la STRAGE DI PIAZZA FONTANA, Milano 12 dicembre 1969, e il successivo decennio. Cronologia storica

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Milano cerimonia commemorativa del cinquantesimo anniversario della strage di piazza Fontana (12 dicembre 1969), con la partecipazione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Giangiacomo Schiavi sul Corriere della Sera: «Milano ricorda, commemora, non dimentica il tragico attentato fascista che ha segnato una stagione di bombe e violenze, diciassette morti e mezzo secolo senza giustizia. Ed è la prima volta che lo fa con un gesto che appare come risarcimento a una memoria offesa e tradita da una sentenza che non punisce i colpevoli: quella dei familiari delle vittime. Diciotto formelle, una riepilogativa e le altre con i nomi delle diciassette vittime dello scoppio, circonderanno la fontana della piazza, pietre d’inciampo con i nomi di chi quel maledetto venerdì alle 16.37 era nella Banca nazionale dell’agricoltura. Servirà a ricordare una storia terribile, aiuterà anche i più giovani a interrogarsi su un’èra violenta della nostra storia, finita negli anni di piombo. La memoria non è un atto dovuto, è un dovere importante. È questo che unisce il coraggio di Liliana Segre, la presenza del presidente Mattarella, la dignità dei partigiani dell’Anpi, la grande forza dei familiari delle vittime. Le formelle di piazza Fontana sono un atto di rispetto ma anche qualcosa che troppo a lungo è mancato, una lacuna di cui Milano doverosamente dovrebbe fare ammenda: in questi cinquant’anni i poveri morti di piazza Fontana sono rimasti schiacciati tra oblio e opposti estremismi, lasciando a una lapide annerita il compito di elencarli, tra una fermata del tram numero 24 e una partenza del tram numero 27. Il bel gesto del Comune, che ha accolto la richiesta dei familiari delle vittime, “da sempre ricordate come numeri freddi”, ha detto Carlo Arnoldi, presidente del Comitato, toglie alla piazza il ricordo di anni divisivi e polemici. Attorno a queste pietre d’inciampo la fascia tricolore del sindaco Sala porta il sentimento di una città e di un intero Paese: un segno di vicinanza, dopo le scuse, per una giustizia che non è mai arrivata».


Ieri, partecipando alla commemorazione milanese per la strage di piazza Fontana (è la prima volta che un presidente della Repubblica accetta di essere presente alla cerimonia), Sergio Mattarella ha parlato di «una strage in cui l’attività depistatoria di una parte di strutture dello Stato è stata doppiamente colpevole». Il presidente ha poi incontrato Gemma Capra, vedova del commissario Calabresi (accompagnata dal figlio Mario), e Licia Rognini (con le figlie), vedova del ferroviere anarchico Pino Pinelli, considerato la 18esima vittima di quella strage di 50 anni fa.
«L’impressione è che il cinquantesimo della strage di Piazza Fontana abbia restituito alla memoria collettiva, alla dignità delle vittime, all’infamia dei bombaroli, più di quanto ci si potesse aspettare: a cominciare dalla semplice, emozionante cerimonia milanese con il sindaco Sala e le figlie di Pinelli, diciottesima vittima della strage.
Forse ci lamentiamo un po’ troppo di noi stessi, delle scuole che non insegnano, degli scolari che non imparano, della tivù che rintrona, dei social che avvelenano, dei giovani che non si informano, del tessuto sociale sdrucito. Molto di quello che ho letto e sentito, a proposito del 12 dicembre, parla di persone (tante persone) che hanno memoria, coscienza, strumenti per capire, voglia di parlare e di ascoltare. Parla di una comunità che ricorda benissimo; e conosce, capisce, giudica. E a conti fatti, insomma, qualche insegnante ha insegnato; qualche giornalista ha raccontato; qualche scrittore ha scritto; qualche politico ha tenuto il punto» [Michele Serra, Rep].

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