Il disastroso comizio di Trump, 22 giu 2020

Sabato sera in un palazzetto di Tulsa, in Oklahoma, Donald Trump ha tenuto il primo comizio dall’inizio della pandemia. Il suo comitato elettorale aveva pubblicizzato l’evento per giorni, si aspettavano centomila spettatori e per questo era stato attrezzato anche un palco esterno. Il risultato? Un disastro: il Bok Center era mezzo vuoto, su 20 mila posti disponibili più di un terzo era libero. Trump ha dovuto rinunciare al comizio all’esterno, perché fuori non c’era nessuno. Il presidente ha tenuto per un’ora un discorso che il New York Times ha definito «sconnesso». Non ha mai citato la morte di George Floyd, ha definito il coronavirus “kung flu”, un gioco di parole che associa il virus ai paesi asiatici. Trump s’è poi vantato di aver chiesto ai suoi collaboratori di ridurre i test disponibili per il coronavirus perché «quando sottoponi al test molte persone trovi molti positivi», lasciando intendere che i dati sul contagio negli Stati Uniti stavano facendo fare una cattiva figura al Paese. Due fonti del New York Times hanno raccontato che Trump era «furioso» per la scarsa partecipazione. Si dice che a sabotare il comizio sia stato un gruppo di ragazzini: dopo un fitto passaparola su Tik Tok, avrebbero prenotato una quantità di posti dando l’impressione del “tutto esaurito”, «e scoraggiare i veri elettori repubblicani che a Tulsa ci sarebbero voluti andare. A rendere verosimile questa spiegazione c’è un tweet di Brad Parscale, capo della campagna di Trump, che una settimana fa si era vantato di aver ricevuto un milione di domande per il comizio. Da un milione ai 6.200 presenti di sabato, dove sono spariti gli altri? Tra quelli che sono usciti allo scoperto per “rivendicare” il colpaccio c’è il 26enne Elijah Daniel, che ha contribuito al sabotaggio sui social: “Abbiamo lavorato soprattutto su Alt Tik Tok, e la collaborazione con i fan di K-Pop funziona. I ragazzi sono svelti. Hanno sparso la voce e hanno cancellato le tracce, per non insospettire”» [Rampini, Rep].
« Ai repubblicani questa versione non piace. Il portavoce della campagna di Trump, Tim Murtaugh, ha dato una spiegazione alternativa: molti elettori si sarebbero spaventati di fronte alle minacce di manifestazioni di protesta; soprattutto per le famiglie con bambini il pericolo di scontri è stato dissuasivo» [ibid.].

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