“Quando eravamo felici” è un’opera intima e autobiografica del giornalista e saggista Antonio Padellaro, pubblicata da Edizioni Piemme il 23 giugno 2026. [1, 2]
Il volume segna un netto cambio di passo nella produzione dell’autore, storicamente legata alla saggistica politica dura e pura, per approdare a un racconto privato, doloroso e fortemente evocativo.
I Contenuti e la Trama
Il libro si sviluppa come un dialogo intimo, struggente e necessario tra Padellaro e la moglie, colpita da una malattia terminale. In questa cornice drammatica, la donna diventa la sua “lettrice necessaria”, colei che ascolta i suoi ricordi, lo corregge e lo sprona a scrivere. [1, 3]
La narrazione si articola attraverso due binari paralleli:
- La storia d’amore: L’opera mette in scena l’ultimo atto di una profonda relazione sentimentale durata ben sessant’anni. [4]
- L’autobiografia “disordinata” di una famiglia e di un Paese: Attraverso un flusso continuo di ricordi, l’autore torna alla Versilia degli anni Sessanta, rievocando le vacanze estive nella casa di villeggiatura popolata da zii e cugini. Emergono i nodi della sua vita privata, come la figura del padre e il trauma per una madre scomparsa troppo presto. [1, 3, 4, 5]
- Il ritratto dell’Italia del boom: Sullo sfondo del vissuto personale si staglia l’Italia del miracolo economico, dei grandi leader democristiani e socialisti, delle grandi riforme, ma anche delle tensioni internazionali come la crisi dei missili a Cuba o il mistero della morte di Enrico Mattei. Un’epoca d’oro in cui la felicità appariva quasi come un diritto acquisito. [4]
L’intero testo gioca sul forte contrasto e lo scarto evidente tra la “bruttezza dei nostri tempi” e quella stagione passata, carica di sogni, passioni e di una politica vissuta ancora come un grande destino collettivo. [4]
l’accoglienza della critica letteraria e giornalistica ne evidenzia i seguenti aspetti:
- Il tono intimo e inedito: La critica sottolinea lo smarrimento dell’uomo e del marito davanti a qualcosa di troppo grande (la malattia), parlando di un'”immersione narrativa lucida e accorata” che spoglia Padellaro dal classico piglio distaccato del giornalista politico. [3]
- Un’operazione di memoria collettiva: Viene apprezzata la capacità di trasformare un lutto e un dolore privato in uno specchio generazionale, capace di far riflettere il lettore sulla nostalgia di un’Italia che non c’è più. [4]
[6] https://www.lafeltrinelli.it
[8] https://versilianafestival.it
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