L’articolo di Roberta Villa, pubblicato su Domani il 19 agosto 2026, riflette criticamente sul social freezing — la crioconservazione degli ovociti per ragioni non strettamente mediche — a partire dalla scelta dichiarata da Alexandria Ocasio-Cortez. Il punto centrale non è tanto stabilire se congelare gli ovuli sia giusto o sbagliato, quanto interrogare l’idea di poter mantenere un pieno “controllo” sulla propria vita riproduttiva. editorialedomani
Il tema dell’articolo
Villa prende di mira soprattutto la parola controllo. Ocasio-Cortez ha presentato la crioconservazione degli ovuli come una possibilità di autodeterminazione: conservare oggi una riserva di ovociti per non dover decidere immediatamente se e quando avere figli.
Questa narrazione, osserva Villa, può essere seducente perché promette di conciliare due tempi difficili da far coincidere:
- il tempo biologico della fertilità femminile;
- il tempo sociale, professionale ed economico necessario per costruire una relazione, una famiglia o una posizione lavorativa stabile.
Il social freezing sembrerebbe dunque offrire una sorta di “assicurazione” contro l’incertezza del futuro. Ma l’assicurazione non equivale a una garanzia: gli ovociti congelati possono aumentare le possibilità di una gravidanza successiva, ma non assicurano che essa si realizzi.
L’illusione del controllo
La riflessione di Villa si inserisce in un discorso più ampio sul modo contemporaneo di rappresentare la maternità. Se per lungo tempo la gravidanza e la maternità sono state raccontate soprattutto come rinuncia, sacrificio o perdita di libertà, oggi si rischia di passare all’immagine opposta: la maternità come evento completamente pianificabile e compatibile con un’esistenza integralmente autodeterminata.
Il problema, però, è che avere figli introduce inevitabilmente una dimensione di imprevedibilità. La gravidanza, la nascita e la crescita di un bambino non sono semplicemente progetti da inserire nel calendario insieme alla carriera, ai viaggi o agli altri obiettivi personali.
Il titolo — “Avere tutto sotto controllo? Con i figli non è possibile” — condensa proprio questa tensione: la crioconservazione può consentire di rinviare una decisione, ma non di governare tutti gli esiti futuri. Non controlla l’incontro con un partner, la salute, la riuscita della fecondazione assistita, le condizioni economiche o il desiderio stesso di diventare genitori.
Una questione anche politica
Villa non sembra negare il valore della tecnica. Il social freezing può avere senso per alcune donne e può rappresentare una risorsa concreta, soprattutto quando la maternità viene rimandata per circostanze non interamente dipendenti dalla volontà individuale.
La critica riguarda piuttosto il rischio di trasformare un problema collettivo in una responsabilità privata. Se il lavoro è precario, i servizi per l’infanzia insufficienti, le carriere penalizzanti e il costo della vita elevato, la soluzione non dovrebbe consistere soltanto nel chiedere alle donne di adattarsi biologicamente al sistema attraverso il congelamento degli ovociti. Il social freezing promette di separare il tempo della fertilità da quello della maternità, ma non elimina gli ostacoli sociali che rendono difficile avere figli. editorialedomani
In Italia, inoltre, la procedura per finalità non mediche rimane generalmente molto costosa e non rappresenta una possibilità accessibile a tutte. Una precedente analisi di Domani indicava un costo medio di circa 7.000 euro, al quale si aggiungono le spese di conservazione e, in futuro, quelle della fecondazione assistita. editorialedomani
Una possibile chiave di lettura
L’articolo può essere letto come una critica a tre semplificazioni:
- Congelare gli ovociti non significa congelare la fertilità. La tecnica conserva cellule riproduttive, non garantisce una gravidanza futura.
- Rinviare la maternità non significa risolvere le condizioni che la ostacolano. Restano presenti problemi di lavoro, reddito, abitazione, servizi e condivisione della cura.
- La maternità non è interamente controllabile. Anche quando è desiderata e programmata, porta con sé vulnerabilità, dipendenza reciproca e imprevisto.
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