Le radici del populismo. Disuguaglianze e consenso elettorale in Italia, di Pier Giorgio Ardeni (Laterza), 2020

Presentazione di Le radici del populismo. Disuguaglianze e consenso elettorale in Italia di Pier Giorgio Ardeni (Laterza) (ore 18) (guarda qui). Letture.org: «Prof. Pier Giorgio Ardeni, […] innanzitutto, cos’è il populismo? “Per quanto il termine ‘populismo’ sia ormai entrato nel linguaggio giornalistico corrente, non esiste una definizione chiara e condivisa, soprattutto tra gli studiosi, tanto che alcuni hanno parlato di ‘varietà di populismo’. C’è chi lo definisce una ideologia, chi semplicemente uno stile discorsivo, chi una possibile forma di mobilitazione politica, chi una mentalità. Ciò che caratterizza il populismo è la contrapposizione governati-governanti. Dietro, vi è un’idea di popolo come comunità organica e omogenea dotata di intrinseche qualità etiche e pratiche, considerato come unica fonte legittima del potere; la contrapposizione tra popolo e oligarchie moralmente corrotte e incapaci; l’ostilità verso le forme di mediazione e rappresentanza. Il popolo è considerato depositario delle migliori virtù e rappresenta il mito della sana ‘società civile’ contro la politica corrotta, facendo riferimento a una società coesa, una totalità organica, non attraversata da conflitti interni (da cui l’ostilità verso la ‘lotta di classe’), che, in definitiva, non ammette pluralismo. I populisti di ogni latitudine e propensione, è stato detto, sono contro le élite, espressione di qualcosa di ‘altro’ rispetto al popolo. Essi, però, tendono all’autoritarismo, perché in fondo non tollerano la diversità delle opinioni: quindi, essendo il populismo una forma esclusivista di politica dell’identità, viene visto come un pericolo per la democrazia. Ci sono vari populismi, quanto meno a seconda del popolo cui fanno riferimento; popolo come demos – l’insieme dei cittadini che abitano la polis (il ‘popolo sovrano’), da cui viene anche la nozione di democrazia (potere del popolo) in opposizione a quella di oligarchia (comando dei pochi, le élite); popolo come ethnos (il ‘popolo-nazione’); popolo come plebe, l’ampio e maggioritario gruppo sociale per lo più negativamente privilegiato (la plebs, il ‘popolo-classe’), parte del populus ma identificato con il tutto. A seconda di queste caratteristiche, quindi, si capisce come vi siano populismi ‘di sinistra’ (egalitari) e populismi ‘di destra’ (nazionalistici), anche se è tipico di tutti i populismi alimentare la confusione tra queste caratterizzazioni per accentare la presa demagogica del messaggio trasversale”» (leggi qui).

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