Greta Thunberg, nata a Stoccolma il 3 gennaio 2003, compie 17 anni nel 2020

Greta Thunberg, nata a Stoccolma il 3 gennaio 2003 (17 anni). Attivista. Si batte per lo sviluppo sostenibile e contro i cambiamenti climatici •

«Ha fatto nascere un movimento mondiale marinando la scuola: a partire dall’agosto del 2018, ha passato le sue giornate davanti al parlamento svedese, reggendo un cartello bianco con una scritta nera che dice Skolstrejk för klimatet, “Sciopero della scuola per il clima”. Nei sedici mesi seguenti, ha parlato davanti ai capi di Stato di tutto il mondo alle Nazioni Unite, ha incontrato il Papa, ha bisticciato con il presidente degli Stati Uniti e ispirato le quattro milioni di persone che si sono unite a lei nello sciopero globale per il clima del 20 settembre 2019, la più grande manifestazione ambientalista nella storia dell’umanità» (Charlotte Alter, Suyin Haynes e Justin Worland, Time, 23/12/2019) •

«È uno scricciolo. Un affascinante incrocio fra la forza aliena di Pippi Calzelunghe e la timida ingenuità di Heidi» (Sara Gandolfi, Corriere della Sera, 19/4/2019) •

«Caustica. Secca. A volte sarcastica. È l’esatto opposto di una dolce bambina» (Somini Sengupta, The New York Times, 18/2/2019) • «Non ama le folle; non parla mai del più e del meno; usa frasi secche, semplici, va diritto al sodo. Non si fa lusingare, né distrarre. Non rimane impressionata quando incontra altre persone famose, né sembra mostrare interesse per la propria crescente popolarità. Ma sono state proprio queste caratteristiche a plasmare il suo successo planetario. Quando gli altri abbozzano un sorriso per spezzare la tensione, la Thunberg li fulmina con lo sguardo. Quando gli altri usano la retorica dell’ottimismo, lei sbatte loro contro l’inoppugnabilità della scienza: “Gli oceani si alzeranno. Le città verranno sommerse. Milioni di persone soffriranno”» (Alter, Haynes e Worland) • «Ho smesso di usare l’aereo, ho smesso di mangiare carne e latticini e ho smesso di usare e comprare cose nuove. Dobbiamo comprendere l’emergenza della situazione, renderci conto che i nostri leader politici non sono riusciti a tutelarci, che dobbiamo far sentire la nostra voce, e dobbiamo far pressione su chi è al potere e dire loro che non permetteremo che tutto ciò prosegua. Dobbiamo arrabbiarci e trasformare quella rabbia in azione».
Titoli di testa «“È lei, la vedo, che emozione!”. Quando l’inconfondibile impermeabile giallo fa capolino nella piazza, Anna, dieci anni, è fuori di sé dalla gioia. Appollaiata sulle spalle del fratello maggiore Alberto, agita le braccia e grida: “Ciao Greta, sei il mio idolo”» (Lidia Catalano, La Stampa, 14/12/2019).
Prologo «Com’era la colazione? “Buona” risponde alla sua maniera senza fronzoli. “Mi ha saziata”. Il cibo è stato un po’ il punto da cui tutta questa storia è cominciata. Greta è ancora più minuta di quanto si potrebbe immaginare: è una bambina di neanche un metro e cinquanta e sembra più una dodicenne che una sedicenne. È l’effetto di una grave depressione di cui ha sofferto quando aveva undici anni e del conseguente disturbo dell’alimentazione» (Stuart McGurk, Wired, 12/11/2019).
Vita «Per tutta la vita sono stata una ragazza invisibile, ai margini. Una che nessuno guarda e nessuno ascolta» • Greta nasce in una famiglia di artisti.

Suo nonno paterno, Olof Thunberg, classe 1925, è un attore, gode di una certa fama in Svezia; ha lavorato con Ingmar Bergman, ha doppiato, tra gli altri, la tigre Shere Khan nella versione svedese del Libro della Giungla della Disney, il cane Fido in Lilli e il vagabondo e il dottor Waternoose in Monsters & Co. Suo padre Svante Thunberg, invece, figlio d’arte, «da giovane ha recitato con la compagnia del Royal Dramatic Theatre e del Riksteatern e poi ha tentato la carriera cinematografica come protagonista di un film sul compositore Joseph Martin Kraus […] Costretto ad una vita da comparsa, prima come attore di serie tv (l’apparizione più nota, nel 1997, in un episodio di Skargardsdoktorn, saga di un medico svedese), poi come marito-manager della bella e talentuosa moglie cantante d’opera Malena Ernman, sposata nel 2004» (Sara Gandolfi, Corriere della Sera, 1/9/2019)

• Greta è la loro primogenita. Ha anche una sorella, Beata, nata tre anni dopo di lei • Greta «è cresciuta a Stoccolma. Ha studiato pianoforte, danza classica e recitazione. Andava bene a scuola. E, proprio come molti altri bambini della sua età, ha guardato dei documentari» (Sengupta) • «Fu alle elementari. La maestra aveva fatto guardare un video alla classe: orsi polari in via di estinzione, condizioni climatiche estreme e alluvioni. E aveva spiegato che tutto questo avveniva per colpa dei cambiamenti climatici. Tutta la classe ne rimase colpita, ma gli altri bambini riuscirono a farsene una ragione. Greta invece no. Cominciò a sentirsi estremamente sola» (Alter, Haynes e Worland) • «Ho cominciato a pensarci di continuo, quelle immagini mi si erano fissate in testa» • «Non capivo come fosse possibile che una simile minaccia esistesse e non fosse una priorità. All’inizio quasi non ci credevo, pensavo “Non può essere vero, se lo fosse, i politici se ne starebbero già occupando”» • «Ero tristissima, il mondo era davvero ingiusto. Tutto andava male, cominciai a pensare che la vita non avesse senso. Sono caduta in depressione. Ho smesso di mangiare, ho smesso di parlare, ho smesso di andare a scuola»

• È il settembre 2014 quando comincia a rifiutare il cibo. Nel giro di due mesi perde dieci chili e si rifiuta di dire una parola. I suoi sono disperati • «Nel giro di due mesi perse dieci chili […] È un martedì mattina del novembre 2014. […] quel giorno, accanto al tavolo da pranzo, appeso alla parete c’è un foglio A3 su cui annotano quello che Greta mangia, quanto, in che tempi e il numero esatto di bocconi. I genitori hanno implorato, perorato, tentato di corrompere, pianto e minacciato, ma alla fine hanno scoperto che il metodo migliore per affrontare il problema consiste in una sorta di sorveglianza discreta. Dopo la colazione, scrivono: “1/3 di banana. Tempo: 53 minuti”. Va avanti così per un po’, tra visite in ospedale, esami clinici e sedute di psicoterapia. Sul foglio A3, intanto, continuano a scrivere: “Una banana, 25 minuti”, o “Un avocado con 25 grammi di riso, 30 minuti”. A un certo punto il medico prescrive la sertralina contro la depressione, e Greta imbocca la lunga via della guarigione. La perdita di peso si interrompe. Sul foglio appeso al muro cominciano a comparire “salmone” e “crocchette”. Quando ricomincia a frequentare la scuola c’è speranza.

Greta è sempre stata una bambina brillante – ha una memoria fotografica, sa snocciolare le capitali di tutte le nazioni del mondo e conosce a memoria gli elementi chimici, anche se inciampa nella pronuncia – ma il problema diventano gli altri bambini: capiscono che è “diversa”, e questa differenza è una ragione sufficiente per bullizzarla. I genitori di Greta vengono a saperlo solo quando il padre, Svante, la accompagna alla festa scolastica di Natale e scopre che, nonostante la sua presenza, i compagni di classe la additano e la scherniscono. Durante le vacanze di Natale Greta racconta ai genitori del bullismo, ma con un tono divertito, come se non fosse accaduto a lei o riportasse le scene di un film ambientato in un liceo. Vengono fuori le botte, gli agguati, l’emarginazione sistematica, la sua tattica di nascondersi nei bagni delle ragazze, finché non veniva costretta a uscire nel cortile della scuola. L’istituto attribuisce a lei la colpa, sostenendo con i genitori che – secondo diversi studenti – Greta si comporta in modo strano, parla a voce troppo bassa e non saluta mai. “Non voglio avere amici”, confida Greta alla madre. “I bambini sono tutti cattivi”.

Qualche tempo dopo, al Centro per i disturbi dell’alimentazione di Stoccolma, le condizioni fisiche di Greta migliorano abbastanza da poterla sottoporre a un esame neuropsichiatrico. A Greta viene diagnosticata la sindrome di Asperger: una forma di autismo ad alto funzionamento, accompagnata da disturbi ossessivo-compulsivi. Per la madre, però, questa diagnosi è motivo di sollievo più che di preoccupazione: ha la sensazione di essere fuori dal tunnel, di avere finalmente un percorso da seguire […] Nelle settimane – nei mesi, anzi – in cui non frequentava la scuola, raccontava […] ai genitori le sue preoccupazioni, le sue paure, e il tema a cui tornava continuamente era quello dell’ambiente…» (Stuart McGurk, Wired, 12/11/2019) • «Mi hanno diagnosticato la sindrome di Asperger, disturbi ossessivo-compulsivi e mutismo selettivo. In pratica significa che parlo solo quando penso sia necessario. Questo è uno di quei momenti» (al TED Talk di Stoccolma, 11/2018) • «Ho la sindrome di Asperger e per me quasi ogni cosa o è bianca o è nera. Credo che per molti aspetti noi autistici siamo quelli normali; le persone strane sono piuttosto le altre. Continuano a dire che il cambiamento climatico è una minaccia esistenziale, che è la questione più importante di tutte. Eppure, tirano avanti come hanno sempre fatto» (dal discorso di Parliament Square, a Londra, 31/10/2018) • «Se fossi stata come tutti quanti, avrei vissuto la mia vita tranquillamente, questa crisi non l’avrei nemmeno vista» • «All’inizio, suo padre provava a rassicurarla, dicendole che tutto sarebbe andato per il verso giusto, ma più si informava sulla crisi climatica, più si rendeva conto di quanto le sue parole fossero vuote. “Mi sono reso conto che lei aveva ragione e io torto, e che avevo avuto torto per tutta la vita”» (Alter, Haynes e Worland) • La famiglia Thunberg smette di mangiare carne, fa installare dei pannelli solari sul tetto di casa, inizia a coltivarsi i propri ortaggi. Smettono pure tutti di prendere l’aeroplano, perché inquina moltissimo, cosa che mette praticamente fine alla carriera di cantante della madre. Devono rinunciare persino all’auto elettrica: «non possiamo guidare auto private se vogliamo raggiungere il target degli accordi di Parigi», sostiene il padre • Dice ancora Svante Thunberg: «In realtà all’inizio abbiamo fatto tutto questo non perché ci importasse veramente del clima. L’abbiamo fatto solo per renderla felice, per riportarla alla vita»

• Ad ogni modo, poco alla volta, Greta riprende a mangiare. Parla di nuovo • Nel maggio 2018 un giornale svedese le pubblica un articolo sui cambiamenti climatici, e entra in contatto con alcuni gruppi ambientalisti. Poi decide di passare all’azione. Vuole smettere di andare a scuola e mettersi a protestare ogni giorno davanti al parlamento svedese fino alle elezioni politiche del 9 settembre, per spingere il Paese a ridurre le emissioni di anidride carbonica • «Come ti è venuta quell’idea? “C’erano dei ragazzi negli Usa che si rifiutavano di andare a scuola come reazione alle sparatorie nelle scuole, poi una persona che conoscevo ha detto: e se lo facessero i bambini per il clima? Ho pensato che era una buona idea, poi ho deciso che l’avrei fatto io, perché nessuno stava facendo niente e non stava succedendo niente. E ho pensato che dovevo fare qualcosa” Quindi a ispirarti sono stati i ragazzi che hanno manifestato dopo il massacro alla scuola di Parkland in Florida. Quando hai deciso ne hai parlato con i tuoi genitori? “Gliel’ho detto e mi hanno risposto: ‘Sei sicura sia una buona idea? Non c’è altro modo per far sentire la tua voce?’. E io: ‘No, farò così’. Allora hanno detto che non mi avrebbero dato il loro sostegno, che avrei dovuto farlo da sola se era la mia scelta, perché loro erano genitori e non potevano sostenere una cosa simile”. Perché? “Beh, il ruolo di un genitore è di assicurarsi che il proprio figlio vada a scuola. Ovviamente non possono incoraggiare il fatto che salti la scuola”» (Fareed Zakaria, la Repubblica, 1/3/2019) • «“Mi chiamo Greta, frequento la prima superiore e faccio uno sciopero della scuola per il clima” scrisse su ciascun volantino. “Visto che voi adulti ve ne sbattete del mio futuro, lo farò anch’io”. Il 20 agosto 2018, Greta arrivò di fronte al parlamento svedese, indossava una felpa blu col cappuccio e si era portata dietro il suo cartellone artigianale. Non aveva alcun sostegno istituzionale, nessun appoggio, nessuno a tenerle compagna» (Alter, Haynes e Worland) • «Scoprire che il clima sta cambiando ha fatto scattare la mia depressione, ma è stata anche la cosa che me l’ha fata passare, potevo fare qualcosa per migliorare la situazione. Non avevo più il tempo per essere depressa»

• Il primo giorno Greta è sola. Apre dei profili sui social network e si fotografa mentre protesta, seduta a fianco al suo zaino che sembra più grande di lei. Si mangia una pasta e fagioli e dell’insalata che si era portata da casa. Alle tre del pomeriggio il padre la passa a prendere e tornano a casa in bici • «Il secondo giorno, un estraneo si unì a lei. “Era un grande passo avanti – ricorda – non ero più io, eravamo noi”. Pochi giorni e ne arrivarono altri. Un attivista di Greenpeace comprò del pad thai vegano, lei lo provò per la prima volta. […] E così, da uno divennero due, poi otto, poi 40, poi centinaia. Poi migliaia. Per i primi di settembre, si sono unite a lei così tante persone che Greta annunciò che avrebbe continuato a scioperare tutti i venerdì finché la Svezia non si sarebbe allineata con gli obiettivi degli accordi di Parigi. Il movimento Fridays for Future era nato» (Alter, Haynes e Worland)

• Greta diventa famosa, cominciano a invitarla un po’ dappertutto. Lei si muove sempre in treno, per non inquinare. Il papà la segue come un’ombra • «All’inizio, sul podio degli oratori, salivano in realtà insieme. Qualcosa si è rotto il 9 dicembre [2018, ndr], durante uno degli incontri collaterali del vertice sul clima di Katowice, in Polonia. Pochi giorni prima dello straordinario intervento che ha lanciato Greta nell’Olimpo degli eco-eroi, papà e figlia sono, fianco a fianco, ad una conferenza […]. I moderatori fanno più domande al padre che alla figlia, forse intimoriti da quel visetto da bambina timida. Svante però, nonostante la voce impostata d’attore e i profondi occhi azzurri, non è un oratore efficace […]. Incespica con le parole e chiede scusa mentre racconta di quando in famiglia si mangiava ancora carne e si guidava un’auto di grossa cilindrata. Intercala con mille “you know” (sai…) mentre spiega come il mondo abbia bisogno di “un cambiamento radicale di sistema”, e infine balbetta quando deve tirare le conclusioni. E allora, inaspettatamente, sotto gli occhi attoniti di noi cronisti del clima, Greta gli sfila il microfono e sicura di sé scandisce in un inglese perfetto quello che papà non riesce a dire: “Practice what you preach”, metti in pratica quello che predichi. La scena è rubata (per sempre) e Svante, da allora, si è autorelegato nelle retrovie. […] Quando iniziano ad invitarla a tenere discorsi pubblici, papà e mamma tentennano. Sono preoccupati dai periodi di mutismo selettivo associati alla sindrome di Asperger. Greta non molla. E quando alla Cop24 di Katowice arringa la platea, conquistandola, Svante confessa: “Ho pianto”» (Gandolfi).
In viaggio Nel gennaio 2019 la invitano a Davos, in Svizzera, per il World Economic Forum • «I want you to panic. Voglio che voi siate terrorizzati. Voglio che proviate la stessa paura che io provo ogni giorno. E poi voglio che agiate» • Lei si scrive i discorsi da sola. Suo padre, quando li legge, le dice che sono troppo forti, di essere più conciliante • «Spesso parlo con gente che dice: “No, dobbiamo avere speranza, ispirarci l’uno con l’altro, non possiamo dire cose troppo negative. Ma no, dobbiamo raccontare le cose proprio così. Se non c’è nulla di positivo da dire, perché dovremmo farlo? Perché dovremmo diffondere false speranze?» • «Se tuo figlio è in mezzo a una strada e le auto gli stanno andando addosso a tutta velocità, non distogli lo sguardo perché sarebbe una scena troppo dura da guardare, ti metti a correre, e provi a togliere quel bambino da lì» • Nella primavera del 2019 il suo messaggio è passato. Migliaia di ragazzi saltano la scuola e manifestano in scioperi per il clima ispirati al suo • Ci sono manifestazioni da New York a Berlino, da Londra all’India, da Kabul al Brasile • «Da un giorno all’altro, la gente mi ascolta. È un contrasto strano. È difficile» • Viene ricevuta da politici e istituzioni. A Roma incontra il Papa in piazza san Pietro. «Politici, giornalisti, imprenditori fanno a gara per conoscerti. Tu hai chiesto di vedere il Papa. Cos’hai provato quando lo hai incontrato? “Ero molto emozionata. È una persona molto importante, l’unico leader mondiale a parlare di clima seriamente”»

• «“Prima il mio mondo privato era molto grande, ero sola”. Il tuo mondo privato c’è ancora? “Sì, ma si sta restringendo. Ora il mondo reale diventa più grande. Ora sono più felice. Ho uno scopo. Ho qualcosa che devo fare”» (Sengupta).
In America Greta decide di saltare l’anno scolastico per dedicarsi esclusivamente all’attivismo • «Ho qui i miei libri. Ma mi viene da pensare: cosa sto perdendo? Che cosa imparerei a scuola? I fatti non importano più, i politici non ascoltano gli scienziati, perché dovrei farlo io?» • A settembre 2019, invitata a parlare alle Nazioni Unite, arriva a New York con il catamarano di Pierre Casiraghi, nipote del principe di Monaco • All’Onu parla per soli quattro minuti. Un giornalista del Guardian, che le ha contate, dice che ha pronunciato 495 parole. «Io non dovrei essere qui, dovrei essere a scuola dall’altra parte dell’oceano. E voi avete il coraggio di chiedere a noi giovani di sperare nel futuro? Come vi permettete! Avete rubato i miei sogni e la mia infanzia con le vostre parole vuote» (dal suo discorso alle Nazioni Unite, a New York, 27/9/2019) • In tantissimi la criticano. Trump la prende in giro, tuitta: «Greta dovrebbe lavorare sul suo problema di gestione della rabbia e poi andare a vedere un buon vecchio film con un amico! Calma Greta, calma!» • I giornali pubblicano una foto in cui lei lo guarda in cagnesco, il suo discorso viene remixato e diventa un pezzo heavy metal (ascoltalo qui).
Curiosità Pesa 48 chili • A colazione mangia pane, hummus e banane • Il dizionario Collins ha scelto climate strike, cioè “sciopero per il clima”, come parola dell’anno del 2019 • Tiene un diario • Le piacciono i cavalli e a Stoccolma ha due cani, Moses e Roxy. Sono uno bianco e uno nero • Lei e la sua famiglia hanno ricevuto così tante minacce di morte che spesso quando viaggia la polizia le deve dare una scorta • Suo padre Svante è discendente alla lontana di Svante Arrhenius, uno dei primi premi Nobel per la chimica, che nel 1896 calcolò per primo gli effetti sull’atmosfera delle emissioni di diossido di carbonio • «Senza i social network, non penso che tutto questo avrebbe funzionato» • L’estate del 2018, quando lei ha iniziato a protestare, in Svezia è stata la più calda da 262 anni e il Paese è stato flagellato dagli incendi • «Oggi scioperi con i ragazzi italiani. Sai che gran parte di loro ha smartphone costosi? Quale messaggio darai loro riguardo al consumismo? “Io non dico alle persone ‘Non puoi comprarti il nuovo iPhone’ o ‘Non puoi mangiare carne’, io cambio le mie abitudini personali. Non voglio solo dare l’esempio, lo faccio anche per me stessa. Non voglio parlare di certi problemi e poi fare l’opposto di ciò che dico. Ma non forzo nessuno a fare niente”. Cosa vuoi fare da grande? Greta ride e torna ragazzina, con tutte le sue incertezze e un futuro davanti ancora da inventare, nonostante l’Asperger e la fama mondiale. “Non lo so. A scuola mi piacciono tutte le materie. Credo di aver pensato a qualsiasi possibile carriera. Voglio fare così tante cose e diventare così tante cose…”» (Gandolfi).
Epilogo «Non mi vedo come una celebrità, come un’icona o cose del genere… in realtà io non ho fatto niente» • Nel suo viaggio di ritorno dall’America si ferma a Torino. Dice di essere stanca e di non vedere l’ora di festeggiare il Natale. «L’adolescente svedese […] sale sul palco con il cappello di lana calato sugli occhi e il cartello con la scritta “Sciopero della scuola per il clima”, lo stesso che l’accompagna dall’esordio della sua protesta nell’agosto 2018. In poco più di un anno quella resistenza solitaria si è fatta marea, ha contagiato il mondo. Greta Thunberg ha l’aria provata ma sorride» (Catalano).
Titoli di coda «Credo sia strumentalizzata, e comunque non è paragonabile alle altre ragazze svedesi» (Silvio Berlusconi).

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