MERCATO DEL LAVORO NEWS – n. 6 numero tematico sul LAVORO ACCESSORIO, a cura di Claudio Negro, Fondazione Anna Kuliscioff, 12 gennaio 2017

OSSERVATORIO MERCATO DEL LAVORO NEWS – n. 6

La comunicazione congiunta ISTAT, Ministero del Lavoro, INPS e INAIL sui dati del Mercato del Lavoro è una bella e utile novità: integra i dati sullo stock e sul flusso, riduce la possibilità di interpretazioni manipolative, prosciuga un poco lo stagno dell’incompetenza e della strumentalizzazione in cui nuotano molti media quando si parla di occupazione. Non lo elimina, ovviamente: l’analfabetismo e la bufala sono nel DNA di molti media, e non solo in Italia.

Ma vediamo i dati relativi al terzo trimestre 2016.

In realtà non ci sono sostanziali novità rispetto a quanto si era ottenuto incrociando i dati ISTAT e INPS dello stesso periodo (vedi Osservatorio n.4). Notevole però il fatto che stavolta disponiamo dei dati sullo stock di occupazione (quindi del numero di persone occupate) che confermano peraltro quello che già si desumeva dai dati di flusso (Comunicazioni Obbligatorie).

Gli occupati son 23.771.000, uguali a quelle del secondo trimestre (dato congiunturale) e superiore di 209.000 unità (+0,9%) rispetto al terzo trimestre 2015 (dato tendenziale). La crescita del dato tendenziale è interamente dovuto al lavoro dipendente. La sostanziale invarianza del dato congiunturale è dovuto all’aumento dell’occupazione dipendente e da un pari calo del lavoro autonomo. E’ probabile che si tratti in gran parte di persone che, perso il lavoro dipendente, avevano intrapreso un’attività autonoma e adesso sono tornate ad un rapporto subordinato, vista anche la quasi esatta equivalenza tra i due dati.

Il dato destagionalizzato delle Comunicazioni Obbligatorie indica un attivo di 93.000 posti di lavoro dipendente in più rispetto al secondo trimestre, migliorando quindi il dato non destagionalizzato che ne indicava 63.000. Di queste nuove posizioni 83.000 sono contratti a termine e 10.000 a tempo indeterminato.

Un dato positivo: cresce l’occupazione femminile, sia rispetto al secondo trimestre 2016 (13.000 posizioni lavorative in più) sia rispetto al terzo trimestre 2015 (189.000 in più e supera il dato di crescita dell’occupazione maschile (+ 50.000 il dato tendenziale).

Un dato negativo: cala l’occupazione dei giovani tra i 15  anni e i 35 anni ( -1,1% il dato congiunturale, -0,3% il dato tendenziale destagionalizzato). In questa fascia d’età cresce l’indice di disoccupazione (+2,9% e +0,7% i dati rispettivamente). In parte le cause di ciò si possono rintracciare nella maggior partecipazione dei giovani al mercato del lavoro ( il tasso di inattività è sceso dello 0,3% su nase congiunturale e ben del 2,9% su base annua) ed è evidente che se un numero maggiore di persone cerca lavoro e la metà di questi lo trova, nonostante il numero degli occupati aumenti aumenta paradossalmente pure il tasso di disoccupazione, a causa di quella metà che non è ancora occupata.. Tuttavia in questo caso non si tratta solo di un effetto della matematica: le posizioni lavorative reali di questa fascia di età sono diminuite di 29.000 unità rispetto al terzo trimestre 2015, e di ben 55.000 rispetto al trimestre scorso. Un’analisi più dettagliata, con suddivisioni più articolate per età, aiuterebbe forse a capire meglio questo fenomeno. In particolare sarebbe interessante incrociare questi dati con quelli di Garanzia Giovani che ha comunque coinvolto circa 800.000 soggetti. Vedremo se riusciremo a farlo…

( a cura di Claudio Negro)

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