“La violenza contro gli assistenti sociali in Italia”, a cura di Alessandro Sicora e Barbara Rosina, parte con questo titolo la collana della Fondazione Nazionale Assistenti Sociali, edita da Franco Angeli , luglio 2019

“La violenza contro gli assistenti sociali in Italia”, parte con questo titolo la collana della Fondazione Nazionale Assistenti Sociali, edita da Franco Angeli e voluta dalla Fnas per creare uno spazio pubblico dove condividere conoscenze, scoperte e pratiche degli assistenti sociali.
La letteratura del servizio sociale, per impulso di studiosi e docenti interni ed esterni alla professione, è cresciuta anche in Italia negli ultimi anni e in ogni suo ambito (storica, etica, giuridica, antropologica, sociologica, politica, economica e organizzativa), ma poco si legge sulle pratiche e tematiche affrontate nella quotidianità. Da qui la necessità di questa collana coordinata dalla presidente della Fnas Silvana Mordeglia, che vanta nel comitato editoriale e nel comitato scientifico docenti italiani e internazionali esperti della materia.
Questo primo volume, coordinato da Alessandro Sicora – assistente sociale specialista e professore associato presso l’Università di Trento – e Barbara Rosina – assistente sociale specialista e presidente del Croas Piemonte – nasce dall’attività di ricerca svolta dai consigli regionali dell’ordine di Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Piemonte, Sardegna, trentino Alto Adige, Valle d’Aosta e Veneto che ha raccolto l’adesione di Campania, Lazio, Puglia, Sicilia, Toscana e Umbria. Con un campione di 20.112 assistenti sociali è in grado di offrire riflessioni, proposte e suggerimenti. Partendo da un dato sconcertante, quanto ignorato da chi ha responsabilità di governo e organizzazione del welfare italiano: soltanto poco più di un assistente sociale su dieci non ha mai ricevuto minacce, intimidazioni o aggressioni verbali; tre professionisti su 20 hanno subito una forma di aggressione fisica, uno su dieci ha subito danni a beni o proprietà, più di un terzo teme per sé o per la propria famiglia.

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