I mass media che hanno fatto l’Italia, da Voce Arancio

La radio, il telefono, la tv e da qualche anno anche internet: i mezzi di comunicazione ci hanno aiutato a diventare un popolo unito. E la qualità della nostra vita ringrazia

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NOVITA’ Domenica 3 gennaio 1954. Sono le 11 e nelle case degli italiani c’è una novità. Fulvia Colombo da Milano e Nicoletta Orsomando da Roma annunciano contemporaneamente l’avvio ufficiale delle trasmissioni televisive Rai. In tutto il Paese ci sono 15mila apparecchi, in pochi credono nella potenza del mezzo. Cinque anni dopo le tv sono un milione, gli spettatori venti milioni e quella scatola di metallo ha già iniziato a trasformare la vita degli italiani. Il telegiornale mostra loro che cosa accade in giro per la penisola, il maestro Alberto Manzi con il suo Non è mai troppo tardi aiuta gli analfabeti a recuperare, Mike Bongiorno con Lascia o raddoppia allieta le serate.

GLOBALI Nella seconda metà nelle case degli italiani, un po’ più tardi rispetto al resto del mondo, c’è un’altra novità, più potente della precedente. È la rete, è internet, che permette di superare ogni confine e ci trasforma sempre più in cittadini del mondo. E così, grazie alla posta elettronica, contattiamo in tempo reale chi si trova dall’altra parte del mondo, con Skype parliamo al telefono dallo schermo del pc con chi è lontano, con un click compriamo quello che ci piace in negozi reali o virtuali distanti migliaia di chilometri. Le opportunità che la rete ci ha messo a disposizione sono infinite e riguardano ogni aspetto della nostra vita, i risultati si muovono comunque tutti nella stessa direzione: se radio e tv ci hanno aiutati a diventare un popolo unito, internet ci sta trasformando in un popolo globalizzato.

Il wireless free nel nostro paese è attivo dal 1° gennaio di quest’annoMORALIZZAZIONE «Abbiamo a disposizione il mezzo più potente di cultura, di moralizzazione, di diletto che esista; mancheremmo in pieno alla nostra missione se non usassimo tutti i nostri sforzi per utilizzarlo nel modo migliore e più vasto» (Raoul Chiodelli, direttore dell’Eiar fino alla caduta del Fascismo parlando della radio).

RADIO La radio nel nostro Paese nasce nel 1910, con la legge 395 che riservava al governo lo stabilimento e l’esercizio degli impianti radiofonici. Nel 1924 vengono unificate le diverse compagnie radiofoniche e vi è la concessione in esclusiva all’Unione radiofonica italiana, che nel 1927 passa poi per 25 anni all’Eiar (Ente italiano per le audizioni radiofoniche, antesignano della Rai). Nel 1929, con il primo giornale radio, nasce la radio come la conosciamo.

DISTANZE Ma come la radio ha davvero cambiato la vita degli italiani e come è stata utile? La radio è stata il primo strumento che ha permesso ai cittadini della penisola di ascoltare le stesse cose, anche a centinaia di chilometri di distanza, e che ha raggiunto anche paesini e centri prima isolati. Ecco cosa si trovava scritto sul Giornale d’Italia nel dicembre del 1926: «Si pensi al valore che potrebbero avere la radio specie per gli abitanti dei piccoli villaggi che non possono usufruire neanche di un cinema. […] Tutto questo significa una cosa sola: il sistema radiofonico deve venire esteso rapidamente, infatti esso contribuirà sensibilmente all’estendersi della cultura generale del popolo».

BROADCASTING L’Araldo telefonico, il primo esempio di broadcasting italiano: si avvaleva di un apparecchio telefonico e di una cuffia, un segnale acustico segnalava ai suoi abbonati l’ora esatta e indicava l’inizio del Un modello di radio anni Cinquantaradiogiornale, oltre a un palinsesto giornaliero di notizie e spettacoli. Del resto, inizialmente il telefono era al servizio degli italiani anche come fonte di svago: «Più che uno strumento di comunicazione interpersonale era un giocattolo musicale e d’intrattenimento, che permetteva a un pubblico riunito in una stanza di ascoltare la performance di un cantante che si trovava in un altro luogo» (Gabriele Balbi in La radio prima della radio, Bulzoni).

INVENZIONI Alcune celebri invenzioni tricolori nel campo delle comunicazioni e tecnologie che hanno cambiato la vita degli italiani (o almeno ci hanno provato): il telefono, inventato da Antonio Meucci nel 1871; il pantelegrafo, un antenato del fax, realizzato da Giovanni Caselli nel 1861; radio e telefonia senza fili, frutto dell’ingegno di Guglielmo Marconi nel 1895; nello stesso anno il kinetografo (macchina per la proiezione di immagini in movimento) di Filoteo Albertini; Programma 101 o Perottina, una sorta di personal computer alla portata di tutti di Pier Giorgio Perotto nel 1962; l’algoritmo di Google di Massimo Marchiori nel 1997 ecc.

INDENTITA’ Ci sono due cose che hanno contribuito, probabilmente più di altre, a creare e cementare un’identità italiana, soprattutto sotto il profilo linguistico: la leva obbligatoria, specie con le due guerre mondiali, e la televisione. Quando vengono trasmesse le prime trasmissioni televisive, nel 1954, solo un italiano su cinque parla correntemente italiano, il 12,9% è analfabeta. Quella della televisione è stata una crescita esponenziale: nel 1956 gli abbonati sono già 366.000, nel 1958 2,8 milioni, nel 1964 cinque milioni. Il secondo canale nasce nel 1961. Alla fine degli anni Ottanta il 96% delle famiglie italiane possiede un televisore. Il linguista Gian Luigi Beccaria sulla Stampa ha definito la televisione come «una delle scuole serali d’Italia».

CAROSELLO Nel 1957 arriva Carosello. Prima c’è la tv dei ragazzi, poi inizia la programmazione più specificatamente dedicata agli adulti. Riti e costumi di un’Italia davvero unita, tanto che l’espressione “a letto dopo Carosello” è rimasta nell’immaginario di molti. In più, una delle prime trasmissioni televisive è un programma di divulgazione letteraria: Il commesso di libreria presentata da Franco Antonicelli.

TV PRIVATE Un capitolo a parte meritano le televisioni private, che inizialmente non entrano in competizione con la tv pubblica, ma occupavano nicchie di mercato lasciate libere. Poi, dagli anni Settanta iniziano a trasmettere dall’estero sul territorio italiano emittenti locali come Firenze libera, Telemontecarlo, Tv Svizzera italiana, Tele Capodistria ecc. Nel 1975 esistevano già 68 emittenti locali, 244 nel 1977, 434 nel 1978, 600 nel 1981. Stava per nascere Mediaset, che ha cambiato gli italiani radicalmente, facendo diventare i bambini un po’ giapponesi attraverso i cartoni animati e i ragazzi più americani con le serie tv (Dallas, Happy Days, Hazar, e successivamente Baywatch e via dicendo).

DIGITALE Un’offerta televisiva che si è moltiplicata tantissimo in pochi anni, e che continua a farlo con le reti digitali e satellitari (come abbiamo raccontato in un precedente articolo). Un’abbondanza tale da creare dipendenza: «Per trattare di una società televisivo-dipendente il caso italiano si presta a meraviglia. […] Un’offerta così ricca ha creato nella gran parte degli italiani una dipendenza che nasceva dal poter trovare, ogni sera, almeno un programma capace di attrarre l’interesse di un vasto pubblico» (Marino Livolsi in La realtà televisiva, Laterza).

CELLULARI Nel 1990 i possessori di cellulari in Italia erano 200mila. Il servizio voce, l’unico attivo, costava 1.950 lire al minuto. Oggi siamo a quota cinquanta milioni di utenti.

TELEFONO I mezzi di comunicazione cambiano, si evolvono, vengono rimpiazzati da altri. Il telefono, per esempio, è sempre meno usato dagli italiani: nel 2005 passavamo quasi sette minuti al giorno sulla linea fissa di casa, adesso siamo scesi a quattro minuti e 41 secondi. E le conversazioni al cellulare non aumentano più in maniera esponenziale: nel 2009 cinque minuti e nove secondi al giorno, solo il 4,7% in più rispetto del 2008. Mentre, secondo i dati Nielsen, nel 2010 c’è stato un taglio del 10% a quota 29 euro al mese la spesa media per i cellulari – bisogna considerare anche che l’anno scorso è stato probabilmente quello del vero boom di Facebook, Skype e affini. Il trend è comune ad altri paesi: in dieci dei maggiori mercati di telefonia mondiali, dice la Ofcom, le telefonate sul cellulare sono in calo. Piena salute invece per gli sms: nel 2011 secondo Abi research dovrebbero arrivare a quota 7mila miliardi (l’800% in più del 2008) in tutto il mondo. Nel 2010 oltre 54 miliardi di minuti di chiamate internazionali (il 13% del totale) sono stati effettuati grazie a Skype.

SOCIAL NETWORK Sono soprattutto i più giovani i protagonisti di questa migrazione dal cellulare verso internet. Filippo Renga, direttore dell’osservatorio mobile alla School of management del Politecnico di Milano: «In molti l’hanno sostituito come mezzo di comunicazione con i social network». Il cellulare si usa meno per chiamare, ma ha nuovi usi. Ombretta Capodaglio di Nielsen Online: «La vecchia chiamata non è più il suo core business. Undici milioni di italiani lo usano per viaggiare in internet, il 31% in più del 2009, tre milioni entrano nei social network via telefonino». Gli smartphone, insomma, sono sempre più al servizio degli italiani, e stanno cambiando le abitudini e i modi di vivere.

Italiani che oggi utilizzano internet: poco più di 20 milioniPC E quindi per cosa usiamo il cellulare oggi in Italia? Per molte cose diverse. Il numero di dati scaricati dai cellulari in Italia è salito dai 7,5 milioni del primo trimestre 2009 agli 11 del terzo trimestre 2010. Ci ascoltiamo la radio, consultiamo mappe, scarichiamo videogiochi (+28% rispetto al 2010). Ancora Renga: «E siamo solo all’inizio. Il fenomeno è destinato a moltiplicarsi nei prossimi anni. Il meteo, per dire, si consulta oggi più via telefonino che dal pc». E poi c’è il rilevatore di frequenza cardiaca e di consumo calorico in palestra, lo si usa come GPS e molto altro.

WIRELESS FREE Internet, l’ultimo arrivato, ha accorciato le distanze e rese possibili le comunicazioni a basso costo tra gli italiani – oltre che con gli altri cittadini del mondo. Eppure la rete in Italia incontra ancora alcune difficoltà. La banda larga è relativamente poco diffusa: le persone che usano internet in Italia sono tra 20 e 23 milioni, meno della metà dell’intera popolazione. Mentre soltanto dal primo gennaio di quest’anno il wireless free è diventato una realtà: non è infatti più necessaria l’identificazione dell’utente per accedere ad un wireless in uno spazio pubblico.

INFORMAZIONE Oltre alla comunicazione, internet ha facilitato anche il moltiplicarsi delle informazioni online. Sia quelle che arrivano dal basso, attraverso blog (in Italia sono moltissimi, come vi abbiamo raccontato in questo articolo), social network, sia le notizie che si possono leggere sui quotidiani online, appendice di quelli cartacei ma anche creati specificatamente per la rete: nell’ultimo anno ne sono nati ben tre, Il Post, Lettera43 e l’ultimo arrivato Linkiesta. Anche in Italia l’informazione grazie a internet è sempre più orizzontale, le notizie viaggiano in modo nuovo e arrivano ai cittadini anche senza mediazioni: il modo di informarsi degli italiani sta cambiando e gli sviluppi sono imprevedibili.

da: VoceArancio » Blog Archive » I mass media che hanno fatto l’Italia.

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