i libri di LUCIANO PELLICANI (1939 – 11 aprile 2020)

  • La genesi del capitalismo e le origini della modernità (Marco editore)
  • Le sorgenti della vita (Marco Editore)
  • Rivoluzione e totalitarismo (Marco Editore)
  • Dalla società chiusa alla società aperta (Rubbettino)
  • Rivoluzione e totalitarismo (Marco Editore)
  • Jihad (LUISS University Press)
  • Anatomia dell’anticapitalismo (Rubbettino 2010)[8]
  • Cattivi maestri della Sinistra. Gramsci, Togliatti, Lukàcs, Sartre e Marcuse (Rubbettino 2017)
  • Introduzione a Marx (Cappelli Editore)
  • Che cos’è il leninismo (Sugar Editore)
  • Gulag o utopia ? (Sugar Editore)
  • Dinamica delle rivoluzioni (Sugar Editore)
  • Marxismo e leninismo (SED Editrice)
  • Michael Sandel eroe dei due mondi (Ditore)

via Luciano Pellicani – Wikipedia


Luigi Luciano Pellicani (1939-2020). Sociologo. Giornalista. Direttore della Scuola di giornalismo della Luiss. Docente di Sociologia politica. Ex direttore di Mondoperaio. «Intellettuale, socialista riformista, grande teorico dell’anticomunismo craxiano» (Claudio Sabelli Fioretti). «La mia famiglia era comunista. Mio padre si fece anche qualche anno di confino. Lo strappo è avvenuto nel 1956, con la rivolta ungherese. Avevo 17 anni. Abitavo a Napoli, con mia madre che si era separata. Studiavo poco, leggevo molto. Volevo fare il regista. Mi laureai con una tesi su Gramsci. E mi convinsi che il comunismo non era una buona idea realizzata male. Era proprio un’idea sbagliata» [Dell’Arti e Parrini, Catalogo dei viventi 2009, Marsilio 2008].  Fu lui a scrivere, nell’estate del 1978, il cosiddetto «saggio su Proudhon», il saggio intitolato Il Vangelo socialista: una risposta di Craxi a Berlinguer, pubblicata dall’Espresso, nella quale si criticava aspramente il leninismo. «A scrivere quello che scriveva Pellicani a quel tempo prendevi colpi in faccia dagli intellettuali comunisti per i quali il nome di Lenin era sacro. Da amico che gli ero, conoscevo la sua solitudine intellettuale e professionale, una solitudine che si era accentuata dopo la rottura del matrimonio con una sua ex allieva. E poi c’era che Luciano dopo la metà degli anni Ottanta continuava a dirigere il Mondoperaio che negli anni Settanta era stato la più bella rivista politica italiana, e mentre molti di noi s’erano allontanati dalla casa socialista pur senza immigrare altrove» [Giampiero Mughini, Dagospia]. Nel 2006 fu candidato dalla Rosa nel Pugno alle elezioni politiche ma non è eletto. Tra i suoi saggi scatenò polemiche Lenin e Hitler. I due volti del totalitarismo (Rubbettino, 2009) in cui equiparava il leader della rivoluzione russa al Führer del partito nazista. Morto a Roma per il coronavirus.


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