Desmond Morris, nato a Purton, un villaggio nel sud-ovest dell’Inghilterra, il 24 gennaio 1928

Desmond Morris, nato a Purton, un villaggio nel sud-ovest dell’Inghilterra, il 24 gennaio 1928 (92 anni) • «Si dice che i gatti abbiano nove vite, ma Desmond Morris ne ha avute probabilmente di più. Si è formato come zoologo, è diventato ricercatore universitario a Oxford, nel 1959 con Zootime ha inventato i programmi televisivi sugli animali. Intanto, fin da giovanissimo, aveva iniziato a esporre e a vendere i suoi quadri surrealisti» (Stefano Ardito, Il Messaggero, 30/1/2017) • «Una tra le figure più eccentriche della nostra epoca […] Difficile perimetrarne l’identità. Zoologo ed etologo, ma anche scrittore e pittore, ha dato vita a un itinerario intellettuale che potremmo scandire in due tempi. A una lunga stagione di studi dedicata a esplorare gli aspetti che rendono gli esseri umani simili agli altri animali (testimoniata dal best-seller La scimmia nuda, 1967) è seguita una fase segnata dalla volontà di riflettere sulla “caratteristica più appassionante che ci rende unici”: l’arte. Cioè un’attività che differenzia gli uomini dalle altre specie» (Vincenzo Trione, La Lettura, 28/1/2018) • Già conservatore dei mammiferi allo zoo di Londra. Già direttore dell’Institute of Contemporary Arts. Già conduttore televisivo sulla Bbc, ospite alla radio inglese, critico letterario dei libri sugli animali per l’inserto culturale del Times. Famoso per aver fatto esporre una mostra di quadri surrealisti dipinti da gorilla e scimpanzé. Ha conosciuto Francis Bacon, Joan Mirò, Pablo Picasso, Marcel Duchamp, Marlon Brando, Yoko Ono e Brigitte Bardot. Ha vissuto per cinque anni a Malta, tra il 1968 e il 1973, dedicandosi alla pittura e alla scultura • «Ha costruito una carriera raccontandoci che 10 mila anni di civiltà non bastano a cancellarne svariati milioni passati come cacciatori raccoglitori, e che la vita di oggigiorno è, sotto molti aspetti, in pieno contrasto con il nostro patrimonio genetico» (Stephen Moss, The Guardian, 18/12/2007) • «Ha applicato, con risultati originali, l’impostazione etologica al comportamento umano in una serie di opere» (Treccani) • Tra i suoi libri: La scimmia nuda. Studio zoologico sull’animale uomo (1967); Il comportamento intimo (1971); La mia vita con gli animali (1980); La tribù del calcio (1982); Il gatto: tutti i perché (1986); Il cane: tutti i perché (1986); Il cavallo: tutti i perché (1989); Il bambino: tutti i perché ((1989); L’animale uomo (1994); L’animale donna (2004); Le civette e altre creature della notte (2009); Pianeta scimmia (2009); La scimmia artistica (2014); Un cervo in metropolitana (2017); Le vite dei surrealisti (2018) • «Preferisce essere definito uno scienziato o uno scrittore? “Nessuna delle due, sono uno studente di 89 anni! La vita è corta, non bisogna mai smettere di fare domande”» (Ardito, nel 2017) • «Quando sono stanco di scrivere, cambio stanza e inizio a dipingere, e viceversa. Così riesco a far lavorare le due metà del mio cervello, quella artistica e quella razionale. Ho all’attivo 2500 quadri» (ibidem).
Titoli di testa «Sa, non avrei mai creduto di poter vivere così a lungo. E mi spiace molto esser arrivato già al capolinea della vita. Me la son goduta, però: non ho mai avuto soldi in banca, ho sempre speso tutto e subito» (a Antonello Guerrera, la Repubblica, 4/1/2017).
Vita Nasce nella contea di Wiltshire, la parte d’Inghilterra dove c’è Stonehenge. Figlio di Harry e Marjorie Morris. Suo padre scrive libri per bambini • «Da mio padre ho imparato correttezza e stoicismo. Erano due parole chiave, era un uomo onesto e corretto. Era tornato distrutto dalla prima guerra mondiale e non si era mai ripreso. Non l’ho mai sentito lamentarsi. I danni ai suoi polmoni erano tali che è come se avesse avuto l’Aids, era sensibile a ogni infezione. Non riusciva a respirare correttamente per dare energia al suo corpo, che a poco a poco si indebolì. Alla fine sembrava uno scheletro. Ma non l’ho mai sentito dire “il tal dei tali, guarda come mi ha ridotto”, niente del genere» (a Alice Douglas, The Guardian, 1/11/2008) • Nel 1933 la famiglia si trasferisce nella città di Swindon. Lì aveva vissuto William Morris, un bisnonno di Desmond, naturalista vittoriano e fondatore del giornale locale. Il giovane Desmond si appassiona alla scritture e alle scienze naturali • «I miei genitori mi hanno dato un grosso vantaggio: essere figlio unico. Ti insegna il piacere di rimanere con te stesso. Non mi sono mai sentito solo e mi ha aiutato molto con la scrittura. Mi piace moltissimo starmene seduto senza la compagnia di nessuno, senza sentire per forza il bisogno di dover chiacchierare a tutti i costi» (alla Douglas) • «Non sono andato al funerale di mio padre, mia madre non me lo ha permesso. Avevo quattordici anni, mi mandò da degli amici in campagna e così ho immaginato che non fosse veramente morto. Il dolore è venuto dopo, quando ho iniziato a pensare a quei bastardi a Whitehall che l’avevano mandato a morire. Fu allora che cominciò il mio rancore per l’establishment. La Chiesa, il governo, le forze armate… li odiavo tutti e li odio ancora» (ibidem) • «“All’inizio della mia vita, tra guerre e genocidi, ero terrorizzato dalla nostra razza. Perciò mi misi a studiare gli animali”. E poi cos’è successo? “Ho capito che mi sbagliavo» (Guerrera) • «Morris divenne zoologo per caso. Il suo primo amore fu l’arte – voleva diventare un pittore» (Moss) • «Ho sempre avuto una doppia vita. Fin dagli anni della scuola mi barcameno tra l’oggettività scientifica e l’intuizione artistica» (a Marino Niola, la Repubblica, 23/1/2019) • «Mi sono sentito subito vicino al surrealismo. Che, quando ero giovane, era considerato dalla maggior parte delle persone un’idiozia terrificante» • Nel 1948, dopo due anni di servizio militare, si iscrive all’università di Birmingham • «Fece domanda di ammissione alla facoltà di zoologia di Birmingham solo perché aveva una bassa opinione delle scuole d’arte e si era invece convinto che conoscere la biologia e la morfologia avrebbe migliorato la sua pittura» (Moss) • Intanto inizia a frequentare i surrealisti. Nel 1950 il pittore E. L. T. Menses lo invita a esporre alla London Gallery di Cork street, quella fondata dal pittore sir Roland Penrose. In mostra ci sono anche le opere di Joan Miró. Ma Desmond si rende conto che, solo con i quadri, non sarebbe mai riuscito a campare. Si dedica alla pittura nel tempo libero, continua a studiare: va a Oxford. Vuole specializzarsi nel comportamento animale • Nel 1952 si sposa con una laureata in storia, Ramona Baulch, e pubblica il suo primo articolo scientifico sul giornale Behaviour. Nel 1954 consegue il dottorato con una tesi sul comportamento sessuale dello spinarello, un pesce della famiglia Gasterosteidae. Tra il 1952 e il 1967 scrive quarantasette articoli scientifici • «Avrebbe potuto imbarcarsi in una distinta carriera da zoologo, diciamo così, “istituzionale” – e per parecchio tempo, in effetti, lo fece – ma alla fine degli anni Cinquanta finì per essere catturato dalla pericolosa tribù di quelli della tivù» (Moss) • «Quando ero un giovane scienziato dell’Università di Oxford, usavo il gergo tecnico. Come tutti i miei colleghi. Quello che scrivevamo era difficile da comprendere: volevamo apparire il più possibile accademici. Poi, mi è accaduto qualcosa di inaspettato. Sono andato a Londra e ho cominciato a parlare di animali in tv. Ho curato un programma televisivo ogni settimana. Per undici anni. È allora che ho imparato a servirmi di un linguaggio più diretto: finché, alla fine, parlavo con la telecamera come se stessi parlando con un amico. Il rischio era di non essere abbastanza rigoroso. Così, tenevo sulla mia scrivania un biglietto: “Semplificazione senza distorsione”. Tentavo di essere scientificamente accurato ma, allo stesso tempo, chiaro» (Trione) • Diventa conduttore di Zootime (Granada TV) per circa cinquecento puntate, poi per un centinaio di episodi di Life in the Animal World, sulla Bbc. Porta in tivù Congo, uno scimpanzé dello zoo di Londra, cui ha dato pennelli e matite • «Fra i tanti incarichi ricoperti nel corso della vita, grazie al suo impegno di pittore surrealista, nel ’57 aveva curato una mostra con dipinti realizzati dagli scimpanzé. Scoppiò uno scandalo, ma persino Picasso difese l’iniziativa acquistando proprio un quadro realizzato da Congo […] e addirittura morsicando un reporter che aveva attaccato Morris e i suoi “artisti”» (Bruna Magi, Libero, 4/2/2017) • «Congo mostrava alcune caratteristiche simili a quelle dei bambini alle primissime armi: disegnava senza uscire dal foglio, i suoi segni avevano una certa coerenza, per esempio tracciava linee trasversali rispetto a una griglia data e che in qualche modo potevano essere lette come “variazione su un tema”, il più umano dei giochi estetici. Se gli toglievi la matita prima che avesse “finito” si infuriava» (a Paolo Foschini, Corriere della Sera, 20/10/2014) • «Mirò è venuto a trovarmi per acquistare un dipinto di Congo, ha apprezzato i miei quadri e mi ha regalato in cambio un Mirò, mi è convenuto. Picasso mi ha scritto perché voleva un dipinto di Congo, siamo diventati amici a distanza» (Ardito) • «Negli anni Sessanta ho avuto la fortuna di incontrare alcuni dei più grandi artisti del XX secolo. Scoprii subito che erano diversi l’uno dall’altro. Bacon era modesto e pieno di dubbi. Sapeva che ero uno zoologo: era preoccupato che non approvassi la sua interpretazione pittorica delle espressioni facciali umane o di certi animali. Ricordo un suo dipinto che mostrava un babbuino colto mentre stava urlando. Forse l’aveva copiato da una famosa fotografia dove appariva un babbuino che, però, sbadigliava. Non osai dirglielo: sapevo che si sarebbe precipitato nel suo atelier e avrebbe distrutto quel quadro. Come gli capitava spesso di fare, perché non era mai soddisfatto. Francis viveva una vita sociale maledetta. Molto diversa da quella di Moore. Henry aveva un’esistenza familiare felice e stabile: avrebbe potuto essere un contadino dello Yorkshire. Anch’egli ha sempre voluto interrogarmi sugli animali. Miró, infine. Si vestiva come un banchiere o un diplomatico spagnolo. Era tranquillo e riservato. Parlando con lui, non avresti mai potuto immaginare quanto fosse drammatico il suo linguaggio. Era come se avesse destinato tutte le sue potenti emozioni solo ai dipinti. Moore e Miró erano tranquilli uomini di famiglia, mentre Bacon e Dalí erano selvaggi. Ma, pur se molto differenti tra loro, questi artisti avevano una cosa in comune: erano motivati a creare opere d’arte e lavoravano duramente, concentrandosi per lunghe ore nei loro studi» (Trione) • «Lei ha conosciuto Marlon Brando e Brigitte Bardot. Che impressione ne ha avuto? “BB l’ho conosciuta poco, e prima avevo rischiato di travolgerla in auto mentre scappava da una folla di fan. Brando mi è sembrato un uomo estremamente intelligente, al quale la fama aveva dato la ricchezza ma aveva tolto la privacy”» (Ardito) • «Negli anni Sessanta passai ad analizzare gli uomini. Sono molto meglio di quanto credessi: hanno uno spirito collaborativo eccezionale, una creatività impareggiabile» (Guerrera) • Morris lavora moltissimo, cerca di fare più cose possibili. «La mia salute collassò. Quando mi sono ripreso ho detto: “È troppo”, e ho cominciato a eliminare moltissimi impegni. Cercavo di vivere come una macchina, mentre in realtà ero solo un animale. Mi sono concentrato su una cosa sola» • «Ho passato la prima metà della mia vita a studiare il comportamento animale e quando alla fine ho scritto un libro sugli esseri umani, ne ho parlato come se scrivessi di qualsiasi altra specie animale. A una festa avevo incontrato Tom Maschler [editore, ndr] e gli ho detto che prima o poi avrei scritto un libro sulla zoologia degli esseri umani senza nemmeno usare le parole “esseri umani”. L’avrei scritto come se fossi un alieno, un alieno appena sbarcato su questo pianeta e che s’è imbattuto in questo strano primate senza pelliccia. A Tom l’idea piacque moltissimo, ma ci ha messo tre anni per convincermi a scriverlo». Alla fine, quando mi sono messo all’opera, ero così pieno di impegni che ho dovuto scriverlo tutto in quattro settimane. È stato scritto con un’intensità tale che me lo ricordo ancora oggi» (Moss) • «Non mi aspettavo nulla. Dicono che sapessi quel che stavo facendo. Che l’ho scritto con l’intenzione di farne un best-seller sconvolgente, ma non è vero» • Un grandissimo successo. Morris se ne rende conto quando Burt Lancaster compra i diritti cinematografici • «Alle scimmie nude piacque molto vedersi dipinte come naked apes e corsero a comperare il libro. Vi furono altre scimmie, con una toga accademica a compensare la mancanza di vello, alle quali le affermazioni sostenute da Morris piacquero meno, ciò, tuttavia, non tarpò le ali al saggio che raggiunse presto oltre le dieci milioni di copie vendute» (Giorgio Villani, il manifesto, 27/5/2018) • «Vi si analizzavano i comportamenti dell’animale uomo con gli occhi di uno scienziato che l’osserva come se si trattasse di una specie qualsiasi, sottolineandone i tic e le compulsioni dovuti ai condizionamenti biologici e culturali» (Corriere della Sera, 30/4/2004) • «L’uomo non era più un essere morale o spirituale; era un animale, una scimmia con la pretesa di valere più delle altre scimmie» (Moss) • Parla anche di sesso, per esempio paragona il pene dell’uomo a quello del gorilla • «Negli Stati Uniti il libro è stato bandito, e poi riammesso da una sentenza della Corte Suprema. A Malta, dove mi sono trasferito nel 1967, ho scoperto che era stato messo all’indice e bruciato, come ai tempi dell’Inquisizione» (a Ardito) • «Diventare padre è stato bellissimo. Mia moglie e io abbiamo lavorato in televisione fin da subito, è stato un periodo pieno di impegni, eravamo molto stakanovisti. Poi ho scritto La scimmia nuda e di colpo siamo finiti in una grande villa nel Mediterraneo, con 27 stanze. E così, senza lo stress della vita londinese siamo stati in condizione perfetta per fare i genitori. Eravamo sposati da sedici anni, era un bel po’ che aspettavamo, Jason è stato una gioia assoluta» (alla Douglas) • «Non avevo intenzione di starmene a Malta a lungo, ma durò per cinque, sei anni. Avevo un atelier e dipingevo. Scrivevo in inverno e dipingevo in estate. Invitavamo i nostri amici. La mia curiosità infantile, che mi ha accompagnato per tutta la vita, chiedeva nuove esperienze, e questa era una cosa che non avevo mai provato prima. Mia madre era inorridita. Mi disse: “Metti i soldi in banca”, quello che dicono sempre le madri, ma io risposi: “No, me li voglio spender tutti, e quando li avrò spesi tutti tornerò a lavorare, perché a me lavorare piace”. E ho fatto così» (a Moss) • Nel 1973 torna a Oxford, dove riprende a lavorare come ricercatore. Va a vivere nella stessa casa in cui il lessicografo sir James Murray ha scritto l’Oxford Dictionary: «Purtroppo arrivò solo alla lettera T… Sedeva proprio lì» • Si dedica ai viaggi e alla divulgazione. Non smette mai di scrivere. «Chiaramente, si è divertito un mondo» (Moss) • «Lei, Morris, è uno studioso totale. Anche per questo diversi colleghi l’hanno accusata di essere naif e superficiale. “Ho sempre invidiato coloro che nella loro vita si sono concentrati solo su un aspetto di una scienza. Ma io non sono fatto così. Ho bisogno di saltare da un argomento all’altro, senza freni o imposizioni”» (Guerrera) • «Quando lavoro come scienziato, rendo semplice ciò che è complesso. Quando lavoro come artista, rendo complesso ciò che è semplice. Si tratta di due modi di pensare totalmente diversi. Da scienziato, quando noto un comportamento complicato, cerco di spiegarlo nel modo più comprensibile. Da artista, utilizzo materiali poveri, pochi tubetti di colore, e cerco di trasformarli in immagini ambigue» • «Ma l’arte, lei dice, è ciò che ci rende unici. “Beh, molti lo spiegherebbero con la bellezza. In realtà bisogna partire dalla caccia”. Cioè? “Da un punto di vista biologico non c’è alcuna differenza estetica tra la Cappella Sistina, un tatuaggio, o una semplice piuma decorativa tra i capelli: nessuna di queste attività è essenziale per la nostra sopravvivenza fisica quanto lo sono cibo, acqua, un riparo”. E allora? “Ma l’uomo è diventato quello che è diventato grazie al proprio cervello. Si è affermato come cacciatore non perché più forte degli altri, ma perché più intelligente. E anche il cervello va nutrito. Così dopo la caccia, anziché dormire come i leoni, l’uomo è l’unico che ha sentito il bisogno di festeggiarla. Danzando, cantando, dipingendola e raccontandola. Premiando il cervello, oltre alla pancia, l’uomo gli ha dato un nuovo piacere. Ha scoperto che poteva rendere la realtà più intensa”. Ed è per questo, lei scrive, che il nostro cervello ha orrore dell’inattività. “Non a caso essere rinchiusi in una cella da soli è considerata una punizione tra le più brutali […] il vertice dell’espressione “artistica” a cui può arrivare una scimmia non è che il primo, elementare gradino da cui un bambino parte per esprimere la sua. L’arte fa parte di noi, perché ne abbiamo bisogno”» (Foschini).
Lutti Sua madre è morta a 99 anni. Il suo ultimo desiderio è stato bere un goccio di gin and tonic • Sua moglie è morta nel 2018. «Per 66 anni, Desmond Morris è stato sposato con Ramona. Ed è toccato a Ramona morire per prima, a novembre. Ora, dopo 7 mesi, il vecchio scienziato si è deciso a un gesto che ha fatto scalpore. Vende tutto quello che gli possa ricordare la moglie. Oggetti, vestiti, mobili. Forse anche la casa, chi lo sa. Time, che a questa storia ha dedicato un lungo articolo, non lo dice» (Antonella Boralevi, La Stampa, 15/6/2019) • È andato ad abitare con suo figlio e la famiglia di lui in Irlanda.
Curiosità Nel 1981, quando il regista Jean-Jacques Annaud (quello di Il Nome della Rosa) fece il film La guerra del fuoco, ambientato nel paleolitico, chiese a Anthony Burgess di inventarsi una lingua per i cavernicoli e a lui di inventarsi dei gesti. In tutto il film i personaggi comunicavano così • Quando Francesco Gabbani, in Occidentali’s Karma, canta «La scimmia nuda balla», lo sta citando. È pure andato a trovarlo a Oxford, una volta. «Gli ho fatto i complimenti» (Morris a Niola) • Ha disegnato il logo dell’Oxford United, la squadra di calcio professionista della città di Oxford • «Si è occupato di sesso e di sport, fondamentali nel nostro mondo. Ma non ha mai scritto di politica. Perché? “Io amo studiare gli uomini come se fossero animali. Osservandoli, non facendo domande. Quando vedo i politici in televisione tolgo l’audio. Quello che dicono non è affidabile, il loro linguaggio del corpo dice tutto. E spesso sono due messaggi diversi”» • «Sono stato in 107 Paesi, non mi lamento. Non sono riuscito ad andare in Perù, alle Galapagos e in Tibet, mi dispiace» • Dice di sentirsi l’ultimo dei surrealisti • «Ho molti amici atei. Io semplicemente non so» (Ardito) • «Credo che l’umanità possa migliorare sempre di più. […] da razza tribale ci evolveremo presto geneticamente in urbana, dove la vera selezione naturale saranno i suicidi. E anche la tanto temuta tecnologia non ci renderà stupidi, perché ci mantiene attivi e curiosi a lungo. Nel frattempo, l’istinto della caccia si è evoluto in attività ludiche e pacifiche come il calcio, dove gli hooligan sono sempre di meno. Ma la cosa fondamentale è che gli esseri umani sono tutti uguali, in ogni parte del mondo, con i loro desideri, le voglie, i timori. Sono gli esseri viventi più collaborativi, generosi ed empatici che abbia mai conosciuto» (a Guerrera).

Lascia un Commento se vuoi contribuire al contenuto della informazione

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.