Vite parallele: Giorgio Napolitano e Dave Brubeck | da Tracce e Sentieri, 10 maggio 2006

MERCOLEDÌ, 10 MAGGIO 2006

Le elezioni del 9 aprile 2006 hanno consegnato un paese culturalmente di centro-destra a un governo politicamente di centro-sinistra. Con una maggioranza dello 0,6 per mille o di 24.000 voti.

In queste condizioni sarebbe stato meglio, molto meglio, scegliere un Presidente della Repubblica in  collaborazione con l’altra parte. Ma si sa, con Narciso-Bertinotti il buon senso non è possibile.

Tuttavia oggi è una bella giornata per la politica .
E’ stato eletto Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, un grande vecchio (per età e sapere) che riassume su di sé un intero arco della storia d’Italia negli ultimi cinquant’anni.

Perché quest’uomo ha anticipato già negli anni ’60, con il pensiero, quello che sarebbe avvenuto trent’anni dopo, nella realtà. Cioè la necessità di puntare sull’obiettivo di costruire un partito che allora si sarebbe riconoscito nella tradizione “socialdemocratica” e che invece ora forse andrà in quella “democratica”.
Dopo l’esperienza di Massimo D’Alema come Presidente del Consiglio nel 1998, si chiude la regola di esclusione di esponenti della tradizione dei comunisti italiani dalle massime cariche istituzionali del nostro paese.
Nel disordine decisionale di queste elezioni e in una società culturalmente e politicamente divisa e frammentata è un esito comunque importante.
Nei prossimi giorni si scriveranno tantissime pagine sull’episodio.
A me viene in mente un confronto con la musica jazz.

C’è un grande vecchio americano che si chiama Dave Brubeck. Sbeffeggiato fin dall’inizio della sua carriera (fine anni ’50) dagli “estremisti” che lo criticavano perché importava nelle sue composizioni le influenze classiche europee. Cosa insopportabile per i cultori del “rivoluzionario” free jazz.
Il tempo, come nella parabola del contadino cinese seduto ai bordi del fiume, talvolta rende il merito alla persona Meglio ancora se la persona è ancora viva.

Oggi chiunque ascolti il cd “Time out” o le tracce “Take Five” e “Blue Rondo a la Turk” capisce subito, se non è fazioso, da che parte stia la sapienza e la profezia.

Di quei fanatici neppure si conosce il nome. Dave Brubeck, invece, lo si può ascoltare con gusto e piacere in ogni momento, per la modernità dei suoni che ha saputo creare.
Così avviene per Giorgio Napolitano.

L’estremismo di coloro che per darsi una identità si dichiaravano “diversi” lo prendevano di mira, coniando un neologismo assurdo: quello di “migliorista”. Come se aspirare a migliorare le nostre strutture sociali fosse un delitto politico.
Con una certa tristezza esistenziale ricordo a me stesso che fra quegli imbecilli c’ero anch’io.
Ora Napolitano è Presidente della Repubblica.
Onore al merito e alla persona.
Oggi è una bella giornata per la politica.

da Vite parallele: Giorgio Napolitano e Dave Brubeck | Tracce e Sentieri.

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