Franca Ongaro Basaglia, a cura di Alberta Basaglia, Silvia Jop e Marica Setaro, Prefazione di Luciana Castellina,  Una voce scomoda. Scritti e interventi (dal 1967 al 2005), Il Saggiatore, 2026

Una voce scomoda è l’opera fondamentale di Franca Ongaro Basaglia, pubblicata dalla casa editrice Il Saggiatore nella collana La cultura.

Il volume raccoglie per la prima volta in modo organico quasi quarant’anni di scritti, saggi e interventi (dal 1967 al 2005), restituendo la piena statura intellettuale a una figura chiave della psichiatria e del femminismo italiano. [1, 2, 3, 4]

Dettagli del libro

  • Titolo: Una voce scomoda
  • Autrice: Franca Ongaro Basaglia
  • A cura di: Alberta Basaglia, Silvia Jop e Marica Setaro
  • Editore: Il Saggiatore
  • Data di uscita: 22 maggio 2026
  • Pagine: 936
  • Prezzo: € 40,00 [3, 5, 6, 7, 8]

Contenuto e importanza dell’opera

Il libro nasce per superare lo stereotipo che ha spesso rilegato l’autrice al solo ruolo di moglie e assistente di Franco Basaglia.

Franca Ongaro fu in realtà una teorica e attivista autonoma, determinante sia per l’elaborazione della Legge 180 (la riforma psichiatrica che portò alla chiusura dei manicomi) sia per le battaglie sui diritti civili e l’emancipazione femminile. [3, 5, 9]

La raccolta include testi che partono dall’esperienza critica del manicomio per allargarsi a riflessioni profonde su salute, corpo, marginalizzazione sociale e sul ruolo della donna nella società contemporanea. [5]

Il volume viene presentato in anteprima assoluta al Salone Internazionale del Libro di Torino con un evento dedicato alla memoria e all’eredità intellettuale dell’autrice. [3, 10]

Una voce scomoda raccoglie quasi quarant’anni di scritti e interventi di Franca Ongaro, tra le figure decisive nel processo che ha portato alla legge 180 e al superamento dell’istituzione del manicomio. Spesso relegata nell’immaginario comune a un ruolo marginale all’interno di quella stagione, quest’opera vuole restituire visibilità e spessore alla sua figura di intellettuale e attivista, portatrice di una riflessione autonoma e originale in un’epoca che troppo spesso concedeva alle donne solo di accompagnare, senza prendere parola.

Se il manicomio è il luogo da cui muovono gli interrogativi che hanno guidato il lavoro di Franca Ongaro, questo non ne è mai stato l’unico orizzonte. A ricorrere nei suoi ragionamenti pubblici, di decade in decade, è soprattutto una domanda più ampia: che cosa accade quando ciò che dovrebbe proteggere finisce per sorvegliare, ciò che dovrebbe garantire tutele lascia soli, ciò che dovrebbe curare normalizza? In queste pagine possiamo osservare il suo sguardo allargarsi verso altri luoghi in cui la sofferenza incontra il potere – il carcere, il fine vita, il disagio minorile, la tossicodipendenza – fino alla sua decennale esperienza parlamentare, quando ha scelto di portare tali temi nel campo delle leggi e delle decisioni politiche. All’interno di questo movimento è la questione femminile ad acquistare un posto centrale, non tanto come semplice dato biografico, bensì come prospettiva concreta da cui interrogare il corpo, la maternità, la famiglia, il lavoro di cura e il modo in cui una differenza diventa inferiorità sociale.

Oggi la voce di Franca Ongaro mantiene la sua forza critica, perché non consente di chiamare cura ciò che rischia di essere «controllo», né tutela ciò che può tradursi in «esclusione». Anche quando le forme della segregazione sembrano arretrare, ne svela il ritorno sotto aspetti più discreti e accettabili. Ed è per questo che resta una voce scomoda, e ancora necessaria.

A cura di Alberta Basaglia, Silvia Jop e Marica Setaro, Prefazione di Luciana Castellina           

[1] https://www.libraccio.it

[2] https://www.ibs.it

[3] https://www.theitalianreview.com

[4] https://www.agor.app

[5] https://www.ilsaggiatore.com

[6] https://www.amazon.it

[7] https://www.repubblica.it

[8] https://www.libraccio.it

[9] https://www.repubblica.it

[10] https://www.conferenzasalutementale.it


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