Scheda del libro
Osvaldo Poli, Anche i figli hanno dei doveri. Per un’educazione all’impegno e alla gratitudine, Mondadori, collana Sentieri, 2026.
- Pubblicazione: 9 giugno 2026.
- Pagine: 144.
- Formato: rilegato.
- ISBN/EAN: 9788804817970.
- Ambito: psicologia dell’educazione e rapporto genitori-figli. cite lafeltrinelli
Contenuto
Il saggio mette in discussione un orientamento educativo che, secondo Poli, tende a concentrarsi quasi esclusivamente sui diritti dei figli — ascolto, comprensione e protezione — trascurando il tema della reciprocità. Se i genitori hanno il dovere di accudire, educare e proteggere, anche i figli devono imparare a rispondere con impegno, rispetto e gratitudine.
Poli difende una forma di autorevolezza genitoriale non fondata sulla paura o sull’autoritarismo, ma sulla capacità di porre limiti e chiedere responsabilità. Pretendere da un figlio uno sforzo, una rinuncia o la riparazione di un errore non equivale necessariamente a esercitare violenza: può rappresentare, al contrario, una forma di cura e di fiducia nelle sue capacità. cite lafeltrinelli
L’autore critica soprattutto due atteggiamenti:
- il “disagismo”, cioè la tendenza a spiegare ogni comportamento negativo attraverso una sofferenza, una fragilità o un disagio psicologico, finendo talvolta per trasformare la responsabilità in assoluzione;
- il determinismo educativo, che attribuisce ai genitori la responsabilità pressoché totale di ogni difficoltà o fallimento dei figli.
Il libro invita quindi a distinguere tra ciò che un ragazzo non riesce a fare per un limite autentico e ciò che non vuole fare perché ha imparato che un certo comportamento gli consente di ottenere ciò che desidera. La sofferenza può spiegare un’azione, ma non cancella automaticamente il danno prodotto né elimina la necessità di porvi rimedio. cite ilgiornale
Un punto centrale riguarda il riconoscimento del lavoro invisibile della famiglia: preparare i pasti, lavare, riordinare, sostenere economicamente i figli e organizzare la vita quotidiana. La gratitudine non viene presentata come una semplice formula di buona educazione, ma come la capacità di comprendere che il benessere personale dipende anche dal tempo e dalla fatica degli altri.
Da qui deriva l’idea che i figli debbano contribuire alla vita comune, rispettare gli accordi, assumersi incarichi e imparare a considerare le conseguenze delle proprie azioni. Il dovere di “rendersi amabili” non significa essere sempre accomodanti o privi di difetti, ma correggere quei tratti del carattere che feriscono sistematicamente gli altri. cite ilgiornale
Il libro si colloca nel dibattito contemporaneo sulla crisi dell’autorità educativa e sulla difficoltà dei genitori di stabilire regole senza sentirsi colpevoli. La sua prospettiva è volutamente controcorrente e polemica: mette in guardia dal rischio che l’ascolto psicologico si trasformi in giustificazione permanente e che ogni limite venga interpretato come un trauma.
La tesi può risultare stimolante soprattutto per genitori, insegnanti ed educatori, purché il richiamo alla responsabilità non venga separato dall’attenzione alle condizioni concrete dei ragazzi. Un comportamento problematico può infatti derivare da scelta, immaturità, sofferenza, disabilità, contesto familiare o fattori sociali diversi: la sfida educativa consiste nel comprendere senza assolvere automaticamente e nel correggere senza umiliare.
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