I TRE POTERI, da : De Montesquieu C.L., De l’esprit de lois, XI, VI in Gli illuministri francesi, a cura di P. Rossi, Loescher, 1962, p. 162 sgg

De Montesquieu C.L., De l’esprit de lois, XI, VI

in Gli illuministri francesi, a cura di P. Rossi, Loescher, 1962, p. 162 sgg


I tre poteri (1748)

In ogni stato esistono tre specie di poteri: il potere legislativo, il potere esecutivo delle cose che dipendono dal diritto delle genti, ed il potere esecutivo delle cose che dipendono dal diritto civile.

In virtù del primo potere, il principe o il magistrato stabilisce le leggi per un certo periodo di tempo o per sempre, correggendo o abrogando quelle che sono già stabilite. In virtù del secondo, egli fa la pace o la guerra, manda o riceve ambasciate, impone la sicurezza, previene le invasioni. In virtù del terzo, egli punisce i delitti, oppure giudica le dispute tra privati cittadini. Quest’ultimo verrà chiamato potere di giudicare, e l’altro verrà chiamato semplicemente potere esecutivo dello stato.

La libertà politica consiste, per un cittadino, nella tranquillità di spirito derivante dall’opinione che ognuno ha della propria sicurezza; per avere questa libertà occorre che il governo sia disposto in modo tale che un cittadino non possa temere un altro cittadino.

Allorché il potere legislativo è riunito al potere esecutivo, nella stessa persona o nello stesso corpo di magistrati, non esiste libertà: infatti si può temere sempre che il monarca o il senato faccia leggi tiranniche, per eseguirle in modo tirannico.

Non c’è libertà neppure quando il potere di giudicare non è separato dal potere legislativo e dal potere esecutivo. Se esso fosse unito al potere legislativo, il potere sulla vita e sulla libertà dei cittadini risulterebbe arbitrario: infatti il giudice sarebbe legislatore. Se esso fosse unito al potere esecutivo, il giudice avrebbe la forza di un oppressore.

Tutto sarebbe perduto se lo stesso uomo, o lo stesso corpo di notabili o di nobili o di popolo, esercitasse insieme questi tre poteri: quello di fare le leggi, quello di eseguire le deliberazioni pubbliche, e quello di giudicare i delitti o le contese tra privati… [ . . . ]

Il corpo rappresentativo non deve essere scelto neppur esso per prendere qualche decisione attiva, cosa che non saprebbe far bene; esso deve venir scelto per fare delle leggi, oppure per sorvegliare se quelle che esso ha stabilito siano state eseguite bene. Questo esso può farlo benissimo; anzi esso soltanto può farlo.

In uno stato vi sono sempre persone distinte per nascita, oppure per ricchezza, oppure per onore; se esse venissero confuse in mezzo al popolo, e disponessero di un voto come gli altri, la libertà comune equivarrebbe per loro ad una schiavitù; esse non avrebbero alcun interesse a difenderla, poiché la maggior parte delle decisioni verrebbe presa contro di loro. La loro partecipazione al potere legislativo deve perciò essere proporzionata agli altri vantaggi che posseggono nello stato — cosa che avverrà se essi costituiscono un corpo fornito del diritto di impedire le iniziative del popolo, così come il popolo ha il diritto di impedire le loro iniziative.

In tale maniera il potere legislativo sarà affidato al corpo dei nobili e al corpo scelto per rappresentare il popolo: l’uno e l’altro dovranno tenere le loro assemblee e prendere le loro deliberazioni separatamente, in base a punti di vista e ad interessi distinti.

Dei tre poteri che abbiamo indicato, quello di giudicare è in qualche senso nullo. Ne rimangono due; e dal momento che essi hanno bisogno di un elemento regolativo per essere contemperati, la parte del corpo legislativo di formazione nobiliare è particolarmente adatta a tale scopo…

Il potere esecutivo deve essere invece nelle mani di un monarca, poiché questa parte del governo — che ha quasi sempre bisogno di un’azione immediata — risulta amministrata meglio da uno solo che non da molti; invece ciò che riguarda il potere legislativo è spesso meglio disposto da molti che non da uno solo.

Se non vi fosse un monarca, e se il potere esecutivo fosse affidato a un certo numero di persone tratte dal corpo legislativo, non vi sarebbe più libertà, poiché i due poteri sarebbero uniti: le medesime persone avrebbero talvolta, e potrebbero sempre aver parte all’uno e all’altro.

 

Se il corpo legislativo rimanesse per qualche tempo senza venir riunito non vi sarebbe più libertà. Infatti accadrebbe una di queste due cose: o non vi sarebbe più alcuna deliberazione legislativa, e lo stato cadrebbe nell’anarchia, oppure queste deliberazioni sarebbero prese dal potere esecutivo, e questo diverrebbe allora assoluto.

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