Servirsi del popolo. Origini, sviluppo, caratteri del nuovo populismo italiano, di Pietro Folena (La nave di Teseo), 2020

Servirsi del popolo. Origini, sviluppo, caratteri del nuovo populismo italiano di Pietro Folena (La nave di Teseo). Concetto Vecchio su la Repubblica: «”La mia storia politica finisce con una sconfitta personale e collettiva. A un certo punto ho dovuto constatare che non avevamo più ascolto nella società. Gli strumenti con cui portavamo avanti le nostre istanze non funzionavano più”. Pietro Folena, uno “dei ragazzi di Berlinguer”, ha ormai 63 anni. Un predestinato. Segretario della Federazione giovanile comunista (Fgci), deputato del Pci a trent’anni, inviato da Achille Occhetto in Sicilia a guidare il partito negli anni tumultuosi della primavera di Leoluca Orlando. Un uomo avviato alla più luminosa delle carriere nella sinistra italiana, poi la sinistra si è sfarinata e a 50 anni anche Folena è uscito di scena. Ora ha scritto un libro con cui fa i conti con la fine di questa vicenda, esaminando le origini e i caratteri del populismo nostrano: Servirsi del popolo (La nave di Teseo). […] Folena, perché i populisti si sono sostituiti alla sinistra nel parlare agli ultimi? “È accaduto che una volta caduti gli intollerabili sistemi comunisti le socialdemocrazie si sono adattate al pensiero unico del liberismo. La sinistra ha progressivamente dimenticato la questione sociale, ignorando la vita reale delle persone”. E cos’è oggi la sinistra? “Una forza che essenzialmente pensa a se stessa soltanto come forza di governo, ma il governo è un mezzo, non un fine”. E chi si sforza di parlare ancora la lingua degli strati subalterni? “Papa Francesco. E’ più radicale di tanti a sinistra”. Lei mette in fila sei populismi italiani sorti sulle ceneri della Repubblica dei partiti. “Il primo populista fu Umberto Bossi. Un uomo che in canottiera esaltava le piccole patrie, li metteva in contrapposizione con Roma, insultava i neri e i meridionali. Non è vero che Salvini non sia figlio di Bossi. Semplicemente non denigra più i meridionali”. Poi arrivò Berlusconi. “Il suo è un populismo televisivo, la videocrazia. Il ricchissimo imprenditore che si contrappone alle élite politiche. Berlusconi non ha mediazioni. Si rivolge sin dal primo momento, con il discorso agli italiani, al popolo”» (leggi qui).

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