DOPPIA LETTURA: I falsi argomenti sulle unioni civili – da iDemLab

Il DDL in realtà consente l’adozione in un caso molto specifico, nascosto dietro la formula non immediatamente comprensibile a tutti della stepchild adoption.

Secondo il famigerato articolo 5, quando uno dei partner è l’unico genitore riconosciuto di un minore, l’altro può adottarlo, come è già previsto dalla legge 184/1983 per le coppie sposate. Una opportunità peraltro già estesa a conviventi dello stesso sesso da una discussa sentenza del Tribunale dei minori di Roma nel 2014. E che, quindi, dopo avere istituito l’unione civile, è nelle cose.

Stiamo ai fatti e al merito.

Uno dei due partner ha un figlio, di cui è l’unico genitore riconosciuto. Dove si può pensare che questo bambino cresca se non nella “formazione sociale” creata con l’unione civile? Si può pensare che, per evitare che venga allevato da due persone dello stesso sesso, lo stato lo sotragga al genitore riconosciuto e lo dia in adozione ad una coppia eterosessuale? Ma se questa soluzione è impraticabile – e lo è certamente, sotto tutti i punti di vista, per la nostra civiltà giuridica – perché non si dovrebbe far valere la corresponsabilità nei confronti del minore di tutte e due le persone che lo accudiscono?

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