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In queste settimane si parla dei cosiddetti baby boomers, visto che il 2011 è il primo anno in cui una parte di questa generazione va in pensione. La sensazione, però, è che nonostante il raggiungimento dell’età pensionabile, siano ancora loro a detenere di fatto le leve del potere. Non crede che questo rappresenti un vero e proprio elemento di conservazione, un freno alla necessità di introdurre importanti riforme e cambiamenti in buona parte degli occidentali?
. E questo rappresenta sicuramente un fattore di conservazione. In Europa le cose non vanno troppo meglio. La situazione, però, non è neppure lontanamente paragonabile a quella italiana. Senza fare nomi, l’ultimo direttore di giornale nominato nel nostro paese ha la bellezza di 87 anni. A quell’età, in tutto il mondo, si scrivono libri di memorie e ci si occupa di giardinaggio e nipotini, non del rilancio editoriale di una testata. In Italia il problema generazionale (un concetto che, almeno in linea di principio, mi fa inorridire) è gravissimo e apparentemente irrisolvibile.
Della società post-baby boom, sappiamo soltanto che le nuove generazioni non avranno quei vantaggi, quelle certezze dei loro genitori. Ci può dire con precisione almeno tre ulteriori aspetti che caratterizzeranno la società europea e più in particolare le nuove generazioni nei prossimi anni?
La flessibilità del lavoro è una risposta scontata ma inevitabile. Il mito del “posto fisso” è già una chimera in molti paesi del mondo, anche europei, presto lo diventerà anche nel nostro paese, dove continua ad essere giudicato (a torto) un “valore” in sé. Sul multiculturalismo, che molti analisti considerano come ineluttabile, invece non ci scommetterei troppo. I segnali che arrivano, anche dal Nord Europa, sono contrastanti: gli immigrati di seconda o terza generazione stentano sempre di più ad inserirsi nel tessuto sociale dei paesi che li ospitano. E questo sta provocando fortissime crisi di rigetto, anche in nazioni dalla secolare tradizione di tolleranza (penso alla Scandinavia e ai Paesi Bassi, per esempio). La storia non procede in maniera lineare, ma avanza per strappi, accelerazioni e passi indietro. Società globale o enclave isolate in guerra tra loro? Nessuno può predire con esattezza cosa accadrà nelle dinamiche globali di integrazione tra nazionalità ed etnie diverse. Su una cosa, invece, possiamo essere ragionevolmente certi: i nativi digitalihanno di fronte uno spettro di opportunità e di alternative che le generazioni precedenti non hanno mai avuto a disposizione. Il moltiplicarsi e il diffondersi di strumenti informatici e telematici possono garantire un livello di penetrazione della conoscenza che l’umanità non ha mai conosciuto. Chi è partito prima, e meglio, in questo settore, avrà un vantaggio competitivo sugli altri paesi che per molti decenni resterà incolmabile.
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da: 3) I Baby-boomers invecchiano, ma non mollano l’osso [West – Welfare, Società e Territorio].
Scopri di più da MAPPE nel sistema dei SERVIZI alla persona e alla comunità, a cura di Paolo Ferrario
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