CICLO DI VITA

Ciclo di via e differenze di genere, lettera di una madre a Concita De Gregorio, 9 aprile 2018

Maschi
«Sono la mamma di due ragazzi adolescenti. Una femmina del 2000 e un maschio del 2002. Mentre la figlia sta crescendo indipendente e autonoma (con ottimi risultati sia nella scuola sia nelle attività extra scolastiche) mio figlio sembra non voler seguire questa strada: è pigro, tutt’ora poco autonomo nello studio e sembra non capire l’importanza che con un minimo di impegno in più potrebbe ottenere risultati migliori.
«È un ragazzo molto dolce e affettuoso ma non è un combattente. Lo si vede anche nell’ambiente sportivo, il calcio, dove preferisce stare in panchina piuttosto che proporsi/ imporsi e farsi mettere in campo a giocare.
«Tutti i giorni sia io sia mio marito, nonché la sorella, lo stimoliamo molto, dimostriamo con il nostro impegno quotidiano che bisogna darsi da fare per ottenere dei risultati e che a volte basta un po’ di organizzazione. Personalmente ho partecipato a varie serate dove si parla di metodo di studio e gli ho riportato le varie tecniche di cui ho sentito parlare in quegli incontri, ma niente da fare. Abbiamo avuto talmente tante discussioni in merito che oramai penso non servano più e che sia giunto il momento di imporgli le cose. Anche perché ci dà sempre ragione, ma poi continua per la sua strada.
«Mi viene da pensare che ci sia un problema di maturità: è cresciuto tanto fisicamente ma non è ancora cresciuto nella testa.
Quindi mi chiedo: fino a quando lo dobbiamo spronare, anche arrabbiandoci con lui tutti i giorni, affinché si impegni nella scuola (è al secondo anno di un istituto industriale abbastanza impegnativo ma davvero non impossibile) e dandogli una mano nello studio (per esempio verificando se ha fatto i compiti e standogli a fianco e/ o interrogandolo se serve) o quanto invece dobbiamo lasciare che sbatta la testa da solo e magari venga anche bocciato un anno? Oppure dobbiamo fargli cambiare scuola e scegliere un istituto tecnico similare ma più facile che esiste in città?
«Come possiamo farlo maturare, se questo è il problema, o quanto dovremmo lasciare che la natura faccia il suo corso per non stressarlo continuamente ed ottenere risultati opposti? È veramente un dilemma. Fra quindici giorni devo andare ai colloqui con i professori. Non so proprio cosa raccontare. Chiedo aiuto, grazie» [lettera a Concita De Gregorio, Rep].

 

via Anteprima – La spremuta di giornali di Giorgio Dell’Arti

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