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Paolo Ferrario: valutazione sull’ “infanticidio per vendetta” avvenuto nella città di Como. Lettera “aperta” alla direzione del Settore Politiche Sociali del Comune di Como e ricostruzione della vicenda attraverso le informazioni pubblicate sul quotidiano La Provincia, 14 novembre 2017

in caso di interesse per una mia valutazione (valutazione  =  “giudizio sulla base di criteri di valore”) sul caso di “infanticidio per vendetta” avvenuto nella città di Como

20 ott 171513.jpg

(Ritaglio fotografico tratto dal settimanale Giallo)


14 novembre 2017

lettera “aperta” alla dottoressa *** – Direttore Settore Politiche Sociali scolastiche e giovanili Tempi della città e Asili Nido del Comune di Como
Gentile dottoressa ***
mi scusi se la disturbo
Sono Paolo Ferrario e sono stato per 45 anni docente di politiche dei servizi nelle scuole universitarie di servizio sociale e per educatori .
Ho letto oggi le sue argomentazioni su La Provincia del 14 novembre, condividendo del tutto lo spirito costruttivo che le caratterizza.
La campagna giornalistica del secondo potere cittadino (La Provincia, per l’appunto) è terribile sia sul piano comunicativo, sia su quello della negativa immagine che si sta offrendo dei servizi sociali. Per fortuna gli articoli riportano correttamente (tramite i virgolettati) le vostre parole.
Per quello che può servire vorrei farle avere tutta la mia solidarietà professionale e umana per il gravoso e ingiusto carico che dovete sostenere
Sono certo che il sistema dei servizi (sia pubblico che del “privato sociale”) ha fatto tutto quello che doveva fare e che le responsabilità di un “infanticidio vendicativo” sono per il diritto penale esclusivamente INDIVIDUALI.
Cercare un capro espiatorio istituzionale corrisponde ad una cultura pubblica irresponsabile e priva di memoria storica.
Scusi ancora per il disturbo
Saluto cordialmente lei e tutti gli operatori del settore servizi sociali del Comune di Como
Paolo Ferrario, Como


estratti dal quotidiano La Provincia

in ordine cronologico decrescente fino al  20 ottobre 2017:

14 Novembre 2017:

“sono stata sentita dalla Procura e ho depositato tutti i documenti in nostro possesso, i decreti del Tribunale, Le relazioni e le segnalazioni. Le valutazioni spettano alla Magistratura”

“siamo tranquilli rispetto all’operato dei Servizi sociali”

“un maggior numero dei operatori consentirebbe di dedicare più attenzione ai progetti di prevenzione del disagio”

“siamo impegnati a rispondere a tantissime esigenze”

“abbiamo chiesto di dare stabilità agli psicologi che operano nell’Unità Tutela dei minori”

“Il Comune ha disposto un percorso di sostegno psicologico per coloro che fanno parte dell’èquipe Tutela minori”

“per tutelare il personale un agente della Polizia locale è presente negli uffici: abbiamo subito minacce anche da nuclei in carico alla Tutela minori”

29 ottobre 2017

La “sindrome rancorosa del beneficato” (Maria Rita Parsi): reazione di una persona quando, dopo aver ricevuto dei benefici (economici, affettivi, di sostegno) in momenti di difficoltà esprimono un rifiuto per la “dipendenza ” dal loro benefattore. E quindi fanno pagare al benefattore stesso la loro situazione di dipendenza, di senso di inferiorità di fronte alla capacità del benefattore di aiutarli

28 ottobre 2017

chiusura del padre rispetto a qualsiasi tipo di contatto con il servizio territoriale e la rete istituzionale

gli operatori non riuscivano a stabilire un contatto diretto e mantenevano quindi contatti con i volontari per avere un monitoraggio indiretto

“siamo stati massacrati, ma i servizi sociali hanno fatto tutto il possibile

se ci saranno altre risorse ce lo comunicherà la politica

aumentare per quanto possibile le risorse e progettare nuove linee guida, nuovi percorsi

 

25 ottobre 2017

“era un uomo circondato dal bene. Ma ha detto di no a tutto il bene che aveva attorno”

tre mesi di chiusura totale dei rapporti tra il padre e i servizi sociali

il decreto del Tribunale dei minorenni lasciava aperta la possibilità di un collocamento extrafamiliare qualora la madre non fosse stata allontanata, come poi accaduto

effettuate le visite domiciliari, i colloqui con i genitori, attivato il centro diurno La Cometa, mantenuto il servizio di educativa familiare per otto ore settimanali, mantenuto l’esonero dal pagamento della mensa e della retta dell’asilo, mantenuto i rapporti con i referenti scolastici

a seguito dei colloqui con gli operatori si è assistito ad un cambio nell’atteggiamento del padre: da collaborativo  a improntato alla chiusura. Anche a causa del rifiuto di un ulteriore contributo economico

un vissuto di esclusione e mancata considerazione  che non aveva riscontro nei fatti. Fino ad una ulteriore chiusura  e impossibilità di riallacciare rapporti. 

servizi costretti ad informarsi attraverso i volontari

ulteriore segnalazione al Tribunale dei Minorenni (25 agosto) e successiva convocazione del padre

esonero dal pagamento degli  oneri relativi alla mensa e al nido

a fronte dell’aggravarsi del clima familiare : segnalazione alla Procura presso il Tribunale dei Minori per “rendere note le preoccupazioni relative e chiedere interventi a tutela dei minori”

il Comune si fa carico da anni dell’affitto, delle utenze domestiche, delle quote per l’assistenza educativa domiciliare e il centro diurno (35-40 euro al giorno per minore)

24 ottobre 2017

un decreto del Tribunale dei minori affidava i minori al Comune, che effettuava i colloqui e le visite domiciliari

era garantita una persona che andava a prendere i figli a casa e li riportava ai termini delle lezioni a scuola

il tribunale dei minori aveva convocato il padre (16 ottobre) alla presenza anche della dirigente  e della coordinatrice del servizio

 

23 ottobre 2017

“la Fondazione Scalabrini ospitava la famiglia in un appartamento avuto in comodato (da un’altra famiglia grande abbastanza per 6 persone”

lo avevano convinto a portare i figli alla Comunità Cometa per consentirgli di trovare lavoro. Ma dopo pochi giorni li ha tolti (con la scusa che gli altri bambini dicevano parolacce)

22 ottobre 2017:

“un educatore andava a domicilio della famiglia” 

“il caso era seguito da uno dei 15 assistenti sociali del Comune”

21 ottobre 2017

i servizi sociali erano attivati dal 2014. La famiglia aveva aiuto per pagare l’affitto. Poi viene messo a disposizione l’appartamento

per la madre era iniziato un percorso di cure in una struttura protetta

il Comune pagava canone e bollette .

Il nido per la figlia minore era gratuito. 

doposcuola, mensa e un educatore

la famiglia era seguita da un’assistente sociale

il padre inizia a non mandare i figli a scuola e non accetta nulla di quanto viene proposto

il padre rischiava di perdere la patria potestà . La decisione dipendeva dal Tribunale dei minori


la mia nota a sostegno del lavoro professionale del settore servizi sociali di Como non è stata apprezzata dai giornalisti della Provincia. Uno di loro mi ha scritto (sul mio blog di ricerca e formazione) e aspramente criticato. Pubblico qui, salvaguardando la sua privacy, la mia risposta:

buonasera dottor ***. Innanzitutto grazie per questo commento pubblico e per le due interviste di due vostri giornalisti che stimo molto.
Ha ragione: sono molto identificato con chi fa lavoro di servizio, conoscendone in profondità angosce, frustrazioni, difficoltà e violenze subite.
Nella mia argomentazione c’è la frase “Per fortuna gli articoli riportano correttamente (tramite i virgolettati) le vostre parole.”
Infatti io distinguo il modo in cui avete raccontato i fatti (riportando le parole della dirigente e dell’assessore) e la campagna basata sulle 10 domande.
Ho tutti gli strumenti cognitivi per comprendere la ragioni della informazione giornalistica. tuttavia io sono totalmente identificato con il settore servizi sociali, sapendo le fatiche quotidiane di operatori sottoposti a pressioni di ogni tipo. Temo (ma non vorrei) che fra qualche giorno dovrete raccontare anche gli episodi delle violenze che costoro riceveranno. Il contesto non è di certo favorevole ai loro compiti quotidiani.
In particolare mi identifico (pur non conoscendole di persona) con l’assistente sociale e la psicologa che avevano in carico il progetto dell’”infanticida per vendetta”.
Ripeto che tutte le informazioni sul caso le ho avute dai vostri virgolettati (soprattutto della dirigente e dell’assessore). E quindi vi ringrazio molto per il lavoro informativo, senza il quale non avrei potuto costruirmi la mia valutazione su questa dolorosa vicenda
Tuttavia l’immagine che si sta rischiando di dare dei servizi sociali contraddice mezzo secolo del mio lavoro (45 anni di ricerca e formazione tecnica su questi problemi). quindi la prego di comprendere il mio sentire ed il mio pensare.
Nella lettera volevo soprattutto esprimere la mia solidarietà alla dottoressa *** e ai suoi collaboratori . Nessun operatore che fa il lavoro di servizio dovrebbe trovarsi in situazioni simili. Mi spiace e mi rammarico del suo disappunto (ma lo comprendo) .
Tuttavia lei si metta anche nei miei panni: soffro davvero tanto per quegli operatori che saranno segnati per sempre nella loro vita da una vicenda che non ricade nella sfera della loro responsabilità professionale ed umana, ma è dovuta solo a un “padre” che per vendetta ha ammazzato 4 bambini sottraendoli anche alla loro madre (questo è un bel tema per un vostro articolo o intervista a persona più competente di me: uccidere 4 figli contro la madre).
cordiali saluti e buon lavoro giornalistico
Como 14 novembre 2017, ore 22


dal quotidiano LA PROVINCIA  (www.laprovinciadicomo.it)

14 novembre 2017

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2 commenti

  1. mario cavallanti ha detto:

    Caro dottor Ferrario, lei è stato intervistato due volte dal giornale e ha potuto dire tutto quel che le pareva in piena libertà. Un’accorata difesa dei servizi sociali del Comune. Ha ritenuto giustificato, se non normale, anche l’assenza di visite a domicilio. Dei servizi sociali abbiamo pubblicato tutto – non molto – il materiale che hanno reso disponibile al pubblico. Di che cosa si lamenta? Ps. Altri esperti, non meno titolati di lei, hanno arricchito il dibattito. Forse è stato un bene.

    Liked by 1 persona

    • Paolo Ferrario ha detto:

      buonasera dottor Cavallanti. Innanzitutto grazie per questo commento pubblico e per le due interviste di due vostri giornalisti che stimo molto.
      Ha ragione: sono molto identificato con chi fa lavoro di servizio, conoscendone in profondità angosce, frustrazioni, difficoltà e violenze subite.
      Nella mia argomentazione c’è la frase “Per fortuna gli articoli riportano correttamente (tramite i virgolettati) le vostre parole.”
      Infatti io distinguo il modo in cui avete raccontato i fatti (riportando le parole della dirigente e dell’assessore) e la campagna basata sulle 10 domande.
      Ho tutti gli strumenti cognitivi per comprendere la ragioni della informazione giornalistica. tuttavia io sono totalmente identificato con il settore servizi sociali, sapendo le fatiche quotidiane di operatori sottoposti a pressioni di ogni tipo. Temo (ma non vorrei) che fra qualche giorno dovrete raccontare anche gli episodi delle violenze che costoro riceveranno. Il contesto non è di certo favorevole ai loro compiti quotidiani.
      In particolare mi identifico (pur non conoscendole di persona) con l’assistente sociale e la psicologa che avevano in carico il progetto dell'”infanticida per vendetta”.
      Ripeto che tutte le informazioni sul caso le ho avute dai vostri virgolettati (soprattutto della dirigente e dell’assessore). E quindi vi ringrazio molto per il lavoro informativo, senza il quale non avrei potuto costruirmi la mia valutazione su questa dolorosa vicenda
      Tuttavia l’immagine che si sta rischiando di dare dei servizi sociali contraddice mezzo secolo del mio lavoro (45 anni di ricerca e formazione tecnica su questi problemi). quindi la prego di comprendere il mio sentire ed il mio pensare.
      Nella lettera volevo soprattutto esprimere la mia solidarietà alla dottoressa *** e ai suoi collaboratori . Nessun operatore che fa il lavoro di servizio dovrebbe trovarsi in situazioni simili. Mi spiace e mi rammarico del suo disappunto (ma lo comprendo) .
      Tuttavia lei si metta anche nei miei panni: soffro davvero tanto per quegli operatori che saranno segnati per sempre nella loro vita da una vicenda che non ricade nella sfera della loro responsabilità professionale ed umana, ma è dovuta solo a un “padre” che per vendetta ha ammazzato 4 bambini sottraendoli anche alla loro madre (questo è un bel tema per un vostro articolo o intervista a persona più competente di me: uccidere 4 figli contro la madre).
      cordiali saluti e buon lavoro giornalistico
      Como 14 novembre 2017

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