Il caso Moro e la Prima Repubblica. Breve storia di una lunga stagione politica di Walter Veltroni (Solferino), 2021

in Corriere della Sera: «Il volume di Walter Veltroni […] contiene una serie di conversazioni con personaggi che forniscono le loro testimonianze. Apre la rassegna un colloquio che Veltroni ebbe in carcere con il terrorista delle Br Prospero Gallinari, uno dei carcerieri di Moro, pubblicato a suo tempo dall’Unità il 23 ottobre 1993. Seguono interviste con esponenti politici comparse sul Corriere della Sera tra il luglio 2019 e il luglio 2020: l’ex ministro socialista Rino Formica, l’ex dirigente del Pci Aldo Tortorella, l’ex ministro democristiano Virginio Rognoni, l’ex esponente della Dc e ministro dell’Interno di Forza Italia Beppe Pisanu, l’ex parlamentare democristiano Mario Segni, l’ex segretario del Pci e del Pds Achille Occhetto, l’ex ministro socialista Claudio Signorile, l’ex ministra radicale Emma Bonino, l’ex vicepresidente del Consiglio socialista Claudio Martelli».Un estratto dall’introduzione dell’autore, dal Corriere della Sera: «Quell’automobile traforata di colpi, quei giornali sparsi sul sedile posteriore, quel corpo coperto da un lenzuolo, quel rivolo di sangue che attraversa l’asfalto di via Fani. Immagini, impresse nella nostra memoria, che scandiscono un passaggio d’epoca. […] Quel giorno, il più importante della storia italiana del dopoguerra, con la strage della scorta di Aldo Moro e il suo rapimento, il corso della vicenda politica e istituzionale di questo Paese è cambiato. Esiste, come per i grandi passaggi d’epoca, un prima e un dopo. Pochi secondi e tutto cambia, per anni. C’è qualcosa di chirurgico, in azioni come quelle di via Fani. Si colpiscono degli esseri umani, in primo luogo gli agenti di scorta, e quelle pallottole fanno un giro complicato, con traiettorie che sembrano impossibili. Ma arrivano dove devono arrivare. Quei colpi sparati dalle mitragliette dei brigatisti volano fino a piazza del Gesù, dove colpiscono Benigno Zaccagnini, e poi sterzano repentinamente verso via delle Botteghe Oscure, dove, al secondo piano, lavora nel suo ufficio Enrico Berlinguer. Un intero disegno politico, durato anni, va in frantumi distrutto da quelle pallottole. Doveva essere, nelle intenzioni di Aldo Moro, una seconda fase della storia repubblicana, in cui la collaborazione tra i due grandi partiti – che avevano raccolto, alle elezioni del 1976, il 73 per cento dei voti degli italiani – si rendeva obbligatoria, per governare il Paese. Certo, la Dc avrebbe ancora potuto cercare di dar vita a un quadripartito tradizionale, ma il Psi non era disponibile. L’Italia era spaccata a metà, e Moro voleva uscire dalle sabbie mobili della fase degenerativa di un centrosinistra che si dibatteva tra instabilità e inefficienza. […] È tutto strano, tutto sporco, nella vicenda Moro. Nessuno, dopo più di quarant’anni, ha detto una verità risolutiva» (leggi qui).

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