dopo la lettura di T.V. , Les intellectuels italiens et l’islamophobie, captato mediante twitter, 3 febbraio 2012

egregio professor T.V.
twitter mi ha fatto captare questo suo/tuo articolo:
sono un ammiratore del coraggio intelligente di oriana fallaci (per nulla, di magdi allan, ma solo perchè è passato da un fondamentalismo ad un altro fondamentalismo)  e uno dei miei “maestri” è giovanni sartori (che vedo glossato nel testo)
probabilmente non sono un intellettuale, secondo le categorie classificatorie delle accademie universitarie,  ma probabilmente sono un “islamofobo”, ammesso che questa tipologia spieghi alcunchè della transizione socioculturale geopolitica di questo ormai decennio e dei terribili anni a venire.
derivo questa mia propensione innanzitutto dalla esperienza storica (l’11 settembre e relativo contesto: https://mappeser.com/2011/01/26/elenco-degli-attentati-terroristici-islamici-dall11-settembre-2001-al-2010/) e da due radici:
una è la visione che delle religioni, e in particolare delle “fedi”,  ha emanuele severino come “violenza originaria”.
l’altra è la visione del mio contemporaneo Christopher Hitchens (1948-2011): dio non è grande, come la religione avvelena ogni cosa, einaudi
chissà se, estendendo l’analisi agli intellettuali tedeschi, anche enzensberger sarebbe incluso in questa tipologia:
mi piacerebbe che la “sociologia critica” una volta tanto facesse i conti con questo bel programmino politico per la vecchia europa:
grazie per la lettura
e buon futuro
———————————————————–
risposta alla risposta:
egregio professore, grazie per la risposta
il tuo/suo era proprio per segnare l’incrinatura

a parte il dissenso cognitivo su questo tema ritengo che la sociologia critica dovrebbe indagare prima sulle ragioni della “paura” e poi , semmai elaborare le proprie classificazioni tipologiche 
le etichette appiccicate ad oriana fallaci appartengono a quella decisiva teoria, importantissima in tempi flussi comunicativi accentuati dalle tecnologie internettiane, della “deturpazione morale”. Peraltro già ampiamente praticata nelle culture totalitarie del novecento, per esempio nei processi staliniani.
comunque saranno gli anni a venire a validare questa dissonanza cognitiva
in genere concludo una lettera con i saluti
dunque ripeto
grazie per la lettura
e buon futuro
paolo f

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