Famiglia, di Anna Oliverio Ferraris (Bollati Boringhieri), 2020

Famiglia di Anna Oliverio Ferraris (Bollati Boringhieri). Veronica Mazza su D (la Repubblica): «Un saggio che ripercorre l’evoluzione di questo strano costrutto sociale che è la famiglia, mostrandoci la sua natura permeabile, flessibile e plastica. […] Nel suo libro “Famiglia” ha analizzato anche l’attualità, usando “il dilemma del porcospino” di Schopenhauer (secondo il quale i porcospini per farsi caldo si avvicinano finendo per pungersi, quindi si allontanano per trovare di nuovo un benessere) per raccontare come durante il lockdown sono cambiate le dinamiche genitori-figli, sottolineando l’importanza di avere spazi d’intimità personali, che con la convivenza forzata si sono ristretti. Come ne è uscita la famiglia oggi? “Naturalmente ci sono differenze tra una famiglia e l’altra. Ma molte ne sono uscite un po’ nevrotizzate. Nel senso che questa didattica online all’inizio sembrava una risorsa notevole, che poteva quasi sostituire quella in presenza. Poi però man mano che si è andati avanti si sono visti i grossi limiti, perché ovviamente l’occhio dell’insegnante e la presenza dei compagni in classe creano tutta un’atmosfera diversa, molto più motivante. Poi i ragazzi vanno a scuola anche per incontrare i loro amici, non solo per studiare. Questo spesso viene trascurato. Ma è lì che c’è tutto il loro mondo sociale, che organizzano poi incontri anche al di fuori della scuola. E da un giorno all’altro tutto questo è finito. Non solo. Ma sono finite anche altre cose importanti. Cioè per esempio la ginnastica, la piscina, tutta una serie di attività che rendevano la loro vita movimentata, vivace. Eccoli quindi chiusi in casa con i genitori. Che si vada d’accordo o meno, la famiglia può funzionare solo se si vivono altri contesti sociali, perché non è una monade autosufficiente. Alla fine può dare anche un senso di soffocamento, soprattutto perché poi i genitori hanno dovuto svolgere pure il ruolo degli insegnanti. […] I ragazzi non credo abbiano amato il fatto che il genitore si sia trasformato in insegnante, perché in alcune famiglie sono stati continuamente sotto controllo, 24 ore su 24. Pensi a un adolescente che sta diventando autonomo dai genitori, esce, ha i suoi amici. All’improvviso viene riportato dentro casa e infantilizzato, perché poi inevitabilmente finisce sotto l’occhio del genitore, il quale lo controlla momento per momento”».

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