Sentenza Cassazione: Psicoanalisi è Psicoterapia. Scheda/Commento di Nicola Piccinini, in http://nicolapiccinini.it

Importante posizione della Cassazione: la psicanalisi viene equiparata alla psicoterapia e richiede quindi regolare iscrizione all’Albo degli Psicoterapeuti. Ma andiamo per ordine…

Che la Psicoterapia sia un’attività riservata a Psicologi o Medici che abbiano completato una Scuola quadriennale di Specializzazione in Psicoterapia riconosciuta dal MIUR e che siano iscritti all’albo degli Psicoterapeuti del proprio Ordine professionale è fatto noto e risaputo.

La Psicoanalisi è invece da sempre sfuggita a questo vincolo, smarcandosi dalla Psicoterapia e quindi potendo essere svolta al di là dell’iscrizione in tale Albo. Ovviamente è impossibile comprimere tutto il confronto culturale e politico-professionale di psicanalisi-psicoterapia-psicologia in poche righe, così come non è possible ricondurre la questione ad elementi o aspetti stereotipati. E’ questione complessa. Tuttavia possiamo affermare – ai fini del presente post – che la gran parte delle Scuole di Speciliazzazione in Psicoanalisi ha poi ottenuto l’accreditamento MIUR e quindi abilita lo specializzando a poter divenire Psicoterapeuta “a norma di legge”. Così come possiamo affermare chealcuni “pseudo-professionisti improvvisati”, quando colti con le mani nella marmellata, si appellano al fatto di essere psicoanalisti e così aggirano il problema del rischio di denuncia per abuso di professione. In pratica questa DEREGOLAMENTAZIONE della psicoanalisi permette zone franche di potenziale abuso della professione di Psicologo e Psicoterapeuta.

Veniamo quindi alla posizione della Cassazione [scarica documento] ed alla sua importanza in ottica di tutela della professione.

Nel 2008 l’Ordine Psicologi Emilia Romagna denunciò per abuso una persona per pratica abusiva della professione di psicologo e psicoterapeuta. In un primo momento il Tribunale di Ravenna assolse la persona, successivamente – nel 2010 – la Corte di Appello di Bologna dichiarò invece l’imputata colpevole del reato ascrittole.

La persona decise di ricorrere quindi in Cassazione affermando in sintesi che la psicoanalisi non ha nulla a che fare con psicologia o psicoterapia, e che quindi non ha motivo di sussistere nessun reato. Ed è proprio su questo ultimo passaggio che la Cassazione si esprime:

ai fini della sussistenza del reato di cui all’art. 348 c.p., l’esercizio della attività di psicoterapeuta è subordinato ad una specifica formazione professionale della durata almeno quadriennale ed all’inserimento negli albi degli psicologi o dei medici (all’interno dei quali è dedicato un settore speciale per gli psicoterapeuti). Ciò posto, la psicanalisi, quale quella riferibile alla condotta della ricorrente, è pur sempre una psicoterapia che si distingue dalle altre per i metodi usati per rimuovere disturbi mentali, emotivi e comportamentali.”

Ed ancora:

Nè può ritenersi che il metodo “del colloquio” non rientri in una vera e propria forma di terapia, tipico atto della professione medica, di guisa che non v’è dubbio che tale metodica, collegata funzionalmente alla cennata psicoanalisi, rappresenti un’attività diretta alla guarigione da vere e proprie malattie (ad es. l’anoressia) il che la inquadra nella professione medica

Quindi non solo la psicanalisi è pur sempre una psicoterapia, ma anche il “colloquio” può rientrare in una vera e propria forma di terapia che, se declinata e diretta alla guarigione, è da inquadrarsi nell’ambito regolamentato da legge!

Cari colleghi, a mio avviso è una sentenza di rilievo ed importante strumento di tutela!

Da oggi, per scendere nel pratico, ove si ravvisi attività terapeutica svolta da soggetti che si propongono come psicoanalisti, ma sprovvisti di regolare iscrizione all’ALbo Psicoterapeuti, sarebbe possibile effettuare una segnalazione al proprio Ordine regionale per abuso di professione, allegando la presente sentenza della Cassazione.

È ulteriormente importante in quanto sentenzia su una dinamica molto simile a quella che avviene con il counseling ed i counselor, o comunque tutte queste professioni affini.

Di fatto – ad oggi – se non sei psicologo non puoi dire di fare “counseling psicologico”, ma se parli esclusivamente di “counseling” aggiri il problema e – nella sostanza – scimmiotti la nostra professione.

Purtroppo in questo ambito la terminologia sostanzia la differenza. Servirebbe dunque una giurisprudenza che riconduca il termine “counseling” alla professione di Psicologo, alla 56/89… ma di questo vi parlerò in un prossimo post ;o)

da: Sentenza Cassazione Psicoanalisi è Psicoterapia | Nicola Piccinini.

12 commenti

  1. buongiorno, io sono un sacerdote , secondo Lei quindi quando io confesso un mio parrocchiano, o, come spesso mi capita, parlo (ho un colloquio) con un mio parrocchiano che chiede il mio aiuto “psicologico” commetto un reato perché “scimmiotto” la vostra professione? cordiali saluti in Cristo (il primo psicologo) , ernesto

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    1. in questo articolo si parla di una sentenza della cassazione
      non credo che lei metta sulla sua porta : “sacerdote e psicanalista”
      almeno, spero
      cordiali saluti a lei e ai suoi parrocchiani
      paolo ferrario

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  2. Se è vero che la gran parte delle maggiori società psicoanalitiche (SPI, AIPA, CIPA, ecc.) hanno ottenuto l’accreditamento come specializzazioni terapeutiche dal MIUR, il problema sta nel verificare in base a quale affiliazione qualcuno si qualifica (o autoproclama) psicanalista senza essere nemmeno psicoterapeuta. Il problema pertanto non è la psicoanalisi (da cui peraltro tutte le psicoterapie discendono) ma quel qualcuno. Affrontare una psicoanalisi personale prima di pretendere di aiutare psicologicamente l’altro è piuttosto condizione imprescindibile (come se il chirurgo prima di operare non si lavasse le mani – disse qualcuno).

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  3. buongiorno, sono uno studente di psicologia (secondo anno) non mi è chiara una cosa e se il colloquio non è declinato e diretto alla guarigione? come va interpretata la cosa? gilberto

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    1. non sono un giurista, ma sono certo che tutta la gamma dei “colloqui” non rientri nel modo più assoluto nella categoria “psicoterapie”. altrimenti tutti gli psicologi, assistenti sociali, educatori professionali, pedagogisti non potrebbero fare neppure un colloquio.
      comunque qualla che ha letto è una sentenza della cassazione che avrà molte interpretazoni successive. sarà il vostro ordine professionale a chiarire tutti gli aspetti di dettaglio
      auguri per i suoi studi ed il suo futuro
      paolo ferraria

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  4. sono iscritta al quarto anno di Philo – scuola superiore di pratiche filosofiche (precedente laurea un filosofia); a conclusione degli studi non è prevista l’iscrizione ad un albo professionale, i nostri docenti sostengono che è possibile svolgere attività di analisi (preciso che devo effettuare 250 ore di analisi con un’analista). ma in base alla sentenza della Cassazione è possibile che svolga attività di analisi?

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    1. per anna meinardi, iscritta a philo
      per anna meinardi, iscritta a philo
      la sentenza della cassazione mette in forte discussione l’uso della qualifica di “psicanalista” al posto di “psicoterapeuta” e la confusione ed intercambiabilità fra le due qualifiche.
      ogni altra attività di consulenza interpersonale che non usi quelle terminologie (psicanalista, psicoterapeuta) non dovrebbero essere messe in discussione.
      dico questo non da giurista, ma da formatore nel campo delle politiche sociali. occorre prenderle dunque come una “supposizione” e non come una affermazione incontrovertibile.
      occorrerà seguire con attenzione le determinazioni degli ordini degli psicologi.
      è del tutto evidente, tuttavia, che si è aperta una “competizione” interprofessionale dagli esiti tutti da comprendere, verificare e valutare
      mi confermo nella mia convinzione che OCCORREREBBE ELIMINARE IL VALORE LEGALE DEI TITOLI DI STUDIO (e naturalmente tutti gli ordini professionali che ergono muri in valicabili a chi “viene dopo”, in particolare i giovani
      senza valore legale PREVARREBBE SOLO LA COMPETENZA. solo la capacità professionale di svolgere funzioni di aiuto alle persone.
      per ora, tuttavia, occorre attenersi al dispositivo di questa sentenza
      cordiali saluti
      paolo ferrario

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  5. La sentenza mette anche in rilievo l’assurdo modo che ormai è prassi, di fart passare i colloqui di counseling psicologico come colloqui non terapeutici. Per quanto riguarda l’intervento del sacerdote….. le cose sono molto diverse! Se lei confessa una persona ascoltandone i peccati e dando dei consigli non fa altro che fare il suo “lavoro” Una psicologo non da consigli e questo è l’equivoco piu’ grande! Non ne ha bisogno! Inoltre Padre, ma lei cura disturbi di personalità, alimentari, psicotici o di questo tipo nel confessionale? Forse non ha ben chiara l’idea di Psicoterapia ; )
    Saluti

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  6. Io dico la mia, poi ognuno può dire quello che vuole, spero che nessuno si senta offeso: non penso che un colloquio terapeutico debba essere considerato sempre psicoterapia. Altrimenti anche un amico empatico che ti ascolta e che ti sprona ad andare avanti sta facendo esercizio abusivo della professione. Credo che a questo punto l’ordine diventi una specie di lobby, in cui ci si augura, piuttosto che guarire la società (come voleva fare Freud con la SUA psicoanalisi, che non era riservata ai medici e men che mai agli psicologi), che la società rimanga malata, cosi da poter accogliere i singoli in psicoterapia . Allora si vieta a chiunque voglia aiutare gli altri, di farlo. E non mi riferisco a chi fa il lavoro dello psicoanalista dietro lauto compenso, senza avere la laurea in psicologia, ma mi riferisco al divieto degli psicologi di insegnare tecniche analitiche a non psicologi. Dato che la psicoanalisi può veramente rinnovare la società, gli psicologi hanno tutto l’interesse a vietare che la gente si aiuti (anche senza chiedere soldi in cambio), che sappia applicare il metodo Freudiano, che conosca sé stessa (ecco cosa c’entra la filosofia!) ecc. Ecco perché le tecniche non vanno insegnate ai non psicologi. Però qui è in gioco qualcosa di più, è una questione morale, è in questione la libertà e l’autodeterminazione degli individui: negare la possibilità a un non psicologo di apprendere le tecniche per esplorare il proprio inconscio significa negare alla persona la libertà di autodeterminarsi fino in fondo, per cui la tv, i giornali, la pubblicità e gli psicologi diventano i padri dell’inconscio, da cui la gente deve dipendere per poter far pace con esso. Tutto il contrario di ciò che voleva Freud, tutto preso dallo smascherare gli inganni della religione, delle istituzioni e dei gruppi (si veda psicologia delle masse e analisi dell’io) ecc. La psicoterapia è una relazione tra un professionista e un paziente, non è nemmeno detto che sia sempre terapeutica! Vogliamo poi parlare delle diagnosi? Vogliamo parlare della medicalizzazione della psicoterapia, del positivismo in psicoterapia, in cui la persona è ridotta a un sintomo? Bene fa Irving Yalom, ad affermare che la diagnosi serve per le compagnie assicurative! Io credo che un po’ più di libertà, un po’ più di coraggio, la capacità degli psicologi di reinventare la propria identità e il proprio ruolo sociale, potrebbe solo fare bene. In fondo, potrebbero cercare nuove tecniche psicologiche più efficaci, anziché oscurare al grande pubblico la via per conoscersi nel profondo.

    Io sul mio sito ho pubblicato alcune tecniche che sono state diffuse dagli psicoanalisti nei loro libri…adesso andrebbero arrestati o cosa? Dovrebbero arrestare Davanloo, Dewald, Spotnitz, persino Freud andrebbe arrestato, perché hanno trascritto le sedute delle loro sessioni!

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  7. Volete sapere come la penso? Secondo me:
    a) la diffusione e l’apprendimento della tecnica della psicoanalisi non deve essere riservato (e il padre della psicoanalisi sarebbe d’accordo).
    b)L’esercizio della psicoanalisi (intesa in senso rigoroso, con incontri che avvengono ogni giorno per 4-5 giorni alla settimana) non deve essere riservato.
    c)L’apprendimento di tutte le altre tecniche psicologiche va limitato ai soli laureati.
    d)L’esercizio di tutte le psicoterapie(compresa la psicoterapia psicoanalitica)
    va limitato ai soli laureati.

    Questo per ragioni di ordine storico: grandi psicoanalisti, come Theodor Reik e Cesare Musatti, non erano laureati. Dunque non si capisce perché questo spirito reazionario, se non nelle parole che ho detto nel precedente intervento: occorre smorzare il bene che la psicoanalisi, attraverso la conoscenza di sé, può produrre nell’uomo e nella società, e gli psicologi che esultano di fronte alla sconfitta della libera psicoanalisi mi fanno capire sempre più da che parte stanno. Non dovrebbero esultare, ma proteggere la psicoanalisi…

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  8. Domanda:

    Tutti gli psicologi iscritto all’albo, hanno conseguito una specifica formazione professionale, da
    acquisirsi, dopo il conseguimento della laurea in psicologia o in medicina e chirurgia, mediante corsi di specializzazione almeno quadriennali che prevedano adeguata formazione e addestramento in psicoterapia, attivati ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 10 marzo 1982, n. 162, presso scuole di specializzazione universitaria o presso istituti a tal fine riconosciuti con le procedure di cui all’articolo 3 del citato decreto del Presidente della Repubblica (4)?????
    Perché altrimenti, nel momento in cui inizieranno a parlare o ascoltare i loro pazienti, secondo la sentenza della Corte Suprema di Cassazione dell’Aprile 2011, svolgeranno un esercizio abusivo dell’attività di psicoterapeuta secondo i termini emanati dalla legge 56/89.

    Io ne conosco tanti che non hanno frequentato nessuna scuola si specializzazione post-laurea e men che meno riconosciuta dallo stato.

    Con questa sentenza l’ordine degli psicologi perde importanza (fino all’anno scorso si pensava di essere in un qualche modo tutetati più degli altri essendovi iscritti), senza dimenticare che inizierà una bell’opera di ostracismo invidioso tra colleghi stessi.
    Inoltre considero validissima, perché estremamente logica, l’osservazione del sacerdote Ernesto Taccagni. Iniziamo già a trovarci in una dimensione da Grande Fratello, ovviamente di Orwell.

    A seguito di una simile sentenza gli psicologi italiano hanno perso una buona occasione. Non è certamente da considerare una vittoria.

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  9. Il punto a mio avviso è che le scuole di psicoterapia non formano psicoanalisti, in quanto la psicoanalisi, se è tale è proprio il rovescio del discorso medicalizzante delle psicoterapie. Mi azzardo a dire che un numero esiguo di psicoterapeuti sa che differenza ci sia. Ecco perchè gli analisti (freudiani e lacaniani in particolare) ribadiscono la differenza, pur – aimé – avendo spesso ceduto all’insensatezza della psicoanalisi-psicoterapeutica per questioni politiche.

    Distinguerei dunque le due questioni: politico-giuridica ed epistemologica. Quanto alla seconda nessuna persona che conosca ed abbia fatto un analisi può pensare che questa abbia parentele con la statalizzazione dell’inconscio e del sintomo. Quanto alla prima, siamo ai soliti giochi di potere che poco centrano la verità e la cura.

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