#iostoconmattarella. il discorso del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dopo la rinuncia del mandato per la formazione del governo da parte del professor Giuseppe Conte, 27 maggio 2018

#iostoconmattarella


il discorso del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dopo la rinuncia del mandato per la formazione del governo da parte del professor Giuseppe Conte.
«Dopo aver sperimentato, nei primi due mesi, senza esito, tutte le possibili soluzioni, si è manifestata – com’è noto – una maggioranza parlamentare tra il Movimento Cinque Stelle e la Lega che, pur contrapposti alle elezioni, hanno raggiunto un’intesa, dopo un ampio lavoro programmatico.

Ne ho agevolato, in ogni modo, il tentativo di dar vita a un governo. Ho atteso i tempi da loro richiesti per giungere a un accordo di programma e per farlo approvare dalle rispettive basi di militanti, pur consapevole che questo mi avrebbe attirato osservazioni critiche.

Ho accolto la proposta per l’incarico di Presidente del Consiglio, superando ogni perplessità sulla circostanza che un governo politico fosse guidato da un presidente non eletto in Parlamento. E ne ho accompagnato, con piena attenzione, il lavoro per formare il governo.

Nessuno può, dunque, sostenere che io abbia ostacolato la formazione del governo che viene definito del cambiamento. Al contrario, ho accompagnato, con grande collaborazione, questo tentativo; com’ è del resto mio dovere in presenza di una maggioranza parlamentare; nel rispetto delle regole della Costituzione.

Avevo fatto presente, sia ai rappresentanti dei due partiti, sia al presidente incaricato, senza ricevere obiezioni, che, per alcuni ministeri, avrei esercitato un’attenzione particolarmente alta sulle scelte da compiere. Questo pomeriggio il professor Conte – che apprezzo e che ringrazio – mi ha presentato le sue proposte per i decreti di nomina dei ministri che, come dispone la Costituzione, io devo firmare, assumendomene la responsabilità istituzionale. In questo caso il Presidente della Repubblica svolge un ruolo di garanzia, che non ha mai subito, né può subire, imposizioni.

Ho condiviso e accettato tutte le proposte per i ministri, tranne quella del ministro dell’Economia. La designazione del ministro dell’Economia costituisce sempre un messaggio immediato, di fiducia o di allarme, per gli operatori economici e finanziari. Ho chiesto, per quel ministero, l’indicazione di un autorevole esponente politico della maggioranza, coerente con l’accordo di programma. Un esponente che – al di là della stima e della considerazione per la persona – non sia visto come sostenitore di una linea, più volte manifestata, che potrebbe provocare, probabilmente, o, addirittura, inevitabilmente, la fuoruscita dell’Italia dall’euro. Cosa ben diversa da un atteggiamento vigoroso, nell’ambito dell’Unione europea, per cambiarla in meglio dal punto di vista italiano.

A fronte di questa mia sollecitazione, ho registrato – con rammarico – indisponibilità a ogni altra soluzione, e il Presidente del Consiglio incaricato ha rimesso il mandato. L’incertezza sulla nostra posizione nell’euro ha posto in allarme gli investitori e i risparmiatori, italiani e stranieri, che hanno investito nei nostri titoli di Stato e nelle nostre aziende. L’impennata dello spread, giorno dopo giorno, aumenta il nostro debito pubblico e riduce le possibilità di spesa dello Stato per nuovi interventi sociali. Le perdite in borsa, giorno dopo giorno, bruciano risorse e risparmi delle nostre aziende e di chi vi ha investito. E configurano rischi concreti per i risparmi dei nostri concittadini e per le famiglie italiane. Occorre fare attenzione anche al pericolo di forti aumenti degli interessi per i mutui, e per i finanziamenti alle aziende. In tanti ricordiamo quando – prima dell’Unione Monetaria Europea – gli interessi bancari sfioravano il 20 per cento. È mio dovere, nello svolgere il compito di nomina dei ministri – che mi affida la Costituzione – essere attento alla tutela dei risparmi degli italiani. In questo modo, si riafferma, concretamente, la sovranità italiana. Mentre vanno respinte al mittente inaccettabili e grotteschi giudizi sull’Italia, apparsi su organi di stampa di un paese europeo.

L’Italia è un Paese fondatore dell’Unione europea, e ne è protagonista. Non faccio le affermazioni di questa sera a cuor leggero. Anche perché ho fatto tutto il possibile per far nascere un governo politico. Nel fare queste affermazioni antepongo, a qualunque altro aspetto, la difesa della Costituzione e dell’interesse della nostra comunità nazionale. Quella dell’adesione all’Euro è una scelta di importanza fondamentale per le prospettive del nostro Paese e dei nostri giovani: se si vuole discuterne lo si deve fare apertamente e con un serio approfondimento. Anche perché si tratta di un tema che non è stato in primo piano durante la recente campagna elettorale.

Sono stato informato di richieste di forze politiche di andare a elezioni ravvicinate. Si tratta di una decisione che mi riservo di prendere, doverosamente, sulla base di quanto avverrà in Parlamento. Nelle prossime ore assumerò un’iniziativa».


La notizia del fallimento della formazione del governo in Italia ha fatto il giro del mondo. E dopo averla lanciata come breaking news, sono molte le testate che stanno seguendo gli sviluppi della situazione italiana, con la cronaca di quanto avviene a Roma. Il leitmotive e’ il naufragio della nascita del “governo populista” in Italia, per il veto del presidente della Repubblica ad un ministro anti-euro. Un governo “populista” che, scrive il britannico The Guardian, sarebbe stato il primo del genere “nell’Europa occidentale”.

“I partiti populisti italiani sfogano la loro rabbia mentre il tentativo di formare un governo crolla per l’indicazione dell’economista fermamente anti-euro”, riporta sempre da oltremanica il Telegraph, spiegando che le intenzioni di Lega e M5S di formare “un governo sono crollate drammaticamente dopo che il presidente del paese ha posto il veto alla scelta del ministro dell’Economia, un severo critico dell’euro”.

Sulla stessa linea anche la Bbc: “Giuseppe Conte ha rinunciato dopo che Mattarella ha respinto il suo candidato, un forte euroscettico, al ministero dell’Economia”. Commenti anche sui media tedeschi, protagonisti nelle ultime ore di forti attacchi al progetto giallo-verde con prese di posizione rinviate oggi al mittente dallo stesso Mattarella. In Italia “fallisce la formazione del governo”, titola la Faz, facendo notare che a Roma “la rinuncia di Conte viene indicata come una sorta vittoria di Pirro del Quirinale nella lotta di potere” contro Di Maio e Salvini. Non tralasciando di ricordare che Savona considera “l’euro una gabbia tedesca”.

Dalla Francia Le Figaro parla invece di un “cielo politico italiano” che si e’ “improvvisamente oscurato domenica pomeriggio”. Le Monde dal canto suo sottolinea come “l’Italia precipita nuovamente nella totale incertezza”. Lo spagnolo El Mundo, facendo la cronaca della giornata, si e’ limitato a sottolineare che “Conte rinuncia a essere il primo ministro d’Italia dopo che il presidente ha respinto il suo candidato a ministro dell’Economia”. Nel suo sito online, El Pais parla invece di “colpo mortale” alla formazione del governo con il “veto ad un ministro euroscettico” che “ha fatto saltare in aria” il progetto. Della situazione a Roma si occupano anche i media russi: la crisi “istituzionale” italiana e’ sulla home page di RT, il network finanziato dal Cremlino, con un titolo che cita le parole di Luigi Di Maio: “Scontro istituzionale senza precedenti”. Ed evidenzia come il governo sia crollato ancor prima di nascere a causa “di un ministro dell’Economia anti-Ue”.


da la cucina della Stampa di Maurizio Molinari

È uno scontro istituzionale senza precedenti quello che vive l’Italia dopo il veto del Colle su Paolo Savona e la rinuncia di Giuseppe Conte. “Non posso accettare imposizioni di ministri contrari all’euro”, ha dichiarato il capo dello Stato. L’incarico di formare il governo passa oggi all’economista Carlo Cottarelli.

Scrive Ugo Magri su Mattarella: “A costo di sopportare gli improperi, le aggressioni verbali, le minacce di cacciarlo che Salvini e Di Maio gli stanno rovesciando addosso, ha detto no e no è stato”. A questo punto, riflette Marcello Sorgi, “la crisi è entrata nell’ora più buia, alla quale non si sa se potrà portare rimedio la scelta di convocare per un nuovo incarico l’ex-commissario per i tagli alla spesa pubblica”.


 

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