È la Giornata globale dei genitori, 1 giugno 2021

Massimo Ammaniti sul Corriere della Sera: «Fare il genitore è senz’altro complicato. Lo stesso Freud, in uno scritto del 1937, lo riteneva un mestiere impossibile, perché i risultati dell’educazione sono imprevedibili e i figli possono prendere strade inaspettate. Può succedere che un bambino proveniente da un ambiente colto e ricco di risorse prenda una direzione profondamente diversa, come capita alle piante che crescono in una serra. Ma può anche avvenire che il figlio di una famiglia senza molte risorse culturali ed educative raggiunga grandi risultati. Quando si ha un bambino non si può ipotecare il suo futuro, come scriveva lo stesso Freud, e forse proprio per questo è difficile fare il genitore, perché non si riesce a determinare il futuro dei figli. Oppure è un lavoro impossibile perché i genitori, inconsapevolmente, vorrebbero figli uguali a loro stessi, una specie di prolungamento narcisistico, ma alla fine sono costretti a riconoscerne l’individualità. È un mestiere molto difficile perché non ci si può sostituire ai figli, né pretendere di costruirli come vorremmo, e non possiamo neppure spianare loro la strada perché evitino di commettere i nostri errori. Occorre accettare anche i propri limiti di genitori, e non sempre è facile. Questo non vuol dire che non ci si debba occupare dell’educazione dei figli. Il compito dei genitori è estremamente importante perché devono preparare il terreno in cui i figli cresceranno e poi li devono curare e amare, favorendone attitudini e potenzialità, come scrisse lo psicoanalista inglese Donald Winnicott, sostenendo “il gesto spontaneo” del bambino, aiutandolo a riconoscere il proprio sé. E, se i figli prendono una strada diversa da quella che si attendono i genitori, continueranno a mantenere il suggello di quello che gli è stato trasmesso, proprio come nella parabola del figliol prodigo. E questa molteplicità di percorsi apre un ventaglio di possibilità non solo nel campo dell’apprendimento dei bambini, ma anche dal punto di vista evoluzionistico. La varietà nei comportamenti dei bambini ne favorisce infatti l’adattamento, in un mondo in rapido cambiamento, mentre i modelli più conformistici hanno una flessibilità limitata».

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