Le rivolte nordafricane e l’inconscio collettivo, di Claudio Risè

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Nelle immagini provenienti dal Nord Africa la forza più evidente trasmessa a chi le osserva è quella del movimento. In piazze rimaste a lungo immobili, ad eccezione del traffico di auto, persone e piccoli commerci, si riversano di colpo grandi masse, che chiedono cambiamenti profondi in regimi rimasti pressoché uguali da molti decenni.
Queste persone emozionate, arrabbiate, desiderose di trasformazioni che probabilmente neppure loro intravedono con chiarezza al di là dell’immediato bisogno di cibo a minor prezzo, fanno risuonare dentro di noi due aspetti contrastanti. Da una parte l’istinto di conservazione, la paura di venire travolti da qualcosa di irrazionale e distruttivo, che potrebbe sconvolgere le nostre vite. Dall’altra si fa avanti il bisogno di cambiamento, presente in noi con intensità e direzioni diverse in ogni fase della vita, e sostenuto anche dal processo biologico di continua distruzione e contemporanea rigenerazione delle nostre cellule cerebrali, e quindi della nostra stessa personalità. Non è possibile star fermi, non cambiare, senza cadere nella malattia psichica, o fisica, od entrambe.
Questo fatto, che caratterizza ogni vita umana, nella quale il benessere è legato al riconoscere l’ineluttabilità del movimento e del cambiamento, e all’impegno personale nel realizzarlo, appare anche nella vita delle grandi organizzazioni degli uomini:

da: Diario di bordo :: Le rivolte nordafricane e l’inconscio collettivo :: March :: 2011.

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