Paola Peverelli, Sto al balcone e guardo, New Press Edizioni, 2019

 

Chi ha trovato la forza di curarsi e curare i propri cari da malattie terminali, chi ha cercato di trovare pace alla ricerca delle proprie origini, e chi ancora ha mostrato, nella nudità del manicomio e nella sua oscenità, quell’essere fuori scena, di essere soltanto un essere umano, bisognoso di amore, spesso negato. Quell’amore che l’esperienza ci insegna essere in primis nello sguardo benevolente e grande come il mare di una madre. Ed è proprio l’essere madre, nel senso di dare la vita, di essere capaci di dare la propria vita, che può cambiare la narrazione di tante storie ed è la tappa dello sviluppo umano più alto e più contro corrente ancor oggi.

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