lo diciamo a fare? Quelli là sono autonomi, mica speciali. Noi invece, italiani qualunque, butteremo soldi dalla finestra per dire a un governo regionale che, sì, può essere autonomo nei termini già noti di una Costituzione che garantisce per moltissime materie la legislazione concorrente, oppure che, no, può essere autonomo nei termini già noti di una Costituzione che garantisce per moltissime materie la legislazione concorrente. Oppure voteremo scheda bianca.
Insomma, soldi buttati.
Si dirà: ma la Lega… La Lega, carissimi, ha smesso da un pezzo di essere forza politica indipendentista e si ammanta di parole d’ordine che usano il ricordo dell’indipendenza per proporre ripari localistici a problemi globali: ormai parlano solo di immigrazione e di ius soli, ma hanno messo la sordina e la mordacchia a qualsiasi rivendicazione dei bei tempi andati, quando Bossi parlava di migliaia di fucili pronti ad attendere nelle valli trevigiane il momento della riscossa.
Questo referendum è una porcata, come direbbe Calderoli, una porcata inutile. E se vi fosse una forza di opposizione credibile e responsabile farebbe quello che i partiti politici di massa hanno fatto nella seconda metà del Novecento in Italia, informare e creare opinione, invitare alla riflessione e ragionare, non subire i moti peristaltici di un singhiozzante blaterare scioccamente populista.

 

tratto da:


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