IMU e bilanci comunali

dati:

Una famiglia con un introito lordo di 30000 euro l’anno (quindi un buon campione), spende il 19% di reddito in irpef, l’11 % in previdenza, il 6 % in accise e l’1 % in Imu.

Il 100% delle famiglie è tassato da Irpef , previdenza e accise, il 70 % da Imu.

Eliminare l’Imu significa ridurre le entrate nei blianci comunali (e i comuni sono i titolari delle politiche dei servizi sociali)

dunque la politica fiscale sull’Imu è  CONTRO il mantenimento e sviluppo dei servizi sociali

giudizio: fin quando la competizione politica è sulla RIDUZIONE DELLE TASSE non c’è più spazio per i servizi sociali

Paolo Ferrario

La volontà dichiarata dal premier Enrico Letta di bloccare il pagamento dell’Imu di giugno, rischia di provocare il caos per i Comuni. Il conto alla rovescia era già iniziato. La data segnata in rosso sul calendario era quella del 17 giugno, la scadenza per il pagamento dell’imposta sulla casa. I tempi erano già stretti perchè i Comuni erano alle prese con un’altra scadenza: quella del 16 maggio per modificare le aliquote con cui calcolare l’acconto. I Caf erano già in preallarme.

Lo stop deciso dal governo impone la necessità di un decreto legge urgente- forse il primo provvedimento del nuovo esecutivo, che comporterà lo stop ai pagamenti dell’imposta municipale sulla prima casa. Questa ipotesi rischia di creare un’impasse organizzativa, perchè la macchina per la compilazione delle dichiarazioni dei redditi è già partita da un pezzo ed ora, gli eventuali cambiamenti, andranno comunicati in tempi rapidissimi.

Il risparmio di un eventuale stop è calcolato in 225 euro a famiglia. A tanto ammontava la rata media versata dalle famiglie italiane.

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L’IMPOSIZIONE SUGLI IMMOBILI IN CINQUE PAESI EUROPEI
Italia
Il decreto salva-Italia ha anticipato al 2012 l’introduzione dell’Imu, la tassa sugli immobili che va a sostituire la vecchia Ici. Si paga sia sulla prima casa (aliquota base del 4 per mille con una detrazione di 200 euro, che potrebbe essere aumentata di 50 euro per ogni figlio, secondo un emendamento del Governo) sia sulla seconda (aliquota 7,6 per mille). Sui redditi da locazione, da quest’anno è possibile optare per la cedolare secca che tassa gli introiti al 21% (o al 19%) indipendentemente dal reddito imponibile. Dal 1° ottobre potrà scattare il ritocco dell’Iva, nel caso non sia varata la riforma fiscale e assistenziale: l’aliquota ordinaria del 21% e quella ridotta del 10% potrebbero salire di due punti.
Dal 2013 partirà anche la Res, la nuova imposta su rifiuti e servizi

Francia
Guardando il confronto realizzato da Dla Piper per Casa24 Plus, la tassazione sulla seconda casa in affitto in Francia risulta molto elevata rispetto all’imposta sui redditi; questo succede perché le aliquote marginali sono basse sui redditi bassi e poi salgono molto. Quindi l’applicazione dell’aliquota marginale sul canone è alta. Le tasse sulla proprietà sono la Taxe foncière (corrispondente all’Imu, calcolata sul valore catastale e variabile a seconda del luogo, del fatto che sia prima o seconda casa e così via) e l’imposta sui patrimoni superiori a 1,3 milioni di euro. Le imposte sul reddito da locazione hanno aliquote progressive tra il 5 e il 45%. Esiste inoltre una Taxe d’habitation a carico dell’inquilino, che corrisponde mediamente a una mensilità d’affitto

Germania
Il caso tedesco è tra i più complessi, perché ogni Bundesland (Stato federale) ha una sua specifica normativa. Esiste una tassa fondiaria (equiparabile all’Imu italiana) calcolata in base a specifici moltiplicatori. Si parte dalla rendita catastale (circa il 60% del valore di mercato dell’immobile) comunicata da ogni Bundesland. Tale rendita viene poi moltiplicata per indici differenti a seconda delle province (in media intorno allo 0,35%) e della città. Non ci sono tasse patrimoniali sugli immobili. È invece prevista un’imposta sul reddito da locazione, ad aliquota marginale. Sulle spese effettivamente sostenute è poi calcolata una deduzione analitica

Regno Unito
Anche in Gran Bretagna esiste una tassa sul possesso degli immobili equiparabile all’Imu italiana. Si chiama Council tax e generalmente varia tra lo 0,5% e il 1,3% del valore catastale dell’immobile. Questa percentuale dipende da numerosi fattori: per esempio, per un appartamento situato a Londra si può considerare un valore medio compreso tra 1.200 e 3mila euro. L’imposta sul reddito da locazione è ad aliquota marginale ed è prevista una deduzione analitica delle spese effettive. Sui canoni d’affitto superiori a 125mila sterline (148mila euro) si applica anche uno Stamp duty, un’imposta di registro pari a circa l’1%. Non è invece prevista alcuna tassa patrimoniale

Spagna
È probabilmente il Paese in cui il regime fiscale sulla casa è il più simile a quello italiano. Anche in Spagna esiste un’imposta sul reddito applicata esclusivamente alla seconda casa, a cui si aggiunge un’imposta sui beni immobili con aliquote che variano tra lo 0,4% e l’1,1 per cento. È stata inoltre reintrodotta di recente una tassa patrimoniale applicata solo ad abitazioni di valore superiore ai 700mila euro. Anche qui è prevista un’imposta sui redditi da locazione ad aliquota marginale, con possibile deduzione delle spese effettivamente previste. Nel caso l’abitazione sia affittata a giovani tra i 18 e i 35 anni, il locatore beneficia di una esenzione integrale delle imposte sul reddito

DA http://www.casa24.ilsole24ore.com/art/mercato-immobiliare/2011-12-15/tasse-casa-primato-tedesco-105353.php

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