L’articolo è “Perché fu ucciso Pasolini? Le altre due auto a Ostia e le pizze del film rubate: tanti misteri e una sola certezza”, di Walter Veltroni, pubblicato sul Corriere della Sera il 4 agosto 2026. La versione online è disponibile sul sito del quotidiano; il riferimento alle pagine 24-25 riguarda presumibilmente l’edizione cartacea. corriere
Tesi di Veltroni
Veltroni sostiene che la versione dell’omicidio come esito di un rapporto sessuale degenerato tra Pasolini e Pino Pelosi sia una costruzione depistante, destinata a screditare moralmente lo scrittore e a ridurre il delitto alla responsabilità di un solo ragazzo.
Secondo la ricostruzione proposta nell’articolo:
- Pasolini avrebbe raggiunto Ostia per recuperare le bobine di Salò o le 120 giornate di Sodoma, rubate nell’estate del 1975 dagli stabilimenti Technicolor insieme a pellicole di Fellini e Damiani.
- Il furto sarebbe stato seguito da una richiesta di denaro al produttore Alberto Grimaldi.
- L’appuntamento, secondo la testimonianza di Sergio Citti, sarebbe stato fissato nella zona di Acilia.
- All’Idroscalo, oltre all’Alfa Romeo di Pasolini, sarebbero arrivate altre automobili, tra cui una Fiat 1500 e una GT, accompagnate da una moto.
- Pelosi avrebbe riconosciuto i fratelli Franco e Giuseppe Borsellino e avrebbe raccontato la presenza di più aggressori.
- Il pestaggio, dunque, sarebbe stato compiuto da un gruppo di persone e non da Pelosi solo.
Pelosi tra ricatto e verità
La parte finale dell’articolo insiste sulle successive dichiarazioni di Pelosi, giudicate da Veltroni contraddittorie ma significative. Pelosi avrebbe detto di non poter raccontare tutto per paura e avrebbe riferito di essere stato minacciato affinché si assumesse la responsabilità dell’omicidio e sostenesse che sul luogo del delitto fosse presente soltanto lui.
Veltroni richiama anche la prima sentenza del Tribunale per i minorenni, presieduto da Alfredo Carlo Moro, secondo cui dagli atti emergeva “in modo imponente” la prova che Pelosi non fosse solo all’Idroscalo. L’articolo conclude quindi con una tesi netta: Pasolini sarebbe stato ucciso da più persone, probabilmente in un’azione organizzata per eliminare un intellettuale ritenuto scomodo e pericoloso.
È però importante distinguere la tesi interpretativa di Veltroni dall’accertamento giudiziario definitivo: il collegamento tra il furto delle pellicole, eventuali gruppi criminali e l’omicidio resta una ricostruzione controversa e non interamente provata in sede giudiziaria. Anche le ipotesi sul coinvolgimento della criminalità organizzata sono state oggetto di successive inchieste e discussioni, ma non hanno prodotto una verità processuale conclusiva. romatoday
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