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Mercato del Lavoro News n.15, 2017, di Claudio Negro, in Fondazione Anna Kuliscioff

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Sono stati pubblicati i dati ISTAT sul Mercato del Lavoro relativi al primo trimestre 2017. Sostanzialmente è una conferma di quanto emerge da qualche mese a questa parte: una lenta ma costante ripresa dell’occupazione con una crescita sempre più lenta delle assunzioni a tempo indeterminato, un forte aumento delle assunzioni a termine, un saldo occupazionale positivo per tutte le classi di età e tutte le macro aree del Paese. Stavolta perfino la stampa “specializzata” non ha trovato nulla che potesse servire di supporto alla polemica.

 

Questo rapporto illustra una  serie di dati di dettaglio utili a definire con più precisione il quadro, dal quale emerge che una situazione positiva ed in (moderata) crescita in termini di produzione, occupazione e retribuzioni manifesta contemporaneamente un ristagno della produttività che spiega la lentezza della ripresa italiana.

 

Vediamo:

 

Nell’insieme delle imprese (industria + servizi) le posizioni di lavoro sono aumentate  dello 0,6% rispetto all’ultimo trimestre 2016, e del 2,2% negli ultimi 12 mesi. Il monte ore totale lavorato è cresciuto rispettivamente dello 0,5% e del 2,3%, ma il monte ore lavorato per singolo dipendente è diminuito dello 0,6% e dell’1,1%, probabilmente come effetto di una crescita del part time superiore a quella del full time. Da notare che il monte ore/dipendente è aumentato dello 0,2% nel comparto manifatturiero (contestualmente ad una decisa diminuzione della Cassa Integrazione) mentre è molto calato nei servizi ed in particolare nel comparto sanità ed assistenza sociale: meno 5,7%. Contemporaneamente, come prevedibile, diminuisce (leggermente) il ricorso allo straordinario, che resta fermo nell’industria (il 3,4% delle ore lavorate) e cala dello 0,1% nei servizi.

Un dato che conferma un aumento tendenziale della domanda di lavoro: i posti di lavoro vacanti  nelle imprese con più di 10 dipendenti sono aumentati dello 0,2% negli ultimi 12 mesi.
Da notare che l’indice della produzione industriale (riferito però ad Aprile, ma non fa molta differenza) ha avuto un incremento tendenziale pari a 1%. Riassumendo:  le posizioni lavorative sono aumentate del 2,2%, il monte ore totale lavorato del 2,3%, la produzione industriale dell’1%: sembrerebbe che ci sia una sostanziale invarianza   della produttività, ma per un giudizio più preciso occorrerebbe disporre dei dati sul Valore Aggiunto.

E’ probabile che via via che si consolida la ripresa occupazionale l’attenzione degli operatori si sposti sulla produttività, che resta il dato più fortemente negativo della nostra economia e il maggiore ostacolo per una crescita a livelli europei.

 

La qualità dell’occupazione migliora: le retribuzioni aumentano dell’1,7% su base annua e dello 0,5% su base congiunturale (ossia rispetto al trimestre precedente). Aumentano sia i dipendenti a tempo pieno (+1,3%) che quelli part time (+2,1%) ma tra questi ultimi calano (-0,4%) quelli involontari.

 

I segnali di funzionamento del Mercato del Lavoro  sono in via di miglioramento ma si allarga il tradizionale dualismo territoriale::

  • la serie dei flussi degli ultimi quattro anni mostra come l’incremento dei livelli occupazionali si debba sia all’aumento di quanti permangono nell’occupazione  (dal 92,4% del periodo 2013-2014 al 93,7% del 2016-2017; ma il dato al Nord è il 94,% e al Sud il 91,1%) sia all’intensificazione dei flussi dalla disoccupazione all’occupazione, che passano dal 19,7% del 2013-2014 al 23,4% dell’ultimo periodo disponibile.  .
  • La stessa serie dei flussi mostra una crescita dei numeri dei giovani che passano da una condizione di non occupazione a quella di occupati: dal 20,7% del 2013-2014 al 26,3% del 2016-2017
  • nello stesso periodo migliora significativamente la performance del Mercato del Lavoro al Nord: i disoccupati che trovano lavoro passano dal 22,4% al 31%, e in particolare quelli che passano dalla condizione di inattivi (cioè non cercano attivamente l lavoro) a quella di occupati passano da 5,4% a 8,3%
  • nell’ultimo anno il 20% dei lavoratori con contratto a termine è finito disoccupato al termine del periodo, ma il 60% è ancora occupato a tempo determinato e quasi il 20% a tempo indeterminato.

Questi dati dimostrano che, nonostante incentivi e facilitazioni ad hoc, questa fase di ripresa allarga ancor più, almeno sul piano occupazionale, la forbice Nord-Sud

 

Infine qualche dato, non sorprendente per la verità, che mette in relazione occupazione e istruzione/formazione:

  • negli ultimi 12 mesi il tasso di permanenza nell’occupazione à stato del 95,8% per i laureati, del 94,2% per i diplomati e del 91,4% per chi ha solo assolto l’obbligo (il tasso medio di permanenza come abbiamo visto è il 93,7%).
  • Tra chi ha cominciato a cercare lavoro un anno fa è oggi occupato il 36,6% dei laureati, il 25,5% dei diplomati e il 18,5% degli altri.

Questo della istruzione/formazione, assieme a quello della produttività, sarà certamente una asse centrale delle politiche del lavoro nell’immediato futuro, tanto più se messo in relazione con la prospettiva di Industry 4.0. ( a cura di Claudio Negro)


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