I vecchi e la sanità: abbiamo bisogno di provvedimenti urgenti, di Marco Trabucchi, 23/07/2020

I vecchi e la sanità: abbiamo bisogno di provvedimenti urgenti Il contributo di Marco Trabucchi
 
Siamo nel pieno del dibattito politico per il Mes (Meccanismo europeo di stabilità), cioè la possibilità che l’Italia riceva un finanziamento di 38 miliardi a tassi bassissimi e a scadenze lunghissime.
 
Non voglio entrare nella dialettica, ma solo rilevare che quei soldi sarebbero molto, molto importanti per rivitalizzare la nostra sanità. Si pensi, ad esempio, che la Lombardia potrebbe ricevere circa sei miliardi per costruire ospedali, ristrutturare RSA, investire seriamente nella medicina territoriale, ecc. Lascio alla politica la responsabilità di scegliere; ma, come cittadini, non potremo mai perdonare una eventuale decisone negativa, motivata solo dall’alto grado di conflittualità tra i partiti, e non da una precisa scelta per il bene comune.
 
Provo a indicare in maniera schematica quanto si potrebbe fare con quel denaro, partendo dall’esempio dell’ospedale, che avrebbe un costo di 300.000 euro per posto letto da costruire. Con 3 miliardi sarebbe quindi possibile disporre di 10.000 posti letto in più. Questo incremento dell’1 per mille abitanti potrebbe portare il numero dei posti letto della Lombardia dall’attuale 3.36 per mille a 4.36, valore pur sempre molto lontano da quello della Francia, che è di 6.4 per mille abitanti. Ma, se distribuiti razionalmente nel territorio, questa disponibilità di nuovi posti letto potrebbe rappresentare una boccata di ossigeno per tante zone prive di un’assistenza ospedaliera qualificata (molte di queste sono state colpite dagli irrazionali tagli compiuti nell’ultimo ventennio).
 
Ovviamente con il 3 miliardi restanti si potrebbe seriamente impostare una medicina del territorio, riorganizzando in particolare l’assistenza alle malattie croniche (case della salute, assistenza domiciliare, centri diurni, residenze per anziani, ospedali di comunità). Se, ad esempio, si pensa che un posto letto in RSA costa circa 100.000 euro, si può avere un’idea di quali traguardi potrebbero essere raggiunti al fine di cambiare radicalmente la faccia della medicina del territorio, cioè l’ambito che più ha fatto soffrire con le sue mancanze i nostri concittadini nel corso del dramma del covid-19.
 
L’utilizzazione dei soldi del Mes rappresenta in questa prospettiva una vera rivoluzione; bisognerebbe però investirli con grande rigore e intelligenza. Infatti, temo molto di più gli sprechi indotti dall’incapacità di programmare, di costruire modelli, di gestire il vecchio e il nuovo, che non i furti. Infatti, per gli sprechi c’è poco da fare, perché in qualche anno non si cambia la testa di chi è responsabile, con scarsa competenza e capacità, dei vari livelli di programmazione e gestione, mentre contro i furti basta la polizia…
 
Alcune ulteriori considerazioni non marginali, sulla linea di pensare ad un futuro diverso per la sanità italiana.
La prima riguarda l’ondata di vitalità che questo denaro porterebbe in vari settori della sanità e anche sui singoli operatori, che per la prima volta nella loro esperienza professionale sentono parlare di soldi e non di tagli (ovviamente in questa prospettiva di crescita si dovranno valorizzare economicamente anche le professionalità attrici del cambiamento). L’assunzione di operatori giovani (medici, infermieri, tecnici, ecc.) sarà una boccata d’aria fresca per tutta la sanità; anche i settori della ricerca rientrerebbero certamente nelle aree beneficiate dal Mes.
 
La seconda considerazione riguarda la ricaduta sul sistema produttivo del paese: edilizia, tecnologie classiche, tecnologie avanzate, attrezzature, arredamenti, ecc.). Denaro fresco che potrebbe essere importantissimo per dare ossigeno ad alcuni settori che sono in grande sofferenza dopo il covid-19 (le previsioni di una diminuzione del 9% del Pil sembrano essere ottimistiche…). 38 miliardi non potrebbero certo compensare tale perdita, ma darebbero un buon contributo.
 
Da ultimo, non si può dimenticare l’effetto specifico sulle zone meridionali del nostro paese. Questi fondi rappresenterebbero una grande spinta a cambiare, a mettersi al pari con l’Europa, senza poter più difendere l’ignavia, come è stato fatto per troppo tempo, dietro la scusa di finanziamenti inadeguati.
Scritto da Trabucchi Marco il 23/07/2020
Parola chiave: Economia della sanità; Epidemie; Servizi sanitari

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