LINGIARDI Vittorio, Io, tu, noi. Vivere con se stessi, l’altro, gli altri, Utet, 2019. Indice del libro

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Al Circolo dei Lettori di Torino presentazione di Io, tu, noi di Vittorio Lingiardi (Utet) (ore 18). Davide D’Alessandro su Il Foglio: «Alcune pagine mi catturano più di altre, alcune pagine mi impongono di sovrastare e trascurare le altre. Sono quelle che vanno da 60 a 69, Due persone che parlano in una stanza, quel raccontarsi per ritrovarsi, quelle pagine dove la psicoanalisi emerge per ciò che è: “Avvolta nel ritmo delle rotture e delle riparazioni – un ritmo che attraversa ogni relazione duratura –, la relazione terapeutica è un intreccio di voci e di livelli, una negoziazione continua tra i molti sé del paziente e del terapeuta. La stanza d’analisi è polifonica nel senso che il critico russo Michail Bachtin, negli anni Trenta, attribuiva al romanzo dostoevskiano: il Sé come molteplicità di posizioni e parole in dialogo tra loro, personaggi che dialogano con altri personaggi, episodi che dialogano con altri episodi, le idee nel romanzo che dialogano con quelle esterne al romanzo”. Continua Lingiardi: “La ricchezza teorica della psicoanalisi nasce dal confronto con altre discipline, dalla letteratura alle neuroscienze. La sua forza clinica nasce dall’incontro tra verità storica (ciò che è successo) e verità clinica (ciò che ricordiamo, raccontiamo, interpretiamo). L’attività mentale è così, disomogenea, insatura. Quando un oggetto di ceramica si rompe, i restauratori giapponesi adottano l’antica pratica del kintsugi: per saldare la crepa, riunire i frammenti, usano oro liquido. Vale anche per le persone, non solo per le tazzine. È il lavoro del terapeuta quando, col metallo prezioso della relazione, trasforma in cicatrice le ferite del trauma: l’effrazione viene riparata e il pezzo, ora unico e irriproducibile, acquista più valore”. Perfetto. Queste pagine giungono ai lettori proprio mentre da più parti si reitera l’attacco alla psicoanalisi, talvolta derubricata persino a raggiro, aria fritta, parole al vento per spillare soldi, farneticazioni spacciate come scienza per non guarire alcuno. Perché, di grazia, la psicoanalisi è nata per guarire? Finisce persino per guarire, talvolta, ma senza porselo come fine. Può accadere di rimbalzo, per eccedenza, là dove la scienza, quella che pensa di essere la Cassazione di tutte le verità, spesso fallisce miseramente come tante Cassazioni di questo mondo. La psicoanalisi, se scienza è, è quella che rivela l’uomo a sé stesso, come recita il sottotitolo di un mai dimenticato libro di Pierre Daco. Punto» (leggi qui).

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