Mirandola. Un immigrato di 18 anni, di origine marocchina incendia sede della polizia municipale. Morta una anziana …, 22 maggio 2019

Un immigrato di 18 anni, di origine marocchina, forzata la porta della municipale, rubò un giubbotto antiproiettile, un telefono cellulare di servizio, tre berretti di ordinanza e qualche suppellettile. Poi diede fuoco ad alcuni arredi e fuggì. Le fiamme divamparono fino ai piani superiori, generando un’esplosione. Morirono una signora anziana di anni 86, di nome Marta Goldoni, e la sua badante di anni 74, di nome Yaroslava Kryvoruchko. Il marito della signora Goldoni è in ospedale a Fidenza, gravissimo, chiuso nella camera iperbarica. Una quindicina gli intossicati, tre in gravi condizioni in ospedale. Il ragazzo poi è stato arrestato mentre girovagava con l’aria persa. Era ben conosciuto agli inquirenti, tanto che doveva essere espulso (intorno alle 3 del mattino di ieri, nella sede della municipale a Mirandola, nel modenese).
«L’incendiario dai sette alias è un giovanissimo clandestino le cui impronte digitali rispondono a diverse identità. Per esempio, Otman Boraia, nato in Marocco il 6 luglio del 2003. Era stato lui a dichiararsi marocchino, quando era finito l’anno scorso in un commissariato di Ventimiglia dove era stato accompagnato dopo che si era allontanato da un centro di accoglienza per minori. Ma si è detto anche tunisino e algerino, quando è incappato altre volte nelle maglie delle forze dell’ordine. Dalla Liguria si è spostato nel Lazio. Con le generalità di Bouachra Salah è stato processato per violenza, resistenza e minaccia a pubblico ufficiale, lesioni personali aggravate e danneggiamento aggravato. Il Tribunale dei minori di Roma aveva disposto il suo collocamento in una comunità fino all’ottobre del 2018. Ma lui ha collezionato altre denunce, sempre a piede libero, per piccoli furti. Otto giorni fa, a Roma, risultava maggiorenne ed algerino, quindi gli era stato consegnato un decreto di espulsione, cui il ragazzo aveva opposto una richiesta di protezione internazionale. Non gli è mai stato trovato un documento d’identità addosso e la sua prima apparizione sul suolo italiano è stata registrata quindici mesi fa» [Rosaspina, CdS].
Su questo vedi il commento di Mattia Feltri in Terza Pagina

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